Ultimatum del «mediatore»

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ISTANBUL. «Siamo preoccupati per la dura risposta alle manifestazioni del governo turco e del premier Erdogan, chiediamo che si rispetti la pluralità della società turca e lo stile di vita dei cittadini laici». Ieri, con un ordine del giorno approvato nel pomeriggio, il Parlamento europeo ha espresso forti critiche verso le autorità turche per la gestione delle manifestazioni di dissenso che stanno attraversando il paese. Una presa di posizione che il primo ministro turco ha respinto con forza ancora prima che la risoluzione fosse messa ai voti: «Non prenderò in considerazione alcuna decisione adottata dal parlamento europeo» ha detto Erdogan durante una riunione con gli amministratori locali del suo partito ad Ankara. Dopo l’approvazione del documento il ministro per gli affari europei Egemen Bagis ha rincarato la dose rivolgendosi direttamente ai parlamentari: «Spero che abbiano ben presente che stanno prendendo una decisione dettata dall’emozione del momento. Prendono di mira non soltanto noi, ma l’intera Repubblica di Turchia». Una reazione molto dura contro un documento dai toni moderati, dove, anche per non compromettere il processo di adesione di Ankara all’Unione Europea, ripartito pochi mesi fa, non appare mai la parola «condanna».
Nei giorni scorsi il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon si era rivolto alle autorità turche e ai manifestanti per cercassero una soluzione alla crisi attraverso tramite il dialogo e anche il segretario di stato americano Kerry, usando toni pacati per non irritare troppo l’importante alleato turco, si era detto comunque preoccupato per l’eccessivo uso di forza da parte della polizia, ma il governo turco ha deciso di non dare ascolto a questi appelli e la repressione è continuata.
Ieri sono scattate le manette per 41 persone nei pressi del parco Taksim fermate perché in possesso di mascherine anti-gas considerate dalla polizia «prove di reato», arrestati anche per due giornalisti canadesi dell’emittente Cbs in Turchia per seguire gli scontri di questi giorni poi liberati dopo l’intervento dell’ambasciatore John Holmes. Un fastidio, quello nei confronti dei media che stanno dando una copertura dettagliata delle manifestazioni, che ha spinto Rtük, l’autority turca per le telecomunicazioni a infliggere pesanti multe a piccole emittenti come Halk Tv, con il pretesto di aver trasmesso immagini violente che avrebbero turbato la sensibilità di ascoltatori minorenni. Lo stesso organismo ieri, inoltre, ha ritirato la licenza all’emittente indipendente Hayat Tv che stava seguendo 24 ore su 24 le proteste.
Martedì sera i familiari di Ethem Sarisülük, il giovane manifestante rimasto ferito alla testa lo scorso primo giugno ad Ankara dopo che un agente aveva aperto il fuoco contro la folla, hanno annunciato che i medici avevano decretato la morte cerebrale del ragazzo. La questura della capitale fino ad ora si è rifiutata di comunicare al pubblico ministero che sta indagando sull’accaduto il nome del poliziotto responsabile del gesto, nonostante nel video degli scontri sia ben visibile sul casco il numero identificativo.
Sul fronte della protesta Erdogan, durante un incontro ieri sera con un gruppo di attori, accademici e studenti scelti dal governo per “mediare” con i manifestanti, ha annunciato che è disponibile a indire un referendum cittadino sulla demolizione del parco Gezi, ma anche che gli attivisti devono lasciare immediatamente il parco.
La Piattaforma Taksim, gli organizzatori Occupy Gezi, in una conferenza stampa ieri sera a Istanbul hanno chiesto alle autorità di aprire un nuovo canale di dialogo rispedendo al mittente l’invito del primo ministro: «Continueremo a stare qui tutti assieme al parco Gezi nelle nostre tende e i nostri sacchi a pelo cantando, leggendo libri e poesie, come abbiamo fatto dal primo giorno di protesta, fino a quando le nostre richieste non verranno accolte». Rivendicazioni che Erdogan, per ora, non ha alcuna intenzione di prendere in considerazione: «Mi rivolgo ai veri ambientalisti, tra voi ci sono anche membri di organizzazioni illegali, lasciate il parco perché ci occupiamo noi di loro. Questo è l’ultimo avvertimento. Mi rivolgo ai genitori, proteggete i vostri figli e portateli via da lì. Non siamo disposti ad aspettare oltre».


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