Cresce il fatturato dell’azzardo. E con esso crescono i costi sociali

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ROMA – Il volume del fatturato annuo del gioco d’azzardo è in costante aumento, nel 2011 il ricavo complessivo è stato di 80 miliardi di euro, nel 2012 secondo le prime stime dei Monopoli di Stato, relative ai primi 10 mesi del 2012, si arriva a 87 miliardi. Ma all’aumentare dei ricavi non corrisponde un aumento degli introiti per le casse dello Stato, che negli anni sono costantemente diminuiti: se nel 2004 allo Stato andava il 21 per cento dei ricavi, nel 2011 la cifra è scesa fino all’11 per cento per arrivare secondo le prime stime al 9 per cento nel 2012. Sono questi alcuni dei dati resi noti da Matteo Iori del Conagga (coordinamento nazionale gruppi per giocatori d’azzardo), durante il seminario nazionale “Un’alleanza per regolamentare il gioco d’azzardo”, promosso da Cnca, Libera Arci, Avviso pubblico, Auser e le altre associazioni che hanno dato vita alla campagna “Mettiamoci in gioco”. Secondo Iori, allo stesso tempo è aumentato il payout (la cifra pagata per le vincite) pari al 77 per cento nel 2011 e i ricavi da parte dei gestori, inoltre la tassazione dei nuovi giochi è stata ridotta: “i giochi più vecchi come il Superenalotto e il Lotto hanno una tassazione del 47 e il 27 per cento – afferma – mentre le videolottery e i giochi online hanno percentuali bassissime che vanno dal 3 allo 0,6 per cento”.

Allo stesso tempo, però, sono in aumento i costi sociali del gioco, a cominciare dal numero dei giocatori patologici che arriva ormai al milione. “Il fenomeno del gioco d’azzardo oltre a essere intergenerazionale e anche diffuso soprattutto nelle fasce più deboli della popolazione – sottolinea Gianni Bottalico, presidente delle Acli – . C’è bisogno di iniziative urgenti per contrastare il fenomeno, a cominciare da una moratoria che vieti l’introduzione di nuovi giochi”. Tra le altre proposte anche quella di dare regolamentare e impedire la pubblicità  sui giochi, “che è sempre ingannevole” e lo stanziamento di risorse per il gioco patologico introdotto nei nuovi Lea. “Per rendere sostenibili i costi sociali del gioco – aggiunge Bottalico – si devolva l’1per cento del fatturato complessivo del gioco ai danni che esso provoca”. Le risorse dovrebbero essere così ripartite: 1/3 dalle vincite, 1/3 dagli introiti dello stato e 1/3 dai profitti dei gestori. Anche Paolo Morello della Federazione delle comunità  terapeutiche (Fict) ha ricordato che ludopatie sono ste inserite nei Lea ma non sono stati finanziati, quindi le cure sono a carico delle strutture e delle famiglie. “I ricavi dei giochi sono inferiori ai costi sociali – afferma – scandaloso che si continui no ancora a fare campagne pubblicitarie”.

Don Armando Zappolini, presidente del Cnca ha invece criticato apertamente la costituzione di un Osservatorio sul gioco d’azzardo voluta dai Monopoli di stato in accordo con il dipartimento delle politiche Antidroga del ministero: “è un segnale inquietante – ha detto – così osservato e osservatore coincidono, e questo non ci piace”. “Il fenomeno della dipendenza del gioco d’azzardo, unitamente agli interessi malavitosi sempre più manifesti, sta assumendo contorni e dimensioni impressionanti per l’estensione e per gli effetti degenerativi che sta producendo nel contesto sociale” – aggiunge Filippo Torrigiani di Avviso pubblico:“le Regioni, come pure i Comuni e le Province, sono stati deliberatamente esautorati di ogni potestà  amministrativa e non hanno alcun potere né indirizzo del comparto, pur vedendosi ricadere sulle proprie responsabilità , gran parte degli effetti collaterali”. All’incontro erano presenti alcuni parlamentar, che hanno presentato proposte di legge sul tema. Tra questi Lorenzo Basso del Partito democratico, che la settimana scorsa ha presentato una proposta di legge per vietare la pubblicità  sul gioco d’azzardo, come accade per le sigarette e per dare più poteri ai sindaci, “due misure – ha ricordato – che non necessitano di copertura finanziaria e non comportano danni erariali, quindi potrebbero essere fatte subito”. Basso ha poi ricordato il caso di Bradighera in Liguria, dove il proliferare di luoghi adibiti al gioco era legato alla pulizia del denaro sporco, “un meccanismo molto diffuso nelle realtà  di frontiera”. (ec)

 

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