Egitto, missile sul bus dei turisti Al Qaeda uccide cinque persone

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GERUSALEMME — Il braccio di Al Qaeda nella Penisola del Sinai ha alzato il livello dello scontro tornando a colpire dopo anni un gruppo di turisti stranieri che ieri pomeriggio si trovavano a bordo di un pullman a Taba, a meno di trecento metri dalla frontiera con Israele. Il pullman dove viaggiavano un gruppo di pellegrini cristiani provenienti dalla Corea del Sud, è stato centrato da un missile che ha scoperchiato il vecchio bus giallo della Craft-Tours sul viale che finisce al terminal egiziano della frontiera uccidendo 4 cittadini coreani e l’autista egiziano. A bordo c’erano 33 passeggeri, tutti feriti in vario modo dall’esplosione e dall’incendio che ha
devastato il pullman.
I turisti stavano rientrando da una visita al Monastero di Santa Caterina — che si trova nel Sinai centrale — si apprestavano a fermarsi all’Hilton, l’albergo che si trova proprio sulla linea della frontiera con Israele. L’attacco ancora non è stato rivendicato ma dietro la nuova strage ci sarebbe “Ansar Beit al Maqdis (I partigiani di Gerusalemme), la sigla più sanguinaria della galassia integralista egiziana che opera nella Penisola del Sinai, protagonista dopo la destituzione del presidente islamista Mohammed Morsi l’anno scorso di un’ondata di attacchi che hanno provocato la morte di decine di poliziotti e soldati, con attentati anche nel Delta del Nilo e al Cairo. L’attacco contro un bus di pellegrini segna l’inizio di una escalation e di un cambiamento di strategia dei gruppi integralisti nel tentativo di minare alla base il turismo, la risorsa economica più importante dell’Egitto, che quest’anno aveva dato qualche segno di ripresa dopo la rivoluzione del 2011.
Gran parte dei feriti coreani sono stati trasferiti negli ospedali delle cittadine egiziane vicine, Nuweiba e anche Sharm el Sheik — che dista però quasi 200 chilometri. Quattro in condizioni gravissime sono invece stati trasferiti attraverso la frontiera verso lo Yosef Tal Hospital di Eilat, la cittàvacanza israeliana che è appena oltre la sbarra della frontiera di Taba. Israele ha subito mandato sul posto decine di ambulanze e sanitari per assistere i feriti, ma i mezzi sono stati bloccati dalle autorità egiziane. Immediata l’allerta per tutti i turisti israeliani che si trovavano sul lato egiziano, attraverso sms sono stati invitati a rientrare immediatamente dall’altro lato della frontiera. I grandi alberghi egiziani della zona sono molto frequentati anche dagli israeliani per la facilità di transito — la frontiera si passa a piedi — per i prezzi più abbordabili, ma anche per i casinò che si trovano all’interno delle strutture, visto che il gioco d’azzardo è vietato in Israele.
Nella zona sono immediatamente affluite truppe egiziane e centinaia di agenti della sicurezza, trasferiti anche con gli elicotteri. E’ un tragico copione che si ripete. Taba è stata già colpita due volte da gravissimi attentati contro gli alberghi frequentati dai turisti, nel 2004 fra le decine di vittime delle bombe, che sventrarono diversi piani dell’Hotel Hilton, c’erano anche due ragazze italiane.
Nel Sinai da mesi è in atto una lotta senza quartiere fra le truppe egiziane mandate dal Maresciallo Abdel Fattah el Sissi, l’uomo forte dell’Egitto, per avere ragione delle decine di gruppi jihadisti che operano nella Penisola desertica, crocevia di ogni traffico da quello degli emigranti clandestini provenienti dall’Africa, a quello delle armi e della droga. Una battaglia continua nella quale l’Egitto sta impiegando migliaia di militari con il tacito accordo di Israele, che vede minacciate direttamente le sue frontiere dalle bande qaediste. Per questo dopo un attacco nell’estate del 2012 che provocò una decina di morti israeliani, il premier Benjamin Netanyahu ha ordinato la costruzione di Muro di sicurezza (simile a quello con la Cisgiordania) che sarà completato quest’anno, nella convinzione che il controllo di quella lunga frontiera desertica e della città-vacanza di Eilat sarebbe altrimenti impossibile.


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