Russia-America, guerra sulle adozioni

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MOSCA — Che ne sarà  di Palina che ha sette anni e una paralisi cerebrale irreversibile? O di Vitalj, sei anni e la sindrome di down? E Natalja, solo due anni e una malformazione congenita alle mani? Visti così, con le loro fotine ben allineate su uno dei siti più popolari dell’opposizione russa, il piccolo esercito di bambini senza speranza, sembra gridare aiuto. Sono l’avanguardia di circa settecentomila bimbi abbandonati che rischiano di perdere l’unica occasione della vita: ottenere due genitori che li portino via da un destino triste fatto di cure approssimative e di ambienti malsani in uno dei tanti centri di accoglienza sparsi sull’immenso territorio del Paese.
Da ieri una legge appena votata alla Duma, nell’ansia di dare una “risposta simmetrica” alle sanzioni americane, vieterà  infatti l’adozione da parte di cittadini statunitensi dei bambini handicappati o malformati abbandonati dai loro genitori naturali. Una legge richiesta a gran voce da Putin per dare un segnale offeso e sdegnato dopo la firma da parte di Obama della cosiddetta “lista Magnitskij”. Cioè il bando negli Usa di tutti i personaggi coinvolti nella misteriosa morte in un carcere di Mosca del giovane avvocato russo che accusava gli uomini del Cremlino di corruzione e ruberie assortite. La risposta però rischia di far male più alla Russia che agli americani. Negli ul-
timi dieci anni ben 80mila bambini russi sono volati dall’altra parte dell’Atlantico per trovare una vita migliore e una famiglia che si occupi di loro. E il flusso non è diminuito nemmeno da due anni a questa parte, da quando una prima legge ha limitato la possibilità  solo ai bambini gravemente malati o deformati.
«Una decisione cinica e indecente, da veri mascalzoni — ci dice Yurij Grimov popolare regista televisivo e cinematografico — Perfino i terroristi più spietati cercano di risparmiare i bambini, per non parlare dei deboli e degli handicappati ». Grimov è uno dei promotori di una protesta inscenata ieri davanti alla Duma e finita secondo il copione imposto dalle recenti leggi anti dissenso: una decina di fermi e un bel po’ di manganellate.
Ma perfino nel partito di Putin la nuova legge risulta indigesta. Già  martedì, alla vigilia del voto decisivo, ben tre ministri si sono detti contrari. E uno di questi era nientemeno che Sergej Lavrov, titolare degli Esteri e vice premier, uno che difficilmente si opporrebbe al volere del Presidente. Eppure Putin vuole andare dritto. Pochi minuti prima che i deputati cominciassero la conta ha fatto sapere che «comprende il loro stato d’animo ma che la risposta è necessaria». Vuol veramente arrivare fino in fondo? O forse prepara un colpo di scena con il rifiuto di apporre la firma decisiva? Il dibattito è aperto tra speranza e rassegnazione.
Intanto negli orfanotrofi di Russia la sorte di migliaia di bambini che sono già  in procinto di essere adottati in America resta in sospeso. La piaga dei bambini abbandonati in Russia è antica e difficile da guarire. Molto dipende dal numero altissimo di coppie a cui, spesso per alcolismo ma anche per condizioni di stretta indigenza, viene tolta la patria potestà . E poi soprattutto c’è la legislazione ereditata dall’Unione Sovietica che consente ai genitori di rifiutare il proprio figlio «a patto che lo affidino alle strutture pubbliche».
Dall’estero, e soprattutto dagli Stati Uniti, è arrivata una possibilità  di salvezza che ora viene negata. Con una ipocrisia aggiuntiva: la legge è stata infatti chiamata “legge Yakovlev”. Dal nome del piccolo Dima Yakovlev, adottato negli Usa e morto a soli due anni, per essere stato dimenticato per ore nel sedile posteriore dell’auto. «Una tragedia banale e non volontaria — spiega Grimov — Degli ottantamila bambini adottati in America in dieci anni ne sono morti appena 19. Nello stesso periodo sono 12mila i bimbi morti mentre erano affidati a genitori adottivi russi».


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