Il Tesoro più cauto su Imu e aliquote Iva

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ROMA — Fabrizio Saccomanni ci scherza sopra. «Era un segreto di Pulcinella» dice parlando della decisione presa ieri dalla Commissione Ue. «Ed il punto di svolta è stata l’approvazione del decreto sull’Imu e la cassa integrazione, con una precisa clausola di salvaguardia per la tenuta dei conti pubblici» aggiunge, svelando il lavorio diplomatico tra Roma e Bruxelles in queste ultime settimane, un ministro dell’Economia molto soddisfatto. E per niente preoccupato dalla raccomandazione della Commissione che, sollecitando «meno tasse su lavoro e capitale, compensate con le imposte sugli immobili e i consumi», sembra chiudere la strada a ogni ipotesi di intervento «pesante» su Imu e Iva.
Fatto sta che mentre a Parigi il premier francese Franà§ois Hollande tuonava contro la Commissione Ue «che non si deve permettere di indicare alla Francia quali riforme debba fare», a Roma la decisione di promuovere l’Italia sui conti pubblici, ma a determinate condizioni, veniva accolta con un certo sollievo. «Guardiamo alle raccomandazioni Ue con l’impegno che si esprime nei casi in cui sono suggerite vie di miglioramento della situazione economica del Paese» ha garantito il ministro degli Affari europei, Enzo Moavero.
Di fatto, è il ragionamento che si coglie nei corridoi di via XX settembre, come in quelli di Palazzo Chigi, quel riferimento esplicito alle tasse sui consumi e sugli immobili, ridimensiona molto le pretese della politica. In ogni caso è un buon argomento da usare per spingere alla prudenza chi vuole abbattere, o ridurre di tanto l’Imu, come il Pdl, o chi, invece, preferirebbe scongiurare l’aumento dell’Iva, come il Pd. E comunque contro ogni mossa avventata. Di certo, il ministero dell’Economia avrà  qualche carta in più da giocare, d’ora in poi, per suggerire riforme meditate e progressive.
La prima conferma è arrivata ieri dallo stesso Saccomanni, rivelando che sull’Iva, il cui aumento scatta dal primo luglio, il governo «sta ancora valutando» e bisognerà  «evitare decisioni affrettate». E mentre il gettito dell’Iva 2013 cala al ritmo di 7-800 milioni al mese, tanto da far temere un bel buco a fine anno, non sembra una coincidenza il fatto che la Commissione Ue abbia suggerito molta prudenza al governo.
Al momento di ragionare sul modo di evitare l’aumento dell’aliquota dell’Iva, dice Bruxelles, l’esecutivo dovrebbe considerare anche i regimi di esenzione Iva, l’elenco dei beni e dei servizi sottoposti alle aliquote ridotte del 4 e del 10%, l’evasione dell’imposta sui consumi. E anche la revisione delle centinaia di detrazioni, deduzioni, agevolazioni e sconti fiscali di ogni tipo, (il precedente governo ne ha censiti 720) e che ogni anno costano 260 miliardi all’Erario. Stesso discorso per la revisione dell’Imu, alla quale Bruxelles suggerisce di anteporre la riforma del catasto, per evitare che siano amplificate le attuali distorsioni.
Se poi l’uscita dalla procedura Ue creerà  nuovi margini di manovra nel bilancio, ha ripetuto ancora ieri Saccomanni, questo avverrà  solo nel 2014, mentre quest’anno non ci sono grandi spazi. Un miliardo o due, poco più. Che non bastano certo per scongiurare l’Iva, abbattere l’Imu, prorogare i bonus sulle ristrutturazioni edilizie ed i miglioramenti energetici, rifinanziare le missioni di pace, dare nuovi soldi a Anas e Fs, cominciare a dare qualche sgravio fiscale sul lavoro, evitare l’aumento della tariffa sui rifiuti urbani…


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