Il Sexgate ai tempi di Twitter riapre le antiche ferite dei Clinton

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NEW YORK — Le ripetute intemperanze digital-sessuali di Anthony Weiner e il suo rifiuto di ritirare la sua candidatura a sindaco di New York non solo hanno trasformato la corsa per la successione a Michael Bloomberg in una mezza farsa, ma stanno diventando anche motivo di crescente imbarazzo e disappunto per Bill e Hillary Clinton.
Quando Huma Abedin, l’assistente prediletta della ex first lady, sposò l’allora promettente deputato democratico di Brooklyn, i Clinton furono in prima fila nei festeggiamenti. Sono passati appena tre anni, ma le foto di Weiner sorridente tra i Clinton sono già immagini ingiallite, remote, di un’altra era. La famiglia presidenziale è sinceramente affezionata a Huma, ma è furiosa con Anthony non solo per come ha umiliato la moglie, ma anche per il modo in cui sta paragonando il suo caso a quello delle infedeltà coniugali dell’ex presidente. E Huma a Hillary. Weiner usa la storia personale di Bill Clinton come scudo contro le richieste di abbandonare la politica che gli piovono addosso. E non è solo questo: quando era al Congresso, il deputato democratico chiamava le sue stagiste Monica, con evidente riferimento alla Lewinsky.
Il fastidio della famiglia presidenziale trapela dalle dichiarazioni di molti suoi collaboratori. Con le sue battute inopportune e ripetute, Weiner riapre vecchie ferite e, quel che è peggio, rischia di danneggiare l’ormai probabile candidatura di Hillary Clinton alle presidenziali del 2016. Il primo risultato è già sotto gli occhi degli americani: rimessosi a scavare, il giornale scandalistico National Enquirer è riuscito a ottenere il nastro di un messaggio con la proposta di nuovi incontri «hard» che, nel 1997, era stato registrato da Monica Lewinsky e fatto recapitare all’allora presidente Clinton che aveva cominciato ad allontanarsi da lei.
Fantasmi che ritornano per colpa della scheggia impazzita Weiner, pensano i Clinton: uno incontinente nel fotografare il suo pene e nel continuare a mandare in giro immagini e messaggi infuocati, come nel difendersi dalle accuse della stampa strattonando l’ex presidente e Hillary con paragoni irriguardosi, oltre che politicamente devastanti. «Come può mettersi sul piano di un presidente? Come può confrontare la storia della sua giovane moglie con quella di una senatrice, first lady e segretario di Stato?» Se lo chiedono inorriditi i collaboratori più stretti dei Clinton in sfoghi più o meno anonimi con la stampa. Ma c’è anche chi esce allo scoperto, come l’ex portavoce di Bill Clinton alla Casa Bianca, Dee Dee Myers: in tv ha detto che, potendo scegliere, Bill e Hillary vorrebbero vedere Weiner fuori dalla corsa elettorale e Huma che si ricostruisce una vita lontano da lui. I Clinton continuano a considerare Huma Abedin una «seconda figlia», ma sono ormai esasperati dal caso Weiner. Che, incurante, continua nell’escalation degli sgarbi reagendo alle domande dei giornalisti con frasi irriguardose. Quando, dopo un comizio nel Bronx, gli hanno chiesto cosa farebbe se i Clinton gli chiedessero di ritirarsi, Weiner ha risposto: «Non mi interessa quello che ha da dire gente che non vota nella città di New York».
Forse qui, oltre che nella caratura dei personaggi e nei differenti percorsi umani e professionali, la differenza sta anche nei linguaggi e negli stili di due epoche. Diciassette anni fa eravamo ancora nell’era del «walkman»: niente iPod e file audio, l’era di Internet ancora agli albori. Clinton durante la sua presidenza scrisse solo due email, i messaggi erano più mediati e pacati: Monica che prometteva di spogliarsi davanti a lui, registrava il suo messaggio su un nastro e mandava la cassetta al presidente. Oggi, invece, come nota l’Atlantic , l’immediatezza delle comunicazioni digitali spinge ad esprimersi con una certa brutalità e senza stare troppo a riflettere: c’è anche questo nella valanga Weiner. Che ora rischia di travolgere la stessa Huma: scesa un campo a fianco del marito nella campagna elettorale, la «prediletta» potrebbe veder evaporare anche l’affetto materno di Hillary. Che non avrebbe preso troppo bene una sua frase («il nostro matrimonio ha avuto alti e bassi come quelli di tanti altri») considerata un altro velato riferimento alle vicende dei Clinton.
Così Huma si staccherà per un po’ da Hillary: non un’aspettativa o un sabbatico, solo una lunga vacanza. Per adesso.
Massimo Gaggi


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