“Tasse più alte ai ricchi per rilanciare l’economia” Ecco la ricetta di Obama II

PRESIDENTE Obama, cominciamo dalla domanda più scontata: scivoleremo nel precipizio fiscale?
«Nelle prossime ore sapremo che cosa deciderà  il Congresso. Alla mezzanotte dell’ultimo dell’anno, se il Congresso non agirà , le tasse aumenteranno per tutti gli americani. Per la famiglia media potrebbe voler dire una riduzione del reddito di 2.000 dollari. Per l’economia in generale vorrà  dire che i consumatori avranno molti meno soldi per fare acquisti, che le imprese avranno molti meno clienti e saranno meno propense ad assumere e che l’economia potrebbe subire un rallentamento proprio quando stava cominciando a ripartire. Se vogliamo seriamente ridurre il disavanzo di bilancio dobbiamo fare in modo che i più ricchi paghino un po’ di più e combinare questi incrementi delle tasse ai ricchi con tagli alla spesa».
Quanta responsabilità  ritiene di avere nel cattivo funzionamento delle istituzioni politiche nazionali?
«Penso che chiunque direbbe oggettivamente che abbiamo proposto un compromesso ragionevole. È molto difficile per me dire a un anziano, a uno studente, alla madre di un bambino disabile: «Dovrete arrangiarvi con meno perché non vogliamo chiedere a milionari e miliardari di fare di più». Ho il dovere di garantire che il fardello della riduzione del deficit non ricada interamente sulle spalle degli anziani. Ho il dovere di fare in modo che le famiglie della classe media non paghino tasse più alte quando milionari e miliardari non vengono obbligati a pagare tasse più alte. C’è un’equità  di fondo in tutto questo, e il popolo americano è consapevole».
Qual è la sua massima priorità  per il secondo mandato? Nel primo mandato era la riforma sanitaria.
«Ce n’è più di una: correggere lo stato disastroso del nostro sistema di leggi sull’immigrazione è in cima alla lista. In secondo luogo voglio stabilizzare l’economia e assicurare la crescita. Ma il problema più immediato è fare in modo che le famiglie della classe media non debbano pagare più tasse».
Dopo la strage di Newtown non ha più parlato di nuove leggi per il controllo delle armi da fuoco…
«Penso che chiunque abbia parlato con i genitori e le famiglie di Newtown sia consapevole che è indispensabile un cambiamento di fondo. Tutti noi dobbiamo fare un esame di coscienza, anche io come presidente, per aver consentito una situazione in cui 20 bambini piccoli, 20 bambini bellissimi sono stati ammazzati da un uomo armato in un’aula scolastica. Quello è stato il peggior giorno da presidente e non voglio che possa ripetersi. Vorrei riuscire a far approvare queste leggi nel primo anno di mandato».
Parliamo di politica estera: dopo l’attacco di Bengasi c’è bisogno di maggiore attenzione perché non succeda nuovamente? Adesso sapete chi c’era dietro quell’attacco?
«Innanzitutto devo dire che la commissione d’inchiesta ha fatto un lavoro molto accurato: ha individuato falle gravi nei meccanismi di sicurezza per le nostre sedi diplomatiche e ci ha fornito una serie di raccomandazioni. Il segretario di Stato Hillary Clinton ha dichiarato che le applicherà  tutte quante. Il mio messaggio al Dipartimento di Stato è che risolveremo questo problema, un problema di enorme rilevanza. Sono state individuate responsabilità  individuali e risolveremo il problema per essere sicuri che non succeda di nuovo. Riguardo ai responsabili di quell’azione, c’è un’indagine in corso: l’Fbi ha inviato degli agenti in Libia; abbiamo indizi molto attendibili, ma in questo momento non posso parlarne».
Signor presidente, in questo inizio di secondo mandato, pensando all’eredità  che lascerà , ai suoi obiettivi, quanta frustrazione prova per i suoi difficilissimi
rapporti con il Congresso?
«Tutti ci sentiamo frustrati. L’unica cosa che vorrei puntualizzare è questo concetto del «tutti e due gli schieramenti sono egualmente indisponibili a collaborare ». È una falsità . Se guardiamo i fatti, abbiamo una situazione in cui il Partito democratico, nel bene e nel male, e di sicuro io, nel bene e nel male, abbiamo fatto costantemente del nostro meglio per cercare di mettere al primo posto l’interesse del Paese e per cercare di lavorare insieme a tutti i soggetti coinvolti con lo scopo di fare in modo che l’economia possa crescere, per tutti, con lo scopo di garantire la sicurezza del Paese. Rimango fiducioso — sono un ottimista congenito — che alla fine la gente vedrà  la luce. Winston Churchill diceva che noi americani prima di fare la cosa giusta proviamo tutte le altre opzioni. Succederà  anche per il «baratro finanziario ». In un modo o nell’altro, supereremo il problema.
©NBC, Meet The Press


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