Euro tunnel

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Mario Pianta, il manifesto
Se guar­diamo indie­tro, abbiamo ven­ti­cin­que anni di poli­ti­che mone­ta­rie sba­gliate, che hanno fon­dato su mer­cato e moneta unica l’intera costru­zione euro­pea, abban­do­nando via via occu­pa­zione, modello sociale, diritti, demo­cra­zia. Appena die­tro di noi abbiamo la più grave crisi del capi­ta­li­smo dal 1929, da cui nasce la depres­sione attuale. I paesi che hanno pro­vato a uscirne – Stati Uniti, Gran Bre­ta­gna, Giap­pone – l’hanno fatto creando nuove bolle spe­cu­la­tive per la finanza, ali­men­tate dall’introduzione di un’enorme liqui­dità nell’economia mon­diale. Se guar­diamo avanti, il buio è fitto. Le pro­messe di ripresa dell’economia sono state finora illu­so­rie e riguar­dano soprat­tutto pochi paesi del nord Europa. A Bru­xel­les, Ber­lino e Fran­co­forte la poli­tica resta immu­ta­bile: per la peri­fe­ria d’Europa auste­rità fiscale, un debito inso­ste­ni­bile anche se gli spread calano, poli­tica mone­ta­ria rigida, mano libera per la finanza. Ci muo­viamo in un lun­ghis­simo tun­nel da cui sem­bra impos­si­bile uscire.
È il tun­nel dell’euro, di una moneta senza stato, di una Banca cen­trale che pro­tegge la finanza dall’inflazione ma non sa affron­tare la reces­sione, che salva le ban­che fal­lite ma rifiuta di soste­nere il debito degli stati. È il tun­nel di un’Europa asim­me­trica nelle forze pro­dut­tive e nel potere poli­tico, che pro­duce squi­li­bri e ne sca­rica i costi sulle peri­fe­rie, costrette a imi­tare l’impossibile modello d’esportazione della Ger­ma­nia. Il tun­nel di una poli­tica – anche quella del nuovo governo di Mat­teo Renzi, al cen­tro dello spe­ciale della set­ti­mana scorsa — che ripete annunci illu­sori sulla fine della crisi e sui tagli alle tasse, osses­sio­nata dall’austerità quando la disoc­cu­pa­zione gio­va­nile arriva al 40%, una poli­tica che di fronte alle rea­zioni anti-europee sce­glie di caval­care anch’essa le pul­sioni populiste.

Guar­dando fuori d’Europa il buio è ancora più vasto. L’inizio della restri­zione mone­ta­ria negli Usa ha già pro­vo­cato in molti paesi emer­genti fughe di capi­tali, reces­sione, sva­lu­ta­zioni. Nei con­fronti del dol­laro, nell’ultimo anno la valuta del Bra­sile si è sva­lu­tata del 17%, quelle di India, Indo­ne­sia, Rus­sia e Suda­frica di circa il 20%, la lira turca del 22%, il peso argen­tino del 60%. Sono tutti paesi inon­dati di capi­tali dai paesi ric­chi che ora si tro­vano inde­bi­tati con l’estero, debiti da rim­bor­sare in valute più costose e a tassi d’interesse cre­scenti: si direbbe che si pre­para una nuova ver­sione della crisi del debito del Terzo mondo degli anni ’80. Facile imma­gi­nare che se in Ita­lia aves­simo nuo­va­mente la lira, anch’essa sarebbe in balìa della spe­cu­la­zione, con i prezzi delle impor­ta­zioni gon­fiati dalla sva­lu­ta­zione, l’export depresso dalla crisi inter­na­zio­nale, i capi­tali in fuga da un paese che non cre­sce da vent’anni.
Non ci sono scor­cia­toie – come la nostal­gia per la lira — per uscire dal tun­nel. Al di là degli errori com­messi sull’euro – che Sbi­lan­cia­moci! denun­ciava già nel suo Rap­porto 2002 – il tun­nel in cui siamo rin­chiusi è cemen­tato dal potere lasciato alla finanza e dall’ideologia del mer­cato, trac­cia il tren­ten­nio libe­ri­sta che ci ha por­tato alla depres­sione. Se ne può uscire sol­tanto con un cam­bia­mento pro­fondo del modello eco­no­mico e dell’orizzonte poli­tico.
È nel mezzo di que­sto tun­nel che andremo al voto alle ele­zioni euro­pee. Un ten­ta­tivo di pro­ce­dere a pic­coli passi è quello che pro­pone — nell’intervista a pagina due di que­sto spe­ciale — Mar­tin Schultz, can­di­dato social­de­mo­cra­tico alla pre­si­denza della Com­mis­sione euro­pea. Troppo poco e troppo tardi, a sei anni dall’inizio della crisi. L’alternativa di Sbi­lan­cia­moci! e della Rete euro­pea degli eco­no­mi­sti pro­gres­si­sti (Euro-pen) è pre­sen­tata a pagina tre: un’unione mone­ta­ria da rico­struire con nuove regole per la Banca cen­trale euro­pea, una garan­zia comune sul debito pub­blico con l’emissione di euro­bond e forme di con­trollo sui movi­menti di capi­tali, limi­tando la libertà d’azione della finanza. E, natu­ral­mente, meno poteri ai ban­chieri e a Ber­lino, e più demo­cra­zia nelle scelte eco­no­mi­che, aprendo la strada alla fine dell’austerità e a poli­ti­che indu­striali e del lavoro dise­gnate per uno svi­luppo soste­ni­bile sul piano sociale e ambien­tale. Sono le pro­po­ste di cam­bio di rotta che saranno discusse il 19 marzo al Forum “Un’altra strada per l’Europa” al Par­la­mento euro­peo, che qui pre­sen­tiamo. A discu­terne – con esperti, movi­menti e sin­da­cati – ci saranno euro­par­la­men­tari e poli­tici della sini­stra – Syriza com­presa – verdi e social­de­mo­cra­tici. Un’occasione per risve­gliare la poli­tica, a Bru­xel­les come a Roma, dare con­te­nuti al dibat­tito sul voto euro­peo, e cer­care dav­vero l’uscita dall’euro-tunnel.



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