Germania in cerca di una coalizione Primi contatti Cdu-socialdemocratici

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BERLINO — L’unica cosa sicura è che saranno negoziati lunghi, se i leader cristiano-democratici e quelli della Spd si metteranno attorno a un tavolo per far nascere un governo di Grande coalizione guidato da Angela Merkel, la trionfatrice delle elezioni. Nel 2005, per mettersi d’accordo, ci vollero due mesi e quattro giorni. Tutti sperano che la Germania non debba aspettare così a lungo, ma i nodi da sciogliere sono molti.
La cancelliera, come le era stato richiesto, ha fatto il primo passo. Ha telefonato a Sigmar Gabriel alle nove di ieri mattina. La conversazione ha avuto luogo due ore dopo, come ha raccontato il presidente socialdemocratico, senza precisare i motivi di questo ritardo. Probabilmente ha voluto far capire subito alla sua interlocutrice, tenendola in attesa, che al Willy-Brandt-Haus tutti sono decisi a vendere cara la pelle. Poche ore dopo ha dichiarato, infatti, che il suo partito non ha nessuna intenzione di farsi «stritolare», come è accaduto ai liberali. «La Cdu deve essere disposta — ha detto — a pagare un prezzo». «Non c’è nessun automatismo che porti alla nascita di una grande coalizione» gli ha fatto eco la segretaria generale Andrea Nahles, mentre la vicepresidente Manuela Schwesig ha sostenuto che un eventuale accordo appare «molto complicato». La riunione della direzione della Spd in cui si farà il punto della situazione è stata convocata per venerdì. Nessuno vuole fare in fretta.
Era stata la stessa cancelliera, al termine di un vertice della Cdu, a riferire dei primi contatti avviati. «Siamo aperti alle discussioni. Ci vorrà un certo tempo. Noi abbiamo ricevuto — ha detto — il chiaro mandato di formare un governo e la Germania ha bisogno di un governo stabile. Rispetteremo questo compito», ha aggiunto, chiarendo poi alcuni punti che le stavano a cuore. In primo luogo non si tratta soltanto di trovare una maggioranza numerica «ma denominatori comuni in termini di programma». Tutti hanno pensato alle proposte principali fatte dalla Spd in campagna elettorale, cioè il salario minimo e l’aumento della tassazione sui redditi più elevati, che l’unione Cdu-Csu non è sicuramente in grado di accettare. Più in generale, Angela Merkel ha sottolineato anche che con il voto di domenica i tedeschi si sono pronunciati non solo per la tutela dell’interesse nazionale in Europa e nel mondo ma anche «per un’Europa unita». Detto questo, ha precisato che la politica tedesca nell’Ue «non cambierà». Il ministro della Difesa Thomas de Maizière è stato ancora più chiaro confermando che «non ci saranno mai gli eurobond e una condivisione del debito».
Intanto, mentre da entrambe le parti si stanno preparando le prime mosse, la cancelliera non ha chiuso la porta anche ad un’eventuale alleanza con i Verdi, usciti ridimensionati dal voto e superati al terzo posto dai post-comunisti della Linke. «Se Angela Merkel vuole si potranno fare colloqui esplorativi», ha detto Claudia Roth, una dei due presidenti del partito ambientalista, mettendo però in rilievo l’ampiezza delle differenze reciproche. E dai cristiano-sociali bavaresi, infatti, è venuto subito un coro di no ad una maggioranza con i successori di Joschka Fischer. Se i Verdi sono delusi (e infatti tutto il gruppo dirigente si è dimesso convocando un congresso in autunno), i liberali lo sono ancora di più. La Fdp, che non ha superato la soglia di sbarramento necessaria per entrare in Parlamento, è stata praticamente cancellata. Ci sarà bisogno di una vera e propria rifondazione che verrà affidata al vice presidente Christian Lindner. Il vice cancelliere e ministro dell’Economia Philipp Rösler, leader del partito, si è fatto immediatamente da parte. Nel suo collegio ha ottenuto il 2,6 per cento. Quasi un’umiliazione.


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