L’irritazione di Banca d’Italia: calcoli su scenari improbabili

il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Fabio Panetta: si ipotizzavano perdite sui titoli di Stato, in realtà ci sono plusvalenze

Stefania Tamburello, Corriere della Sera redazione • 27/10/2014 • Copertina, Europa, Lavoro, economia & finanza, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 939 Viste

ROMA – In Banca d’Italia come al ministero dell’Economia cercano di essere il più possibile concreti e pragmatici. Il sistema bancario italiano agli esami della Bce, dicono, ha dimostrato di essere complessivamente solido e compatto perché le 15 banche sottoposte al Compreehensive assestment della Bce, hanno tutte superato l’impegno più importante, quello della verifica degli attivi di bilancio. Hanno cioè i conti a posto e un capitale che è più consistente dei limiti previsti. Il problema però è che il risultato della seconda parte degli esami, quella degli stress test, è stato peggiore del previsto- con 9 istituti, la squadra più numerosa, colti in difficolta- e ha messo le banche italiane in una luce sfavorevole rispetto al resto delle europee anche se poi a conti fatti sono solo 2 gli istituti effettivamente non in regola, Mps e Carige. Colpa di un test costruito su uno scenario avverso particolarmente severo, «estremo, quasi apocalittico» che «disegna un paese al collasso e con zero possibilità di realizzarsi» rileva il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Fabio Panetta, che sarà anche il rappresentante italiano nel nuovo meccanismo di vigilanza europeo che partirà il 4 novembre. Uno scenario che prevede 5 anni di recessione, il crollo del Pil come in tempo di guerra, il forte rialzo dei tassi a medio e lungo termine e il riacutizzarsi delle tensioni sul debito sovrano. «Per le banche italiane si ipotizzavano perdite di circa 3 miliardi e mezzo sui titoli pubblici in portafoglio, mentre nella realtà si sono registrate plusvalenze» dice ancora Panetta. Uno scenario dunque troppo severo, deciso a Francoforte collegialmente dopo un’ampia discussione che risente sicuramente della situazione di bassa crescita dell’Italia, «Fosse stata una corsa di cavalli sarebbe stato come partire con l’handicap» rileva il direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi. «E’ un risultato non inatteso» aggiunge Panetta. Quel che però a palazzo Koch forse non si aspettavano è che le banche di Germania e Francia avrebbero fatto un percorso netto, passando tutte indenni anche dagli stress test. Certo gli scenari erano diversi ma la metodologia era stata definita per tutti a Francoforte anche se poi ogni autorità nazionale l’ha applicata per suo conto.
Ad avere per primi qualche dubbio sulla parità di trattamento sono gli analisti che nelle scorse settimane avevano segnalato timori per la fragilità in particolare delle banche tedesche e che ieri hanno cominciato ad evidenziare elementi di incongruenza. Fra questi, – hanno segnalato alcuni analisti bancari – va compresa per esempio l’indicazione, nello scenario di riferimento dei test per le banche tedesche, di un’esposizione dell’ industria navale, in netta crisi in Germania, di solo 1 miliardo, quando la sola Commerzbank ne indica nei suoi conti il doppio. Un caso Germania dunque? Saranno i mercati a rivelarlo. Le banche italiane per ora vanno avanti. La Banca d’Italia ha comunicato, dopo la Bce, le integrazioni patrimoniali fatte nel 2014 ma non segnalate dall’Eurotower e sostiene che le carenze di capitale «sono perfettamente gestibili». Gli stress test- rileva ancora Panetta servono a rassicurare gli investitori sulla forza delle banche ma c’è il rischio che si vada oltre e si creino vincoli ulteriori al credito.
Stefania Tamburello

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