Gm alla Fiat: “Non vendiamo Opel”

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TORINO — Un no comment, una smentita. Ma anche l’impressione che comunque il Lingotto stia cercando una nuova alleanza nel Vecchio continente per uscire dallo stallo delle sue attività  in Europa. L’ipotesi della fusione con Opel, naufragata nel 2009 per l’opposizione dei politici locali, potrebbe consentire di realizzare quei tagli di stabilimenti che a Bruxelles non si vogliono incentivare come avvenne invece, negli anni Novanta, per la siderurgia. Così lo scenario del Sole 24 ore,
che ieri annunciava «un piano di Marchionne» per conquistare Opel, è il segnale che difficilmente il Lingotto resterà  con le mani in mano fino al 2015 quando, nelle previsioni dell’amministratore delegato, la crisi passerà  anche in Europa.
A smentire l’intenzione di Gm di cedere il suo ramo europeo ha pensato ufficialmente ieri Steve Girsky, vicepresidente di Gm e responsabile delle attività  Opel. «Opel non è in vendita – ha detto il manager – è una parte pienamente integrata nel gruppo Gm ed è decisiva per i suoi futuri successi in Europa. L’alleanza Gm-Psa è pienamente attiva». Frasi che sembrano smentire non tanto le indiscrezioni sull’alleanza con Fiat quanto le voci dei malumori ai vertici di Detroit per un’alleanza, quella con i francesi di Peugeot, che rischia di unire due deficit: Opel è in rosso di 500 milioni e Psa di 600. Le attività  europee di Fiat sono negative per 350. L’idea che ora Detroit debba accollarsi anche il debito francese non era piaciuta, tanto che nelle scorse settimane era circolata la voce di uno stop all’alleanza Gm-Psa.
Il no comment del Lingotto alle indiscrezioni si spiega con il fatto che è buona regola mettere comunque sotto pressione i concorrenti. Del resto è quel che Volkswagen sta facendo con Fiat a proposito dell’acquisto di Alfa. Ma, al di là  delle tattiche, il ritorno dell’alleanza Fiat-Opel creerebbe non pochi problemi sociali. Tra le due case (che hanno anche prodotti simili) gli stabilimenti in eccesso, da chiudere, sarebbero probabilmente tre. E non è detto che i politici tedeschi, già  nel 2009 contrari all’arrivo
di Marchionne, accettino questo scenario. Una partita, quella dell’alleanza tra il Lingotto e i tedeschi, che si giocherebbe in gran parte a Detroit, nei rapporti tra Chrysler e General Motors.
A Roma invece si è giocato ieri un nuovo round della lunga telenovela di Termini Imerese. Il 10 ottobre il governo ha convocato le aziende dell’indotto dell’ex fabbrica Fiat siciliana dopo l’annuncio della Lear (sedili) di licenziare oltre 150 dipendenti. Il futuro dello stabilimento vicino a Palermo potrebbe essere anche fuori dall’auto, ha detto ieri l’ad di Invitalia, Domenico Arcuri, principale responsabile della scelta, poi dimostratasi fallimentare, di affidare a Massimo Di Risio la successione al gruppo Fiat. Ieri il gruppo di Torino ha precisato che il 30 ottobre, in occasione della diffusione dei dati trimestrali, renderà  noto «un aggiornamento » sulla fusione tra Industrial e Cnh che per ora ha fatto storcere il naso agli azionisti indipendenti contrari all’ipotesi di concambio avanzata da Marchionne.


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