Europee decisive per Syriza: il 25% può portare Tsipras al governo

Europee decisive per Syriza: il 25% può portare Tsipras al governo

Reces­sione, crisi uma­ni­ta­ria senza pre­ce­denti, disoc­cu­pa­zione oltre il 28%, tagli a sti­pendi e pen­sioni, pro­messe vane e spe­ranze perse: ai greci è chiaro che il voto di oggi è un refe­ren­dum sulle poli­ti­che appli­cate dalla Troika (Bce, Fmi, Com­mis­sione Ue) negli ultimi anni. Per boc­ciarle, come vuole il lea­der della sini­stra radi­cale (Syriza), Ale­xis Tsi­pras. O per appro­varle, come vor­rebbe il pre­mier con­ser­va­tore (Nea Demo­kra­tia) Anto­nis Sama­ras, che fa appello alla difesa della «sta­bi­lità poli­tica». Una sta­bi­lità che fa certo comodo all’establishment poli­tico ed eco­no­mico, ma che non dovrebbe inte­res­sare gli strati eco­no­mi­ca­mente più deboli sem­pre più affa­mati e disperati.

In gioco ad Atene non è sem­pli­ce­mente la sorte del governo di coa­li­zione fra Nea Demo­kra­tia e socia­li­sti del Pasok, né il numero dei depu­tati che cia­scuna forza poli­tica man­derà all’Europarlamento. Ciò che mette la Gre­cia al cen­tro dell’interesse poli­tico nel Vec­chio con­ti­nente è la veri­fica sul grado di sop­por­ta­zione e di resi­stenza da parte dei suoi cit­ta­dini nei con­fronti di poli­ti­che disu­mane. In altri ter­mini, fino a che punto il mal­con­tento gene­rale sarà espresso nelle urne. In secondo luogo, gli occhi d’Europa — e delle sini­stre in par­ti­co­lare — sono pun­tati su Tsi­pras, che oggi dimo­strerà se è riu­scito a con­vin­cere l’elettorato che il pro­gramma del suo par­tito è l’alternativa ai piani «lacrime e san­gue» e che Syriza può can­di­darsi dav­vero a essere forza di governo.

Durante l’ultima set­ti­mana la dif­fe­renza tra Nea Demo­kra­tia e Syriza è aumen­tata a favore della seconda. Il testa a testa che si era regi­strato alla vigi­lia del primo turno delle ammi­ni­stra­tive, e i risul­tati elet­to­rali tutto som­mato con­trad­dit­tori della dome­nica scorsa (Syriza ha vinto par­zial­mente ad Atene e in Attica, la regione più grande del Paese, men­tre i con­ser­va­tori hanno rac­colto la mag­gio­ranza delle pre­fe­renze in peri­fe­ria), hanno ceduto il posto a un netto van­tag­gio della sini­stra nei son­daggi. In media, Syriza otter­rebbe il 25% con­tro il 22% dei con­ser­va­tori. Al terzo posto sono accre­di­tati i neo-nazisti di Alba Dorata (in media al 7,5%), men­tre l’Ulivo, lista alla quale par­te­cipa il Pasok, avrebbe il 6,5%. A seguire, il Par­tito Comu­ni­sta di Gre­cia (Kke).

La «minac­cia della sini­stra» ha fatto alzare i toni del pre­mier Sama­ras, che nel suo discorso di chiu­sura della cam­pa­gna elet­to­rale ha attac­cato per­so­nal­mente il lea­der di Syriza: «Tsi­pras è un irre­spon­sa­bile». Oltre agli attac­chi all’avversario, le pro­messe: in mezzo a una reces­sione pro­fonda pro­vo­cata anche dal suo par­tito, Sama­ras ha avuto il corag­gio di pro­met­tere 700mila posti di lavoro nei pros­simi sette anni. Tsi­pras, invece, ha sot­to­li­neato che «que­ste ele­zioni devono essere il refe­ren­dum che non è mai stato fatto in Gre­cia: un refe­ren­dum simile a quello del 1974 che ha cac­ciato via dal paese la monar­chia». Il segre­ta­rio del Kke,Dimitris Kou­tsou­bas, ha accu­sato dal canto suo Syriza di essere «pro­ta­go­ni­sta di gio­chi poli­tici e di affari oscuri». Per i comu­ni­sti orto­dossi greci il paese deve eman­ci­parsi dalle poli­ti­che dell’Ue e can­cel­lare il suo debito.

Il dato più pre­oc­cu­pante è la cre­scita ver­ti­gi­nosa di Alba Dorata (su cui pende un pro­cesso presso la Corte suprema che potrebbe dichia­rarla fuo­ri­legge). «Le forze demo­cra­ti­che hanno il dovere di ripor­tare a casa gli elet­tori di quel par­tito, per­ché non tutti coloro che votano per Alba dorata devono essere con­si­de­rati neo-nazisti» ha affer­mato Tsi­pras. Parole ragio­ne­voli, che hanno pro­vo­cato, però, la rea­zione della coa­li­zione di governo: «Syriza flirta con Alba Dorata, per­ché vuole i voti dei can­di­dati neo-nazisti al secondo turno delle amministrative».

Nel caso in cui il van­tag­gio di Syriza regi­strato nei son­daggi venisse con­fer­mato dai risul­tati di domani sera, non è detto che la con­se­guenza diretta sia la crisi di governo. Tutto dipen­derà dalla dif­fe­renza dei punti tra la destra e la sini­stra radi­cale, ma anche dal numero dei voti rac­colti dai socia­li­sti del Pasok, che, nel periodo ante-crisi, rac­co­glieva oltre il 40% e ora rischia addi­rit­tura di scio­gliersi. Se la dif­fe­renza tra Nea Demo­kra­tia e Syriza dovesse risul­tare supe­riore ai cin­que punti a van­tag­gio di Tsi­pras, e il Pasok (Ulivo) dovesse scen­dere sotto il 5%, allora la Gre­cia potrebbe andare verso ele­zioni poli­ti­che anti­ci­pate. Altri­menti, ci sarà un rim­pa­sto gover­na­tivo, ma niente di più. E la crisi con­ti­nuerà a essere gestita, almeno fino all’anno pros­simo, dai due soliti par­titi del potere: Nea Demo­kra­tia e Pasok.



Related Articles

Trump studia i piani “Poche possibilità per evitare un conflitto militare”

Lo scenario. La mossa di Kim mette nell’angolo chi sostiene il dialogo: a prevalere sono i militari

L’Europa dice no alla proposta italiana «Non ci faremo carico dei clandestini»

Per il ministro tedesco «23 mila profughi non rappresentano un problema»

Biden avverte la Cina «Abbassate i toni»

PECHINO — Il presidente cinese Xi Jinping lo ha chiamato «il mio vecchio amico americano». Il vicepresidente Joe Biden ha risposto dicendo che in cinque ore e mezza di colloqui è stato «molto diretto nell’esprimere la nostra posizione ferma» contro la «zona di difesa e identificazione aerea» istituita unilateralmente da Pechino nel Mar cinese orientale, fino a coprire le isole Senkaku amministrate dal Giappone (Diaoyu per i cinesi).

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment