L’ Aquila, mazzette per ricostruire le chiese “Abbiamo fatto bingo”

Nella cricca l’ex vice di Bertolaso e una funzionaria dei Beni culturali Così avevano infiltrato un emendamento nella legge del governo Letta

GIUSEPPE CAPORALE, la Repubblica redazione • 18/6/2014 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Carcere & Giustizia, Copertina, Politica & Istituzioni • 1325 Viste

L’ AQUILA . L’ultima cricca scoperta a L’ Aquila era negli uffici regionali del ministero dei Beni culturali. E non prendeva solo mazzette (180 mila euro per un appalto da 19 milioni per la chiesa delle Anime Sante): era arrivata al punto di scrivere un emendamento a un’ordinanza della presidenza del consiglio sulle regole della ricostruzione. La correzione dell’articolo 2 — poi consegnata agli uffici dell’allora premier Enrico Letta — avrebbe reso la Curia aquilana stazione appaltante di 500 milioni di euro di lavori pubblici (per la ricostruzione di 195 chiese) senza dover rispettare il codice degli appalti. Luciano Marchetti, ex vicecommissario alla ricostruzione, Alessandra Mancinelli, funzionaria del Mibac, Giuseppe Di Girolamo, dirigente ministeriale, e gli imprenditori Massimo Vinci e Patrizio Cricchi erano quasi riusciti nell’intento attivando quella che uno di loro chiama «massoneria cattolica» — come emerge da una intercettazione effettuata dalla squadra mobile dell’ Aquila — e soprattutto strumentalizzando tutti i vescovi dell’Abruzzo e del Molise, con un ruolo da protagonista per monsignor Giovanni D’Ercole, oggi vescovo di Ascoli e fino a poche settimane fa vescovo ausiliare dell’Aquila. Se dal punto di vista normativo, sei mesi fa, l’ufficio legislativo del Governo ha bloccato l’emendamento, ieri il giudice per le indagini preliminari del capoluogo abruzzese, Giuseppe Romano Gargarella, ha fatto scattare cinque arresti e undici avvisi di garanzia per funzionari, imprenditori e professionisti.
«ABBIAMO FATTO BINGO»
«Se la Curia gestisce gli appalti per noi è fatta » si raccontavano al telefono la Mancinelli (ora in carcere) e Marchetti (ai domiciliari). «A te Luciano andranno tutti gli incarichi vedrai », dice la funzionaria. Ma non erano solo loro a spingere per l’emendamento acchiappa- appalti degli immobili della Chiesa aquilana. Dietro si muovevano gli imprenditori. «Letta firmerà… E se Palazzo Chigi fa sta cosa abbiamo fatto bingo! Abbiamo vinto!», esultava in una intercettazione ambientale il costruttore Vinci, che già pagava alla cricca le mazzette per ottenere l’appalto della chiesa di Santa Maria del Suffragio (detta delle Anime Sante). Affare che sarebbe presto lievitato a «30 milioni di euro come minimo», aveva
assicurato agli imprenditori lo stesso Marchetti. E Vinci arrivava a falsificare la firma del parroco – malato e incapace di intendere e di volere – nei documenti per l’appalto.
«LA MASSONERIA CATTOLICA»
Per la vicenda dell’emendamento un ruolo centrale l’ha avuto Antonello Antonellis, sindaco di San Donato Val di Comino, nel Frusinate, che si è presentato alla cricca del Mibac come grande amico di Enrico Letta. «Io ed Enrico siamo come fratelli, tu lo sai», diceva al telefono alla Mancinelli. Ed è sempre Antonellis a suggerire la strada per Palazzo Chigi, quella che lui chiama della «massoneria cattolica». «Ad Enrico gli diciamo che questa cosa è venuta direttamente dalla Cei… è chiaro, no!?» dice Antonellis. «È per questo che D’Ercole… — risponde al Mancinelli — mi ha detto: lo voglio far uscire il documento con la firma dalla Conferenza episcopale! Capito?». E Antonellis spiega la strategia: D’Ercole
chiama Piva (Amedeo Piva, funzionario delle Ferrovie e dirigente del Pd, ndr) e gli dice: la conferenza episcopale delibera questa cosa che la mandiamo a Letta; gli dà il testo… in modo che mercoledì, quando andiamo non tanto da Letta, ma da Ferrara che è il… vice segretario generale… spingeranno anche loro sui lavori per qualche impresa amica». E poi Antonellis si spiega meglio: «Tu hai capito che Piva è l’uomo del Vaticano, no? È lui che rappresenta… come dire… quella massoneria cattolica… eh… che comanda! Eh… se viene da lì… da Amedeo… significa che… il Vaticano… Così anche se qualche ministro vuole fare lo stronzo, quando gli dice che viene dalla Cei non può dire nulla». Antonellis non è indagato nell’inchiesta, ma per i pm David Mancini e Antonietta Picardi rappresenta il collegamento con il livello romano.
LA TANGENTE AL RISTORANTE
Ma ci sono anche le mazzette: una tangente da 10 mila euro (acconto di 180 mila) che la Finanza dell’ Aquila segue e filma. La consegna avviene in un ristorante di Carsoli. Ed è l’imprenditore Vinci a dare la busta alla Mancinelli sotto gli occhi dell’imprenditore Cricchi e dell’ex commissario Marchetti. La Mancinelli si era anche fatta regalare un divano e pagare i lavori idraulici in casa.
GIANNI LETTA SPINGE PER L’APPALTO
Nelle carte spunta anche il nome di Gianni Letta, ex sottosegretario alla presidenza del consiglio del governo Berlusconi. La lettera dei vescovi con allegato l’emendamento già pronto, oltre che sul tavolo dell’allora premier Enrico, arriva anche su quello dello zio. È sempre monsignor d’Ercole ad inviargliela. Ed è invece Marchetti in una intercettazione ambientale a rivelare che Letta senior avrebbe fatto pressioni per far ottenere dei lavori a una ditta a lui vicina.

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