Cercasi liceali-hacker così i Servizi inglesi reclutano gli 007

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LONDRA. Ovvero nello spionaggio, controspionaggio (e antiterrorismo) e servizi di controllo delle comunicazioni del Regno Unito. A corto di personale, i servizi segreti resi famosi da James Bond hanno deciso di cambiare sistema di reclutamento, andando a cercare gli 007 di domani direttamente nelle scuole.
Piccole spie crescono? È questo l’obiettivo, spiega un annuncio sul sito dell’MI6 e delle altre branche dello spionaggio: convincere i giovani d’oggi a non andare all’università , cominciando a lavorare subito per la patria, come “apprendisti” appunto. E se il periodo di stage funziona, viene offerto loro un posto a tempo pieno. La strategia ha due motivazioni. Una è che sempre più raramente chi va all’università  accetta poi di entrare nello spionaggio, dove il salario di partenza è basso (25 mila sterline l’anno lorde, circa 30 mila euro) rispetto a quello che si può guadagnare in altri campi con una buona laurea. La seconda ragione è che gli 007 di cui ha bisogno oggi la Gran Bretagna non devono necessariamente essere laureati, anzi forse è meglio se non lo sono. «Cerchiamo ragazzi di estrazione popolare, che passano tutto il giorno attaccati a un computer e conoscono tutti i trucchi del web», spiega una fonte al quotidiano Independent.
È l’identikit dell’hacker, il pirata informatico, gente che normalmente rischia di finire in carcere (come l’inglese che due settimane fa doveva essere estradato negli Usa
per essere penetrato nei computer del Pentagono: ma il ministero degli Esteri britannico si è opposto, preferendo che restasse qui). Ma si sa che non c’è niente di meglio di un ex-delinquente per combattere i delinquenti, così per manomettere i sistemi informatici di paesi nemici (o per difendere i propri) Londra cerca scolaretti con il vizio dell’hackeraggio. Tanto è vero che l’apprendistato può anche essere solo parttime: una clausola offre di lavorare per i servizi segreti da casa propria, un giorno o due alla settimana.
Una volta si diceva che gli agenti segreti britannici venivano reclutati a Oxford o Cambridge, dove un anziano docente, dopo la cerimonia di laurea, invitava gli studenti più promettenti a bere un bicchierino di sherry nel suo studio e gli chiedeva a bruciapelo: «Vuoi lavorare per la patria? » Ma era, anche allora, più mito che realtà , rivela un alto funzionario del MI6 al Financial Times: «I nostri agenti sono sempre stati più simili allo Smiley dei romanzi di Le Carrè che al James Bond cinematografico ». Insomma più topi di biblioteca che non danno nell’occhio, che playboy spericolati in smoking con un bicchiere di Martini in una mano e una pistola con il silenziatore nell’altra. E gli 007 di domani saranno sempre più diversi da Bond, sempre più simili allo studente brufoloso che non si stacca dal computer neanche per un attimo.


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