Ilva, la Procura contro il blitz dei Riva “Nessun obbligo a chiudere gli impianti”

BARI — È un caso “kafkiano”. In una parola il premier Enrico Letta, a Bari per l’inaugurazione della Fiera del Levante, sintetizza la vicenda Ilva. Il braccio di ferro tra magistratura e gruppo Riva è tra le questioni più «paradossali» e «complesse» presenti sul tavolo del governo. Da un lato c’è la procura di Taranto che ieri si è affrettata a precisare che il provvedimento di sequestro, eseguito martedì scorso, «non prevede alcun divieto d’uso». Dall’altro ci sono gli industriali dell’acciaio che hanno annunciato lo stop della produzione in sette stabilimenti italiani e l’esubero di 1500 operai per l’impossibilità di eseguire i pagamenti aziendali. Ma, assicura Letta che ieri ha incontrato anche una delegazione di operai dell’Ilva, c’è «l’impegno a continuare a intervenire ». A cercare una via d’uscita dall’impasse sarà il vertice previsto per domani a Roma con il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante, nella veste di rappresentante di Riva Forni elettrici.
Al centro dell’incontro ci sarà proprio l’annuncio shock del gruppo Riva che, all’indomani del maxi sequestro, ha ordinato il blocco delle attività di Riva Acciai in sette stabilimenti sparsi tra Veneto, Piemonte e Lombardia e in due aziende di servizi e trasporti per mancanza di liquidità. L’accesso dei 1500 lavoratori alla cassa integrazione, infatti, non basta. «Deve ripartire la produzione» chiedono i sindacati. «L’equilibrio tra provvedimenti giudiziari e la tenuta occupazionale di Riva Acciaio può risolversi con un apposito decreto e bisogna farlo rapidamente — è l’esortazione del segretario della Cgil Susanna Camusso — prima che questo blocco determini la perdita del lavoro con la chiusura degli stabilimenti». A chiedere l’immediata ripartenza delle fabbriche è anche il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi.
Eppure la procura di Taranto smentisce il blocco dei beni sotto sequestro. «Il provvedimento di sequestro del gip Patrizia Todisco, che ha esteso il sequestro di beni per equivalente sino ad 8,1 miliardi di euro, anche alle aziende controllate o collegate a Riva Fire, Riva Forni Elettrici e Ilva spa, non prevede alcun divieto di uso — chiarisce il procuratore capo Franco Sebastio — Peraltro, lo stesso custode- amministratore è autorizzato ex lege a gestire eventuali necessità di ordine finanziario». E poi, spiegano ancora i magistrati, il sequestro riguarda solo in minima parte disponibilità finanziarie. «Il valore complessivo è stato stimato
in circa 950 milioni di euro, ma attualmente sono stati attinti cespiti per circa 600 milioni di cui 49 milioni di euro di disponibilità finanziarie, pari a meno del 10% di quanto sequestrato». Insomma i soldi per «garantire la continuità produttiva dell’azienda e prevenire effetti negativi sulla prosecuzione dell’attività industriale» ci sono. Ne è convinto anche il ministro dello sviluppo economico Flavio Zanonato. «Riva può funzionare e avvalersi di risorse anche in presenza
del sequestro» commenta il ministro. A domani sono rivolte ora tutte le speranze dei 1500 operai. «Con la crisi che c’è, vanno riprese le attività produttive, se vanno bene non possono essere chiuse » è l’invito del segretario del Pd, Guglielmo Epifani. «Lo Stato attivi la mano pubblica per risanare e risolvere la situazione» si accoda il leader di Sel e presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.


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