Telecom decide il destino di La7

MILANO — Il futuro de La7 si decide quest’oggi nelle stanze del Consiglio di amministrazione di Telecom Italia. L’esito è molto incerto in quanto la procedura di vendita di Telecom Italia Media che comprende sia i canali La7 e Mtv, sia le infrastrutture per la trasmissione del segnale digitale – avviata lo scorso giugno non è detto che volga a buon fine. Possibile che alla fine il Consiglio decida di prendere ulteriore tempo per valutare se possano arrivare offerte migliori e se il piano di ristrutturazione in corso possa consegnare una società  più appetibile per eventuali compratori.
Il quadro si è ulteriormente complicato con l’arrivo di una terza offerta, oltre a quelle già  annunciate di Clessidra e Cairo Communications, da parte della società  Europa 7 dell’imprenditore abruzzese Francesco Di Stefano. Il problema è che nessuna di queste offerte si avvicina lontanamente ai 500 milioni di incasso che erano stati preventivati dal presidente di Telecom Franco Bernabè all’inizio della procedura. Clessidra per prendersi tutto (La7, Mtv più le reti, i mux) è disposta a sborsare una minima parte in cash e a rimborsare a Telecom una piccola parte (70-80 milioni) dei 260 milioni di debiti, oltre a chiedere l’assorbimento di un centinaio di dipendenti. Cairo vuole una società  pulita dai debiti, con almeno 50 milioni di dote, uno sconto sull’affitto dei mux, pubblicità  da Telecom e l’assorbimento di una parte dei dipendenti. Europa 7 non ha fatto trapelare i termini della sua offerta, se non il fatto che potrebbe mettere in campo le proprie capacità  di trasmissione dando vita a sinergie con il nuovo standard televisivo di cui dispone (Dvb-t2, l’evoluzione dei canali tv in mobilità ) e con il canale 8 della banda Vhf.
Oggi Bernabè e i consiglieri di Telecom dovranno valutare attentamente se accettare una delle offerte e se ciò non possa inquadrarsi in una svendita di un asset importante non solo per la società  telefonica ma anche per il panorama dell’informazione italiana. Ti media è stata gestita male negli ultimi due anni e il costo sta ricadendo sui bilanci Telecom in termini di maggior indebitamento e di perdite da coprire. Ma il tutto deve essere valutato nel contesto di un gruppo che fa 29,5 miliardi fatturato e 11,7 miliardi di Mol all’anno.
Il Brasile continua a macinare utili come dimostrano i conti di Tim Participaà§oes che ha chiuso il 2012 con un utile netto a 1,5 miliardi di reais, in aumento del 17,4% rispetto al 2011, ricavi a circa 18,8 miliardi di reais (+10%) e un mol a 5,052 miliardi (+8,5%). La scelta di puntare sui mercati sudamericani sta dunque premiando e compensando l’andamento declinante dell’attività  domestica sia nella telefonia mobile che in quella fissa e che potrebbe portare, quest’anno, a tagliare ulteriormente il dividendo. Un problema non da poco per gli azionisti di Telco, la scatola controllata da Telefonica, Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo, che nel 2007 ha acquistato il 22,5% della società  telefonica utilizzando la leva finanziaria. La discesa del titolo in Borsa ha imposto successive svalutazioni della quota in portafoglio fino a 1,5 euro per azione contro una valutazione di Borsa di circa la metà .


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