Disoccupati ancora record

Istat: aumentano i giovani senza lavoro, e schizzano al 41,2%. Preoccupa anche il tasso generale: 12,5%. In crescita gli scoraggiati C’è qualcuno in Italia che ha conquistato la maggioranza assoluta. Non politica, ma quella della disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni giunta, secondo l’ultima rilevazione dell’Istat al 41,2%, in aumento dello 0,7% rispetto al mese scorso e di 4,8 punti rispetto alla tendenza. In termini assoluti, aggiunge l’istituto di statistica, i disoccupati in questa ristretta fascia di età sono 663 mila. Questa ascesa apparentemente incontrastata del tasso di disoccupazione tra i giovani trova un riscontro nell’aumento di quello generale che, a ottobre, si è attestato al 12,5%, invariato rispetto a ottobre, ma in aumento dell’1,2% nell’ultimo anno. È il livello più alto dall’inizio delle serie storiche che per l’Istat sono iniziate nel 1977, un anno simbolo per molte ragioni.
Considerando i numeri grezzi, dopo più di cinque anni dalla crisi, la situazione italiana è peggiorata. Quello che è noto, oggi, è che l’attuale disoccupazione di massa continuerà anche nel 2014. Lo ha sostenuto di recente l’Ocse, confermando uno dei non detti delle politiche economiche attuali. Sempre ammesso che ci sia, nel 2014 la “crescita” economica, essa però non produrrà nuova occupazione fissa (jobless recovery). Al di là delle schermaglie sui percentili della crescita (sarà allo 0,6, allo 0,7 o all’1,1%?) che hanno provocato un certo malumore nei rapporti tra il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni e l’Istat, la disoccupazione di massa e di lunga durata sembra essere una certezza.
Una precedente rilevazione dell’Istat di fine ottobre ha spiegato tuttavia che non si tratta “solo” di disoccupazione giovanile, i cui dati riguardano una ristretta fascia di età e un numero contenuto di persone. In realtà in Italia, come del resto in molti altri paesi Ocse, sta emergendo un nuovo tipo di società, quella delle persone senza lavoro fisso e a contatto diretto con un mondo del lavoro sempre più degradato, precario, intermittente. Oltre agli attuali 3,189 milioni di disoccupati, l’Istat ha registrato 2.899 milioni di persone inattive tra i 15 e i 74 anni, ma disponibili a lavorare, con una percentuale dell’11,4% superiore di tre volte alla media europea del 3,6%. Tra gli «inattivi», ci sono inoltre 1,3 milioni di persone definite «scoraggiate», cioè coloro che non cercano più un lavoro pur potendo svolgerne uno.
Ancora più interessante per descrivere un mondo operoso che non riesce a svolgere un’attività lavorativa, regolarmente retribuita aggiungiamo noi, è la sua ripartizione geografica. Secondo le statistiche, nel sud del paese ci sono 1,46 milioni di persone disoccupate. La metà di chi non lavora ha un’età compresa tra i 15 e i 34 anni, cioè 1.538 milioni. Se si restringe il campione per età anagrafica, tra i 25 e i 34 anni i disoccupati sono 935 mila. Se, invece, osserviamo l’inattività, ben 1,9 milioni su 2.899 milioni vivono nelle regioni meridionali.
In Italia esiste dunque una larga fascia di adulti, anche di età superiore ai 34 anni (ma questo le statistiche ancora non lo dicono), che vivono, (non) lavorano, producono e si riproducono in una zona grigia tra operosità e precariato, lavoro al nero, inattività e disoccupazione. C’è poi un altro dato, apparentemente in controtendenza. Nel terzo trimestre del 2013, il lavoro precario (“atipico”) è diminuito, sostiene l’Istat. Il numero di dipendenti a tempo determinato e di collaboratori è sceso a 2 milioni 624 mila, in calo di 253 mila unità (-8,8% su anno). È una diminuzione ancora più forte rispetto a quella registrata per i dipendenti a tempo indeterminato (-1,3%). Non sono stati assunti, stanno annegando nella zona grigia.
Questi dati trovano inoltre un riscontro anche in quelli della Cgia di Mestre e della Cgil sulle partite Iva. Negli ultimi cinque anni sono diminuite di 400 mila unità, anche a causa di una tassazione sproporzionata o delle aliquote contributive della gestione separata al 27,72%. Questo aspetto del lavoro indipendente è stato denunciato ieri dalle “Camere del lavoro autonomo e precario” di Roma (clap-info.net) che hanno organizzato un flash mob davanti alla sede centrale Inps di Roma per denunciare il versamento dell’acconto d’imposta, non rateizzabile, di tasse e contributi per le partite Iva. Lo slogan è tutto un programma: «Io non posso saldare».


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