Rio, Bergoglio tra gli indios “Adesso salviamo l’Amazzonia”

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RIO DE JANEIRO — «Il futuro esige da noi una visione umanista dell’economia. E una politica che realizzi sempre più e meglio la partecipazione della gente, eviti gli elitarismi e sradichi la povertà». Un Papa travolgente ha stupito ieri con 4 discorsi densi e colmi di concetti nuovi i partecipanti della sua penultima giornata brasiliana. Discorsi potenti, alcuni scritti interamente di suo pugno e con tanto di note, che segnano una direzione di strada netta e diversa per la Chiesa sotto Francesco.
La notte di veglia prima della conclusione della Giornata mondiale della Gioventù, con più di un milione di ragazzi riversati sulle strade di Rio de Janeiro, è stata così una grande festa nella quale tutti avevano nelle orecchie, e discutevano, le parole di Bergoglio. «Francesco sembra proprio inesauribile — commentava il portavoce della Sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi — non si risparmia. Speriamo che non esageri, ma certamente fino a ora ce l’ha fatta molto bene e mi
pare che i giovani apprezzino molto che lui dia tanta energia per loro».
E allora vale davvero la pena raccontare le frasi più importanti pronunciate dal Papa, così come lui le ha spiegate ai diversi uditori. «Purtroppo, in molti ambienti, si è fatta strada una cultura dell’esclusione, una “cultura dello scarto” — ha ribadito al mattino presto nella messa celebrata in cattedrale — A volte sembra che, per alcuni, i rapporti umani siano regolati da “dogmi” moderni: efficienza e pragmatismo. Abbiate il coraggio di andare controcorrente. Essere servitori della comunione e della cultura dell’incontro!».
Più tardi, nel Teatro municipale di Rio, ha rivolto parole sferzanti alla classe dirigente del Brasile, battendo sulla responsabilità sociale. «Siamo responsabili della formazione di nuove generazioni. Che nessuno sia privo del necessario e che a tutti sia assicurata dignità, fratellanza e solidarietà: questa è la strada da seguire. La leadership sa scegliere la più giu-
sta delle opzioni per il bene comune: questa è la forma per andare al centro dei mali di una società e vincerli anche con l’audacia di azioni coraggiose e libere. Questo senso etico appare oggi come una scelta storica senza precedenti. Nella situazione attuale s’impone il vincolo morale con una responsabilità sociale e profondamente solidale. Termino indicando ciò che ritengo fondamentale per affrontare il presente: il dialogo costruttivo. Tra l’indifferenza egoista e la protesta violenta c’è un’opzione sempre possibile: il dialogo. Il dialogo tra le generazioni, il dialogo con il popolo, la capacità di dare e ricevere».
Il discorso fatto nel pomeriggio a cardinali e vescovi locali, prima di quello per la veglia notturna, è finora il più lungo del suo pontificato. Francesco si richiama alla semplicità e alla pazienza dei pescatori che trovano in mare la statua della Madonna nera di Aparecida rotta in tre pezzi: «Dio dona un messaggio di ricomposizione di ciò che è fratturato, di compattazione di ciò che è diviso: muri, abissi, distanze. La Chiesa non può trascurare questa lezione: essere strumento di riconciliazione. La ricerca di ciò che è sempre più veloce attira l’uomo d’oggi: Internet, auto, aerei, rapporti veloci… tuttavia si avverte una disperata necessità di calma, vorrei dire di lentezza. La Chiesa sa ancora essere lenta? O anche la Chiesa è ormai travolta dalla frenesia dell’efficienza? Recuperiamo, cari fratelli, la calma di saper accorciare il passo, la capacità di essere sempre vicini per aprire un varco nel disincanto che c’è nei cuori».
E ancora, in quello che è un vero e proprio cambio di prospettiva rispetto a prima, rispetto a una Chiesa fatta di teologismi e contrattacchi sterili: «Forse la Chiesa è apparsa troppo debole, forse troppo lontana, troppo fredda, troppo autoreferenziale, prigioniera dei propri rigidi linguaggi. Oggi serve una Chiesa in grado di far compagnia, di andare al di là del semplice ascolto; una Chiesa che si mette in cammino con la gente; una Chiesa capace di decifrare la notte».
Bergoglio ha quindi salutato un gruppo di indios. E ricevendo in dono un copricapo con le piume da capo tribù, lo ha prima indossato, lasciandosi poi fotografare così, accanto agli indios vestiti in modo succinto. E ha concluso: «No allo sfruttamento selvaggio dell’Amazzonia».


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