«Destra, dopo i super-leader il diluvio»

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PARIGI — Dopo Sarkozy e Berlusconi il diluvio?
«Nei loro campi politici sì. Il centrodestra francese e quello italiano si trovano in una situazione simile: una gravissima crisi di leadership esplosa quando il capo carismatico ha dovuto, per ragioni diverse, lasciare. Sarkozy in Francia, Berlusconi in Italia tenevano insieme tutto. Andati via loro, le aree politiche hanno rivelato limiti e divisioni antiche». Lo storico 49enne Fabrice d’Almeida è abituato a uno sguardo duplice, su Francia e Italia, da quando scrisse Histoire et politique, en France et en Italie: l’exemple des socialistes. Adesso è soprattutto sulla destra che gli chiediamo di riflettere, nel momento in cui Franà§ois Fillon e Jean-Franà§ois Copé litigano per conquistare la presidenza dell’Ump, e il successore di Silvio Berlusconi non è ancora designato.
La colpa è di Sarkozy e Berlusconi che tentennano? Che indugiano nel «torno, non torno…»?
«Su questo aspetto le situazioni francese e italiana sono diverse. Sarkozy è stato sconfitto alle presidenziali e ha preso chiaramente le distanze dalla vita politica. Berlusconi è stato costretto a dimettersi, senza avere perso in un’elezione, e la sua posizione politica è più complessa. Anche per questo è esitante».
Berlusconi sembra volere rifondare Forza Italia.
«Appunto, l’ex premier italiano, con le sue indecisioni e la voglia di esserci ancora a vario titolo, può essere corresponsabile del caos nel centrodestra italiano. Una figura altrettanto forte non si vede all’orizzonte, ed è questo che gli permette di essere ondivago».
Pensa che Sarkozy invece non sia tentato dal tornare?
«A medio termine senz’altro, ne sono sicuro. La politica per lui è una droga e non lo credo capace di disintossicarsi. Ma intanto, dalla sera del 6 maggio quando pronunciò il discorso della sconfitta, aveva finora tenuto un profilo molto basso. Sarkozy è quasi scomparso dalla Francia ed è entrato nel giro delle conferenze internazionali. Ha rifiutato sistematicamente tutte le offerte di interviste per libri o documentari… E avrebbe continuato a restare in disparte se la sera del 19 novembre non si fosse prodotto il disastro. Copé proclamato vincitore per un pugno di voti, Fillon che contesta, accuse di brogli».
In Francia la soluzione trovata ieri sembra un curioso referendum tra gli iscritti per decidere se rifare l’elezione contestata. La crisi quindi si trascinerà  per mesi.
«Si sta aprendo una transizione che durerà  per almeno due o tre anni. E Sarkozy rischia di rimanerne invischiato suo malgrado: la sua ambizione per questi mesi non era certo di avere a che fare con commissioni di partito e regole statutarie, sperava di volare più alto. Comunque, in Francia e in Italia, se gli ex leader hanno storie diverse, i loro partiti sono simili: hanno immediatamente perso la disciplina e quel realismo politico che ti impone di rinunciare a qualcosa per non perdere del tutto il potere».
Il partito Ump si spaccherà ?
«È molto probabile, se dal nuovo voto non uscirà  un vincitore chiaro. La tendenza è già  in atto, i centristi di Fillon si avvicineranno a Jean-Louis Borloo e alcuni uomini di Jean-Franà§ois Copé a Marine Le Pen in vista delle municipali del 2014».
È Marine Le Pen la trionfatrice di questi giorni?
«Si sta fregando le mani, ed è comprensibile. L’implosione dell’Ump va tutta a suo vantaggio. E qui c’è un’altra differenza con l’Italia: Marine Le Pen non è quel che fu Gianfranco Fini, la trasformazione dell’estrema destra in Francia non c’è ancora stata».
Ciò nonostante la «destra senza complessi» di Copé sdoganerà  il Front national?
«Un importante libro appena uscito Le Pen, une histoire franà§aise di Pierre Péan e Philippe Cohen, per esempio, sottolinea le bizzarrie personali del fondatore del Front national ma è indulgente con la sua politica. Il clima sta cambiando. Anche senza una svolta di Fiuggi, qualcosa nella destra francese si sta muovendo, e va nella direzione di Marine Le Pen».


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