Il permesso di sparare al rinoceronte battuto all’asta per 350 mila dollari

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WASHINGTON — Questa è una storia da Texas ma che si allunga fino a toccare l’Africa. Il Dallas Safari Club ha messo all’asta il permesso di abbattere un raro rinoceronte nero. Un’offerta che copre il viaggio, le spese in una riserva sud africana, la scorta delle guide locali e l’autorizzazione a sparare. Costo totale: 28 mila dollari. Ma gli organizzatori ne hanno incassato, sabato sera, 350 mila, assegno staccato da chi si è aggiudicato il diritto di uccidere l’animale.
L’iniziativa non poteva passare certo liscia, anche se gli appassionati della caccia grossa sono tanti e ci troviamo in Texas, terra abituata alle armi. Forti le polemiche, così come la reazione. Le associazioni a tutela della natura hanno già raccolto più di 75 mila firme, gruppi di protesta si sono raccolti per contestare l’evento, voci, rimaste anonime, hanno lanciato minacce di morte. Messaggi non sottovalutati dalla polizia come dall’Fbi. Il rischio di un gesto clamoroso è sempre possibile.
Gli organizzatori hanno cercato di difendersi aggrappandosi a due punti. Primo. La somma incassata con l’asta sarà devoluta a un fondo per la tutela dei rinoceronti in Namibia. Secondo. La preda sarà un esemplare «anziano» e «sacrificabile». Ben Carter, il direttore del Safari Club, si è spinto ad affermare che si tratta di una «difesa della specie in pericolo». Gli hanno risposto che se uno vuole davvero sostenere la causa dovrebbe offrire del denaro senza eliminare altri capi: «La regola numero uno è limitare e contrastare l’azione dei cacciatori».
Dando la possibilità di sparare su animali così rari gira poi il messaggio che ci sono americani «pronti a pagare qualsiasi cosa pur di ammazzare un animale». Del resto basta guardare alcuni canali t statunitensi dedicati al settore. Nulla è risparmiato. Tacchini selvatici, scoiattoli, cervi finiscono nel mirino di fucili potenti, armi dotate di cannocchiale, balestre, archi. Hobby che si porta dietro prodotti d’ogni tipo. Dalle «divise» allo spray per confondere le prede, alle attrezzature che servirebbero più a un soldato che al classico cacciatore.
La campagna di mobilitazione contro il Dallas Club si inserisce in un programma più ampio, legato a quanto sta avvenendo in alcune zone africane, dove i bracconieri, usando mezzi moderni e vecchi sistemi come punte avvelenate, non danno tregua ai rinoceronti. I numeri diffusi sono terribili. Negli anni ’60 c’erano ben 40 mila esemplari «neri», concentrati in gran parte in Sud Africa. Oggi ne restano circa 5 mila e ne sono eliminati a centinaia all’anno. Ai predatori interessa il corno che viene poi esportato in Asia dov’è molto richiesto per inesistenti scopi medicinali o afrodisiaci. Un mercato nero che frutta bene ai massacratori e sopratutto ai mediatori, le figure chiave del racket: un corno può essere venduto a 65 mila dollari al chilogrammo.
Per contrastare i cacciatori di frodo, namibiani e sud africani usano squadre di guardie che devono vedersela con bande agguerrite. I conflitti a fuoco sono frequenti perché le gang — come fossero narcotrafficanti — non vogliono perdere il loro bottino e sparano. La lotta ha i suoi caduti e in alcune zone le unità locali sono state appoggiate da ex appartenenti alle forze speciali americane. I veterani si sono uniti in una battaglia che non conosce confini ed è sempre più complicata Come estrema misura si è anche adottata la tattica di addormentare alcuni rinoceronti per poi privarli del corno. In questo modo dovrebbero essere risparmiati dai cacciatori. Però i risultati sono parziali. I criminali li abbattono comunque perché non vogliono perdere tempo nell’inseguire le tracce di esemplari senza valore. Inoltre il corno è una componente importante per il rinoceronte che se ne serve nei «duelli» per segnare il territorio. Tutto questo per avidità .
Guido Olimpio


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