Grecia, prima intesa con i creditori Riforme e più tagli in cambio di aiuti

 Frattura Nord-Sud La Finlandia ha fatto sapere che potrebbe sfilarsi dal terzo piano di sostegno. Il dossier tecnico all’esame del governo. Le riserve tedesche e l’ipotesi del prestito ponte

Maria Teresa Natale, Corriere della Sera redazione • 9/8/2015 • Copertina, Europa, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 626 Viste

BRUXELLES Un accordo preliminare di 27 pagine: è il risultato degli intensi negoziati tecnici dell’ultima settimana tra Atene e i creditori internazionali. Si apre la fase politica e il testo passa al vaglio del governo greco, per essere poi presentato agli Stati dell’Unione. Malgrado le resistenze di Berlino, la trattativa accelera e la Commissione Ue conferma lo spirito costruttivo di tutte le parti definendo «ambizioso ma possibile raggiungere un accordo nei prossimi giorni, preferibilmente prima del 20 agosto», la data entro la quale la Grecia deve rimborsare 3,4 miliardi di euro alla Banca centrale europea. La tabella di marcia è serrata. Per martedì si attende la valutazione finale dell’esecutivo di Atene e un’analisi aggiornata sulla sostenibilità del debito, a quel punto governo e Parlamento potranno approvare il piano entro giovedì. Questo consentirebbe ai ministri finanziari dell’eurozona di avere un confronto, anche in teleconferenza, il giorno successivo.
Secondo l’edizione domenicale del quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung , già ieri pomeriggio i ministri di Finanze ed Economia Euclid Tsakalotos e Giorgios Stathakis hanno fatto il punto con i negoziatori di Commissione, Bce, Fondo monetario internazionale e Meccanismo europeo di stabilità. «Siamo in dirittura d’arrivo — ha detto Stathakis appena prima della riunione —. Manca solo l’ultimo indispensabile confronto». «Noi siamo pronti» conferma il vicepremier Yannis Dragasakis.
Cominciano a trapelare dettagli sul piano di riforme, privatizzazioni e tagli alla spesa che Atene dovrà approvare a tempo di record per sbloccare il terzo pacchetto di salvataggio da 86 miliardi. Si teme un’ulteriore stretta sull’Iva, che secondo indiscrezioni i creditori vorrebbero rivedere estendendo la fascia più alta ad un maggior numero di prodotti e tassando nuovi servizi. Dopo gli sforzi del governo di Alexis Tsipras di cancellare l’odiato lessico dell’austerità, in Grecia si torna a parlare di «memorandum». E il prossimo, dicono ad Atene, sarà il più duro. A queste condizioni e senza un alleggerimento del debito, gli analisti prevedono un ulteriore tracollo dell’economia, senza piano B.
Il primo ministro conta ormai sul sostegno stabile della «troika interna», come è stata ribattezzata l’alleanza dei conservatori di Nuova Democrazia, dei centristi liberali di To Potami e dei socialisti di Pasok. Tanto che l’ex ministro dell’Energia Panagiotis Lafazanis, leader dei duri e puri della Piattaforma di Sinistra, arriva a minacciare la nascita di un nuovo movimento dalla costola oltranzista di Syriza, «e Tsipras sarà responsabile della rottura». Tsipras, per ora, pare certo di poter tirare la corda finché la paura dello scenario Grexit terrà unito il Paese.
Da Berlino la cancelliera Angela Merkel ribadisce che avrebbe preferito un negoziato meno affrettato, senza escludere la possibilità di un prestito-ponte, ipotesi che non piace ad Atene. Secondo la legge tedesca, prima di dare il via libera al salvataggio il Parlamento federale dovrà essere convocato in seduta straordinaria, prevista per il 17-18 agosto. Riemerge così la linea di frattura Nord-Sud che attraversa l’Unione. Ai rigoristi guidati da Germania e Finlandia (Helsinki fa sapere che stavolta potrebbe sfilarsi) si contrappone il fronte Sud. In queste ore Tsipras è in contatto diretto con il presidente francese François Hollande. In un colloquio telefonico i due hanno convenuto, spalleggiati dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, che «si può e si deve trovare un accordo» addirittura prima di Ferragosto.
Maria Teresa Natale

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