Coronavirus in USA. Trump lascia soli gli Stati, stato d’emergenza a New York

Negli Usa manca la guida federale, mentre il presidente minimizza e la sua amministrazione rifiuta i tamponi dell’Oms

Marina Catucci * • 8/3/2020 • Internazionale, Salute & Politiche sanitarie • 196 Viste

A New York il sindaco fa appello a migranti senza documenti e cittadini senza assicurazione: «Se non sei in grado di pagare verrai comunque curato»

NEW YORK. Donald Trump ha fatto visita al Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), dove si è presentato con tanto di cappellino rosso Make American Great Again e ha dichiarato che il Cdc ha «fatto un lavoro incredibile. Ha sentito che c’era un problema in Cina e ha iniziato a lavorare. Ecco perché siamo in buona forma».

In realtà la forma degli Usa non è così buona: ogni giorno si registrano nuovi casi e ieri i primi due morti della costa est, due ultrasettantenni in Florida.

Trump ha provato ancora a minimizzare l’allarme che ha spinto gli americani a ridurre i viaggi e a annullare gli eventi, come il South by Southwest, festival musicale e cinematografico di Austin in Texas. Mentre era al Cdc Trump si è ripetutamente allontanato dal tema del virus per sforare nel politico, come quando ha chiamato «serpente» Jay Inslee, governatore democratico dello Stato di Washington, che sta affrontando l’epidemia più grave della nazione.

Ha poi aggiunto di preferire che le 3.500 persone chiuse in una nave da crociera in California ed esposte al virus rimangano a bordo in modo da non essere aggiunte al conteggio del numero totale di infezioni della nazione.

Il tycoon ha poi erroneamente affermato che i test per il virus sono disponibili per tutti coloro che lo desiderano e che sono perfetti, proprio come la sua chiamata con l’Ucraina che ha portato all’impeachment. Durante la visita ha parlato anche della sua capacità di comprendere il virus: «Mi piace questa roba. I medici, sono sorpresi da quanto ne capisca. Forse ho un’abilità naturale».

L’amministrazione Trump continua a mandare messaggi contraddittori su tutto, inclusa la disponibilità dei test. Alla fine di febbraio l’Organizzazione mondiale della sanità ha spedito i test in quasi 60 paesi, ma gli Usa si sono rifiutati di utilizzarli, anche temporaneamente, preferendo aspettare di avere quelli del Cdc.

La lentezza del regime di controllo con i test è solo il primo, e il più clamoroso, di molti fallimenti. Finora ci sono casi confermati di virus in almeno 23 Stati, aumenta il numero dei decessi, le amministrazioni locali non hanno una guida e l’aiuto federale, mentre il mercato azionario è precipitato e un’economia altrimenti sana si sta avviando a un problema grave.

Il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo ha dichiarato lo stato di emergenza: il numero di casi confermati nello stato è salito a 76. L’epicentro è nella contea nord di Westchester, di cui 57 casi principalmente, se non tutti, legati a una persona.

A New York City il sindaco filo-socialista Bill De Blasio ha scritto su Twitter che la città ha i test del settore privato. «Possiamo testare centinaia di persone al giorno, ma vogliamo arrivare a migliaia di persone – ha scritto De Blasio che ha voluto rassicurare gli illegali e le persone senza assicurazione sanitaria – Questa è una città che garantisce assistenza sanitaria a tutti coloro che ne hanno bisogno, indipendentemente dalla capacità di pagare o dallo stato di immigrazione. Se non hai un’assicurazione o non sai dove andare, chiama il 311. Ti aiuteremo. Se non sei in grado di pagare verrai comunque curato».

* Fonte: Marina Catucci, il manifesto

ph by White House / Public domain

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