Al G20 arriva Putin e si fa scortare dalle navi da guerra

Al G20 arriva Putin e si fa scortare dalle navi da guerra

BRISBANE (Australia) Organizzato dall’Australia, il G20 di Brisbane (il vertice dei grandi che rappresentano i 90 per cento del Pil mondiale e i due terzi della popolazione del Pianeta) dovrebbe essere in gran parte dedicato ai problemi della crescita economica e alla creazione di nuova occupazione. Un appuntamento ideale, quello odierno, per Matteo Renzi che da tempo in Italia cerca di muoversi in questa direzione e che anche in Europa — dove ha la presidenza di turno della Ue — insiste sulla necessità di dirottare più risorse verso la crescita anziché bruciare tutto in una politica di rigore fiscale assoluto, inefficace se le economie continuano a contrarsi.
Ma l’agenda del summit, preparata con cura dal premier australiano Tony Abbott, è a forte rischio di dirottamento perché il tavolo dei venti Paesi-guida (quelli occidentali del G7, Italia compresa, più Russia, Arabia Saudita, nuove potenze come India, Cina e Brasile e Messico e gli Emergenti, dall’Indonesia al Sudafrica) è ingombro di diverse altre questioni: dal conflitto in Ucraina allo spostamento dell’attenzione degli Stati Uniti e della Cina sui temi dell’inquinamento e dei mutamenti del clima, al caso Juncker che scuote l’Europa.
Il macigno di gran lunga più grosso è quello russo: escluso dal G8 dopo l’annessione della Crimea e l’attacco alle province orientali dell’Ucraina, assoggettato a pesanti sanzioni economiche che stanno spingendo l’economia del Paese in recessione, Vladimir Putin è arrivato a Brisbane più bellicoso che mai. Se quattro giorni fa, al vertice Apec di Pechino, era parso più prudente nel tentativo di ripristinare un minimo di dialogo col presidente americano Obama, alla vigilia del G20 il leader russo ha assunto di nuovo un atteggiamento conflittuale: in un’intervista all’agenzia Tass non priva di aspetti farseschi (ha definito illegali le sanzioni contro la Russia perché non deliberate dall’unico organismo abilitato, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dimenticando che sull’Ucraina le Nazioni Unite sono paralizzate proprio dal veto di Mosca), Putin ha detto che la Russia non solo non è spaventata dalle sanzioni, ma si sta preparando a resistere anche nel caso di un ulteriore crollo dei prezzi petroliferi, sicuramente catastrofico per una nazione ampiamente dipendente dall’export di greggio e gas.
Il presidente russo ha fatto queste affermazioni in margine a un incontro bilaterale con David Cameron: un botta e risposta durissimo, col premier inglese che ha accusato Mosca di aggredire un Paese più piccolo come fece il Terzo Reich nell’Europa della prima metà del secolo scorso. In Australia Putin non può fare un passo senza subire contestazioni. Fin dal suo arrivo manifestazioni ostili e stampa scatenata che gli chiede di scusarsi col popolo australiano per il disastro del volo MH17: a bordo dell’aereo colpito da un missile russo probabilmente lanciato dai ribelli filorussi, c’erano, tra gli altri, 38 cittadini australiani. L’abbattimento del jet della Malaysia Airlines è stato messo anche dal premier Abbott al centro del suo teso colloquio con Putin. Che, per tutta risposta, ha mandato una squadra di navi da guerra a incrociare al largo delle coste del Queensland, la regione del vertice. Una mossa vagamente minacciosa che Mosca ha ripetuto anche in passato. Un Putin isolato dall’Occidente a parte il breve colloquio a Pechino con Obama e l’insistenza di Germania e Italia per il mantenimento di una canale di dialogo aperto con Mosca: un atteggiamento che suscita qualche perplessità a Washington. A Brisbane Renzi dovrebbe avere un incontro con Putin mentre, al momento, non è previsto un bilaterale col presidente Usa. Quanto all’ambiente, gli Usa, dopo l’accordo siglato a Pechino con la Cina, premono sull’acceleratore annunciando proprio a Brisbane uno stanziamento di 3 miliardi di dollari per aiutare i Paesi più poveri a combattere l’inquinamento e i mutamenti del clima.
Quanto all’Europa, arriva divisa sulle politiche anticrisi e dilaniata dal caso Juncker: il neopresidente della Commissione, che proprio a Brisbane incontra per la prima volta Renzi dopo che questi l’aveva trattato da capo dell’Europa dei burocrati. Un leader sotto tiro perché da premier lussemburghese per anni ha segretamente spalleggiato misure di concorrenza fiscale sleale (se non illegale) nei confronti degli altri partner Ue.
Massimo Gaggi


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