Pensioni congelate per 6 milioni L’Inps: 60 mila in meno nel 2012

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ROMA — Dal primo gennaio 2013 le pensioni aumenteranno del 3% per essere adeguate al costo della vita. Ma dal beneficio resteranno esclusi 6 milioni di pensionati, che subiscono il blocco della perequazione introdotto un anno fa dal governo Monti sugli importi superiori a tre volte il minimo. Lo denuncia il sindacato pensionati della Cgil, che col segretario Carla Cantone, attacca «l’accanimento senza precedenti» contro gli anziani, mentre l’Ugl annuncia che chiederà  al prossimo governo il ripristino dell’indicizzazione. Intanto, il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, afferma con soddisfazione che i conti sono sotto controllo, anche perché nei primi 11 mesi dell’anno sono state liquidate il 18,5% di pensioni in meno rispetto allo stesso periodo del 2012 e questo mentre ancora deve dispiegare i suoi effetti la riforma Fornero.
Per le minime 14 euro in più
Dal primo gennaio scatta l’aumento del 3%, per l’adeguamento all’inflazione, ma esso sarà  pieno per gli importi fino a 1.443 euro al mese, una cifra pari a tre volte la pensione minima, che nel 2012 era di 481 euro al mese e che dal prossimo anno salirà  a 495,43 euro. Sopra i 1.486,29 euro (1.443 euro + l’aumento del 3%, pari a 43,29 euro) non ci sarà  alcun incremento della pensione. Chi prende più di 1.443 euro e meno di 1.486,29 euro beneficerà  di una perequazione limitata, fino al raggiungimento di quest’ultima cifra. La pensione sociale, prestazione erogata a chi ha più di 65 anni e non ha altri redditi, passa da 353,89 euro a 364,51 euro. L’assegno sociale, che dal 1996 ha sostituito la pensione sociale, sale da 429,41 a 442,30 euro.
La perdita di potere d’acquisto
Il blocco della perequazione, secondo il calcoli dello Spi-Cgil, colpisce tutte le pensioni che, al netto del prelievo fiscale, superano 1.217 euro al mese. Si tratta di circa 6 milioni di persone che, in media, tra il 2012 e il 2013 perdono (mancati aumenti) 1.135 euro che non recupereranno più. Vediamo qualche esempio. Chi prende sui 1.500 euro lordi nel biennio 2012-2013, dice lo Spi, subisce in un anno un taglio di circa mille euro. Per chi prende 2 mila euro lordi, pari a 1.576 euro netti, la perdita sale a 1.500 euro.
Resta in vigore anche il contributo di solidarietà  sulle pensioni d’oro previsto dalla manovra estiva del 2011 e poi aumentato dalla riforma Fornero. Il prelievo, che si applicherà  fino a tutto il 2014, è del 5% sugli importi di pensione compresi tra 90 mila e 150 mila euro, del 10% su quelli tra 150 mila e 200 mila euro, del 15% sopra i 200 mila euro.
Meno nuove pensioni
L’anno che si chiude ha visto un vistoso calo delle pensioni di nuova liquidazione. Il 18,5% in meno nei primi 11 mesi del 2012 rispetto allo stesso periodo del 2011. Le nuove pensioni sono state 267.732: 186.832 nel settore privato (-19%) e 80.900 nel settore pubblico (-17,5%), finora gestito dall’Inpdap, ora incorporato nell’Inps. In tutto 60 mila pensioni in meno. Un risultato che fa dire a Mastrapasqua che «i conti sono in sicurezza», per effetto di misure (la finestra mobile che allungava di fatto l’età  di pensionamento di un anno) precedenti alla stessa riforma Fornero. L’età  media di uscita dal lavoro nel privato è passata dai 60,3 anni del 2011 a 61,3 anni mentre nel pubblico da 60,8 a 61,1 anni. Dati che, secondo il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti, «dimostrano come il sistema fosse in equilibrio già  prima della riforma Fornero, che è stata una gigantesca operazione per fare cassa sulle spalle dei lavoratori».
Dal 2013 tre mesi in più
Da gennaio parte il primo adeguamento delle età  pensionabili alla speranza di vita. Per andare in pensione di vecchiaia ci vorranno 66 anni e tre mesi per i lavoratori del privato e del pubblico e per le lavoratrici del pubblico mentre per quelle del privato basteranno 62 anni e tre mesi (un anno in più se lavoratrici autonome). Per la pensione anticipata ci vorranno 41 anni e 5 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 5 mesi per gli uomini.


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