Putin, ritorno all’Urss Schierati i missili ai confini con l’Europa

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MOSCA — Dopo anni di annunci e di avvertimenti, Vladimir Putin si sarebbe deciso a schierare a ridosso dell’Europa missili in grado di portare testate nucleari. La notizia viene dal quotidiano tedesco Bild che cita fonti degli apparati di sicurezza. Missili Iskander sarebbero stati installati negli ultimi dodici mesi nell’enclave di Kaliningrad, la ex Prussia Orientale, che si trova nel mezzo dell’Unione Europea, tra Lituania e Polonia. Altre batterie, per un totale superiore a dieci, sarebbero state piazzate sul territorio russo ai confini con Estonia e Lettonia, che pure fanno parte dell’Unione europea. La notizia, non confermata, è stata accolta con prudenza al quartier generale della Nato in Belgio, che ieri sera ha dichiarato di aver avviato «verifiche».
Secondo la Bild , i missili russi sarebbero Iskander M con una gittata che arriva fino a 500 chilometri e che quindi dalle loro postazioni potrebbero colpire in pochi minuti Varsavia, Berlino e Praga. Secondo informazioni del sito Mail.ru , solitamente ben informato, gli Iskander M hanno la possibilità tecnica di utilizzare anche missili da crociera R-500 (equivalente dei Cruise americani), che porterebbero il raggio d’azione delle batterie a oltre duemila chilometri. Vale a dire che buona parte dell’Europa occidentale, comprese Roma, Parigi e Londra sarebbero sotto tiro di queste armi che, a differenza dei missili balistici, non devono uscire dall’atmosfera e quindi possono colpire in brevissimo tempo, senza dare all’avversario il tempo di reagire.
Per la Russia si tratta, sempre se la notizia sarà confermata, della logica conseguenza dell’iniziativa americana di procedere con l’installazione dello scudo antimissilistico europeo. Ufficialmente serve a bloccare missili partiti dai cosiddetti stati-canaglia, come l’Iran. Ma Mosca è convinta che siano diretti contro le sue difese missilistiche.
Putin lo ha spiegato bene in passato: «Se noi non sviluppiamo uno scudo antimissilistico, c’è il pericolo che i nostri partner, creando un tale ombrello, si sentano completamente sicuri. Ciò consentirebbe loro di fare quello che vogliono, facendo saltare l’equilibrio esistente. E allora l’aggressività crescerebbe immediatamente. Per preservare l’equilibrio, noi dobbiamo sviluppare nuovi sistemi di armi offensive».
In varie occasioni si è parlato del ritorno da parte russa a missili intercontinentali Topol a testate multiple, in passato proibiti dagli accordi esistenti tra Urss e Usa. Ma anche delle armi a breve gittata che trasformerebbero il Vecchio Continente nel teatro di una ipotetica guerra nucleare.
Già qualche mese fa il ministro della Difesa Sergej Shojgu ha annunciato che entro quattro anni tutte le brigate missilistiche terrestri saranno riarmate con vari tipi di Iskander (con gittate oscillanti fra i 280 e i 500 chilometri). Il sito Izvestiya.ru ha poi sostenuto che un nuovo tipo di Iskander sarebbe stato dislocato entro la fine dell’estate nei settori Ovest e Sud dello schieramento russo. Si è parlato anche di missili in Armenia (a ridosso della Turchia, Paese Nato) e di collaborazione con la Bielorussia.
Un esperto indipendente, Vyacheslav Tselujko, ha spiegato che i radar e i missili intercettatori europei sono vulnerabili ai caccia e ai missili tattico-operativi. Per questo gli americani proteggeranno le postazioni dello scudo con sistemi antimissilistici tipo Patriot. Per colpire comunque gli obiettivi, «gli Iskander saranno dotati dei sistemi Reb (disturbi radio ed elettronici) che porranno ostacoli attivi e passivi ai radar con rumori e lanci di bersagli falsi».
Fabrizio Dragosei


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