Escalation. Terrorismo in Iran: oltre 100 morti in un doppio attentato

Escalation. Terrorismo in Iran: oltre 100 morti in un doppio attentato

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Colpito il cimitero a Kerman, nel sud-est. Per ora non sono giunte rivendicazioni ma Teheran è convinta che Israele voglia trascinarla nel conflitto. Macchia sui servizi di sicurezza, dispiegati in forze per l’anniversario

 

Ieri, intorno alle 15 ora locale (le 13 in Italia), due esplosioni hanno causato decine di morti e numerosi feriti alla porta Gulzar del Cimitero dei Martiri di Kerman, città a sud-est dell’Iran, dove si stava svolgendo la cerimonia per commemorare il quarto anniversario dell’uccisione del generale Qassem Soleimani.

Il numero esatto delle vittime è ancora incerto. Secondo l’agenzia di stampa Irna, si contano 103 morti e 211 feriti. Secondo alcuni resoconti, la prima esplosione è avvenuta a 700 metri dalla tomba di Soleimani. Dieci minuti più tardi, mentre persone e soccorritori si stavano recando sul posto per aiutare, si è verificata la seconda esplosione.

Un funzionario anonimo ha detto a Irna che «due ordigni sono stati fatti esplodere a distanza dai terroristi». Il presidente Raisi ha definito l’azione «un crimine anti-iraniano perpetrato dal terrorismo» e ha sottolineato «la necessità di una rapida identificazione degli autori e dei leader di questo atto cieco e codardo». Il ministro degli interni, Ahmad Vahidi, ha descritto l’evento come una «cospirazione». Mohammad-Mahdi Fadakar, governatore di Kerman, ha detto che «l’incidente è decisamente di natura terroristica».

TUTTAVIA FINORA nessun gruppo ha ancora rivendicato la responsabilità degli attacchi. Pur non somigliando agli attacchi precedentemente compiuti da Israele e dai gruppi da esso sostenuti in Iran, è molto probabile che i falchi dell’establishment iraniano attribuiscano l’attentato proprio a Israele.

Dopo il recente attacco aereo israeliano appena fuori Damasco, che ha causato la morte di una figura di spicco del Corpo delle Guardie rivoluzionarie, Razi Mousavi, già collaboratore di Soleimani, e l’assassinio di Saleh Aruri, vice capo politico di Hamas, colpito da un drone israeliano nella periferia sud di Beirut, alcuni osservatori e diplomatici iraniani affermano che Israele stia attivamente cercando di coinvolgere l’Iran e di conseguenza gli Stati uniti nel conflitto attraverso azioni di provocazione.

Sostengono che il governo israeliano potrebbe avere in mente qualcosa di molto diverso per il coinvolgimento statunitense, che va oltre la deterrenza militare. L’attentato di ieri è considerato dagli iraniani come una macchia per i loro servizi di sicurezza, tanto discussi. Nonostante un imponente dispiegamento di forze in vista dell’importante anniversario, non sono riusciti a prevenire l’attentato.

Che è stato compiuto con l’intento di sfruttare le divergenze di sentimenti e opinioni esistenti all’interno del paese riguardo a Soleimani. Amato e odiato in patria, rimane una figura discussa anche dopo la sua morte tra la popolazione iraniana. Il comandante della Forza Quds delle Guardie rivoluzionarie è stato ucciso su ordine dell’ex presidente Usa Donald Trump il 3 gennaio 2020. Era considerato la figura più potente dopo il leader supremo Ali Khamenei.

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Riconosciuto come eroe nazionale dalla nomenclatura al potere, molti sostenitori ritengono che, grazie alle sue azioni, Soleimani abbia garantito la sicurezza del paese da possibili attacchi americani e israeliani. Tuttavia è stato oggetto di critiche da molte persone per aver sperperato le risorse del paese per l’esportazione dell’ideologia del regime.

Le sue gigantografie appaiono ai bordi delle strade e sulle facciate dei palazzi nelle città iraniane ma molte di queste sono state danneggiate, date alle fiamme o strappate durante le rivolte del movimento «Donna, Vita, Libertà» nel 2022.

SOLEIMANI nel 1998 iniziò a collaborare con il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, per potenziare le capacità militari di Hezbollah, considerato il fulcro della milizia filo-iraniana nella regione. L’alleanza includeva, già all’epoca, il Corpo Badr in Iraq, Hamas e la Jihad islamica palestinese.

Soleimani sviluppò «l’Asse della Resistenza» per impedire che l’Iraq divenisse una base operativa avanzata americana contro l’Iran. Giocò un ruolo significativo nella formazione dell’esercito del Mahdi all’inizio della guerra nel 2003. In quel periodo promosse anche le Asa’ib Ahl al-Haq, le Kata’ib Hezbollah e altre milizie che hanno contribuito a far ritirare gli Stati uniti dall’Iraq nel 2011.

Durante la guerra civile siriana, la Forza Quds ha formato varie milizie sciite in Siria, tra cui le brigate afghane Fatemiyoun e le pakistane Zeinabiyoun. Oltre a garantire la sopravvivenza del regime di Bashar al-Assad, queste milizie hanno realizzato la visione di Soleimani di stabilire un secondo fronte settentrionale contro Israele.

Durante l’avanzata dell’Isis nel 2014 Soleimani ha giocato un ruolo chiave, operando liberamente in Iraq e Siria, dominando le milizie filo-iraniane e trasformandole in un esercito sciita transnazionale. Questa fase fu cruciale per lo sviluppo dell’Asse della Resistenza, consentendo ai suoi vari elementi di instaurare profonde relazioni, soprattutto su temi come la lotta contro Israele.

 

* Fonte/autore: Francesca Luci, il manifesto

 

 

 

ph by Fars Media Corporation, CC BY 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/4.0>, via Wikimedia Commons

 



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