La marcia degli sfrattati

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Una « mar­cia della dignità » con­tro la guerra ai poveri lan­ciata dal piano Lupi sulla casa che taglia le utenze e nega la resi­denza a chi occupa per neces­sità immo­bili sfitti o abban­do­nati. Ieri a Roma, Milano, Firenze, Pisa, Livorno, Bolo­gna, Bre­scia, Palermo le reti dei movi­menti ade­renti alla piat­ta­forma «Abi­tare nella crisi» hanno sfi­lato con migliaia di per­sone — 10 mila è la cifra comu­ni­cata dal cor­teo romano par­tito da piaz­zale Ostiense — per chie­dere anche il blocco degli sfratti per «moro­sità incolpevole».

La pro­roga, infatti, è ter­mi­nata ieri e da domani, lunedì 2 feb­braio, ini­zie­ranno le lun­ghe, tri­sti e feroci ope­ra­zioni di sgom­bero attra­verso l’uso della forza pub­blica. A Roma tutte le com­po­nenti dei movi­menti per la casa sono mobi­li­tate. Nel quar­tiere di Testac­cio il cor­teo ieri ha lan­ciato i primi tre pic­chetti a difesa delle fami­glie sotto sfratto: nei quar­tieri dell’Alessandrino, in quello di Pie­tra­lata e a Ostia.

«Togliamo di mezzo il mondo di sopra, lo slo­gan della mobi­li­ta­zione romana. Il rife­ri­mento era all’organizzazione cri­mi­nale cosid­detta Mafia Capi­tale gestita da Mas­simo Car­mi­nati che, tra l’altro, sfrut­tava a Roma l’esistenza di migranti, rifu­giati e sfrat­tati per incas­sare i fondi pub­blici per la gestione dei Cie, dei cen­tri rifu­giati e dei resi­dence desti­nati ad acco­gliere le fami­glie in emer­genza abi­ta­tiva.
I movi­menti della casa cri­ti­cano for­te­mente il sin­daco Igna­zio Marino, e la sua giunta di centro-sinistra. Nel mirino c’è la nomina ad asses­sore di Alfonso Sabella, pro­ces­sato e archi­viato per i fatti del G8 a Bol­za­neto; la con­fe­renza urba­ni­stica pre­vi­sta in pri­ma­vera che «sarà un nuovo assalto al ter­ri­to­rio»; la cemen­ti­fi­ca­zione pre­vi­sta per il nuovo sta­dio della Roma o la rischio­sis­sima can­di­da­tura della Capi­tale alle Olim­piadi del 2024 per infil­tra­zioni mafiose e corruttive.

La loro pro­po­sta è il riac­qui­sto e la rige­ne­ra­zione degli edi­fici occu­pati e ristrut­tu­rati. Come l’edificio del Porto Flu­viale a Roma, un palazzo occu­pato da 11 anni e affre­scato dallo street artist Blu in modo ammi­re­vole. «È stato sot­tratto al com­mer­cio e alla spe­cu­la­zione — sostiene Luca Fagiano del Coor­di­na­mento cit­ta­dino lotta per la casa — ora va asse­gnato a chi lo ha con­qui­stato». La soli­da­rietà del cor­teo è andata a Papis, Amid e Alex, tre migranti che sono stati por­tati nel Cie di Ponte Gale­ria dopo avere par­te­ci­pato all’occupazione dell’Anagrafe romana per 14 giorni, poi sgom­be­rata. «Devono essere libe­rati subito». A Roma i movi­menti tor­ne­ranno a sfi­lare con­tro il lea­der della Lega Sal­vini che mani­fe­sterà nella Capi­tale il 28 febbraio.

L’emergenza abi­ta­tiva ha mobi­li­tato tutti i sin­da­cati degli inqui­lini e inve­ste l’intera peni­sola. Ha por­tato gli enti locali, in par­ti­co­lare sulla vicenda degli sfratti per finita loca­zione, a lan­ciare l’allarme con gli asses­sori alla casa di Roma, Napoli e Milano. Pd, Sel e Movi­mento 5 Stelle hanno pre­sen­tato emen­da­menti al Mil­le­pro­ro­ghe per chie­dere al governo il rifi­nan­zia­mento del rela­tivo fondo attual­mente del tutto ina­de­guato e una legge orga­nica sulla casa. Una richie­sta alla quale il governo Renzi non sem­bra essere sen­si­bile, rive­lando piut­to­sto un tratto pecu­liare: il pri­vi­le­gio dell’idea di pro­prietà e la san­zione dei diritti fon­da­men­tali con l’articolo 5 del «piano casa«. Il muro non è del tutto impe­ne­tra­bile. L’Unione Inqui­lini ha segna­lato la retro­mar­cia del governo sulla ven­dita all’asta degli alloggi pub­blici, nono­stante la firma del decreto da parte del mini­stro delle Infra­strut­ture Lupi. Irri­so­rie restano le risorse desti­nate al con­tra­sto dell’emergenza degli sfratti per moro­sità incol­pe­vole. Solo a Roma ne sono ese­cu­tivi oltre 7 mila.

I movi­menti toscani hanno con­te­stano la legge regio­nale sulla casa che, tra l’altro, esclude dai bandi le fami­glie che hanno occu­pato nei 5 anni pre­ce­denti. Da segna­lare tra i 700 mani­fe­stanti a Bolo­gna uno spez­zone dei fac­chini che lavo­rano nella logi­stica. A Bre­scia, dove le fami­glie sotto sfratto sono oltre 2 mila (a fronte di più di 5 mila alloggi sfitti), hanno sfi­lato in 500. A Milano, i movi­menti e sin­da­cati hanno con­te­stato la messa all’asta di 10–15 mila alloggi da parte di Aler, l’ente inde­bi­tato che per conto della regione gesti­sce le case popolari.



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