Si accascia dopo gli scontri Muore ministro palestinese

Si accascia dopo gli scontri Muore ministro palestinese

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BIR ZEIT (Cisgiordania) Sono circa le due del pomeriggio quando la notizia della morte di Ziad Abu Ein negli scontri con i soldati israeliani si diffonde nel campus di Bir Zeit, che con i suoi oltre 11 mila studenti costituisce la più grande università palestinese della Cisgiordania. Arrivano via Twitter le prime foto della vittima stesa a terra tra gli ulivi. Gli attivisti del Fatah assieme ai gruppi della sinistra radicale sfilano per un breve corteo. 
Rilanciano l’ordine della sciopero generale «per i prossimi tre giorni» appena promulgato dall’ufficio del presidente Abu Mazen.«Sarebbe il momento di tornare alla mobilitazione popolare che ispirò la prima intifada nel 1987», commenta il ventenne Walid Kabana. Quelli del «Blocco Islamico» legato ai radicali di Hamas restano un poco in disparte. «La nostra battaglia è più decisa. Vogliamo scacciare tutti gli ebrei dal nostro Paese», dice il diciannovenne Abduk Rachman Hamdan, iscritto alla facoltà di ingegneria.
L’incidente è grave, va ben oltre l’orizzonte dei movimenti universitari. Ziad Abu Ein, 55 anni, è un personaggio noto. Militante del Fatah sin da ragazzino, nel 1979 venne condannato alla pena capitale, poi commutata in ergastolo, per aver partecipato all’attentato che causò la morte di due giovani israeliani. Negli anni Ottanta fu parte degli accordi che portarono Israele a liberare migliaia di detenuti in cambio di alcuni suoi soldati prigionieri e i resti di quelli uccisi in Libano. Più di recente era diventato ministro del gabinetto Abu Mazen incaricato della lotta contro le colonie ebraiche. La dinamica della sua morte resta controversa. Ciò che è certo è che lui stava marciando con circa 200 persone per cercare di bloccare le requisizioni di terre nei pressi della colonia di Shilo, non lontano dalla città araba di Nablus.
Per fermarli i soldati israeliani hanno cominciato a tirare lacrimogeni. Lui è caduto a terra svenuto ed è deceduto nell’ambulanza prima di raggiungere l’ospedale di Ramallah, circa sette chilometri da Bir Zeit. Il motivo? Secondo i palestinesi sarebbe stato percosso e centrato da un candelotto al petto. Un fotografo della Reuters ha diffuso il filmato di un soldato che lo colpisce al collo. Israele ha aperto un’inchiesta, ma intanto i suoi portavoce avanzano la tesi che la vittima soffrisse di cuore, tanto da morire di infarto. L’incidente getta benzina sul fuoco. Nel pomeriggio sono riprese manifestazioni violente. Un arabo dodicenne è ferito grave. La comunità internazionale chiede di mantenere la calma. Federica Mogherini, nella veste di responsabile Esteri europea, parla preoccupata di «uso eccessivo della forza» da parte israeliana e invoca «un’inchiesta indipendente».
Lorenzo Cremonesi

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