Se è tede­sco lo spazio ordoliberista

Centro decisionale. Il punto essenziale della riforma è la segmentazione «gerarchizzata» del mercato del lavoro

Gabriele Pastrello, il manifesto redazione • 4/8/2015 • Copertina, Europa, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 1053 Viste

Durante la trat­ta­tiva dell’Eurogruppo, è emersa l’offerta di Schäu­ble alla Gre­cia: un’uscita con­cor­data dall’euro. Offerta, esten­si­bile ad altri paesi, che mostra non solo il piano A di Schäu­ble, ma forse della stessa Ger­ma­nia nella misura in cui la trat­ta­tiva ha lan­ciato pre­po­ten­te­mente la sua can­di­da­tura a pros­simo Can­cel­liere. Qual è il pro­getto «euro­peo» impli­cito nell’offerta? Potremmo defi­nirlo un pro­getto di grande spa­zio tede­sco. E, sia ben chiaro, l’uscita di uno o più paesi dall’euro non fa uscire da que­sto grande spa­zio. Anzi, vi fa entrare.

Biso­gna infatti pen­sare a que­sto pro­getto a par­tire dal cuore teo­rico della diri­genza tede­sca del dopo­guerra: l’ordoliberismo, la cui essenza sta pro­prio nel pre­fisso ordo. Cioè, per quanto «libe­ri­smo» — ordi­na­mento fon­dato sul «mer­cato» — il pre­fisso implica un «limite» al mer­cato, una regola che si esprime in una gerar­chiz­za­zione, come in qual­siasi ordo. Non si lascia fare tutto al mer­cato. O meglio lo si lascia fare dove non c’è inte­resse a limi­tarlo, o gli si creano con­di­zioni favo­re­voli, gli si fa l’apripista; come per il pac­chetto Hartz, appro­vato in Ger­ma­nia nei primi anni Duemila.

Il punto essen­ziale di que­sta riforma è la seg­men­ta­zione «gerar­chiz­zata» del mer­cato del lavoro; che costrui­sce una serie di fasce a tutele decre­scenti. Inol­tre, alla gerar­chiz­za­zione fun­zio­nale è asso­ciata una gerar­chiz­za­zione «spa­ziale». Den­tro alla Ger­ma­nia, all’Est, ma anche tra Ger­ma­nia e paesi come Polo­nia, Slo­vac­chia, Repub­blica Ceca e altri. Anche per­ché se il pro­getto di «uscite con­cor­date» si dovesse svi­lup­pare l’euro cen­trale si riva­lu­terà e que­sto met­terà sotto pres­sione la red­di­ti­vità glo­bale; che potrà essere recu­pe­rata nei paesi satel­liti met­tendo sotto pres­sione il costo dei loro input nel prezzo finale. Quindi, una gerar­chiz­za­zione spa­ziale sta alla base ordo­li­be­ri­sta del grande spa­zio tede­sco. Al cen­tro di que­sto grande spa­zio sta­rebbe non solo la Ger­ma­nia, ma anche il nucleo di paesi, — Bel­gio, Olanda, Lus­sem­burgo — che, oltre all’omogeneità poli­tica mostrata nelle recenti vicende euro­pee, garan­ti­sce anche un’area valu­ta­ria otti­male. Paesi, cioè, dal punto di vista eco­no­mico suf­fi­cien­te­mente omo­ge­nei da non pro­vo­care spinte cen­tri­fu­ghe in con­se­guenza di un’unificazione monetaria.

La Fran­cia non entra nel qua­dro. Un’economia troppo poco orien­tata all’export e troppo dipen­dente da una domanda interna ali­men­tata da un wel­fare ancora molto gene­roso. Agli anti­podi della con­ce­zione tede­sca. Ma qui fa aggio la poli­tica. La Ger­ma­nia non può fare a meno della coper­tura poli­tica fran­cese, e pro­prio ora che nelle situa­zioni di crisi, come quella greca, è stato visi­bile che il deci­sore ultimo per la posi­zione Ue è stata la Ger­ma­nia. Di con­se­guenza era tanto più neces­sa­rio che non appa­risse l’immagine di «un paese solo al comando»; e quindi anche la Fran­cia fa parte del «cer­chio interno» di que­sto grande spazio.

E ancor meno c’entrano i paesi medi­ter­ra­nei, Ita­lia, Spa­gna — Por­to­gallo per affi­nità, e Gre­cia a parte — i cui pro­blemi pro­prio per le dimen­sioni richie­de­reb­bero un cam­bia­mento di linea rispetto ai Trat­tati intol­le­ra­bile per la Ger­ma­nia. La pre­senza di que­sti paesi pone un dilemma inso­lu­bile. Per pro­ce­dere nella costru­zione euro­pea va affron­tato il pro­blema accan­to­nato a Maa­stri­cht, ma ine­lu­di­bile, della isti­tu­zio­na­liz­za­zione di una qual­che sovra­nità fiscale «esterna» agli Stati dell’euro, con poteri discre­zio­nali di inter­vento, per con­tra­stare crisi di domanda.

La pre­senza di paesi di grandi dimen­sioni, in cui la domanda interna ha un ruolo impor­tante, refrat­tari al rio­rien­ta­mento radi­cale richie­sto dal modello tede­sco, esi­ge­rebbe un orien­ta­mento di fondo di que­sto «deci­sore» fiscale inac­cet­ta­bile per l’ordoliberismo. Per di più quest’area medi­ter­ra­nea potrebbe sem­pre tro­vare un certo soste­gno nella Fran­cia, regione «anfi­bia». La solu­zione dra­stica del dilemma sta nell’uscita, per l’appunto «con­cor­data», di que­sti paesi.

Quindi, il pro­getto implica un cer­chio interno; e intorno vari cer­chi peri­fe­rici. «L’Europa a due velo­cità» non è un’Europa ristretta, è un’Europa allar­gata, ma «gerar­chiz­zata». Il «cer­chio interno» omo­ge­neo — eco­no­mi­ca­mente, ma anche poli­ti­ca­mente — poi un’area dei paesi di dimen­sioni rile­vanti che sono stati gen­til­mente invi­tati a risol­versi pro­pri pro­blemi da soli; che poi domani si vedrà.

E l’area ulte­rior­mente «peri­fe­rica» degli altri paesi, tra cui gli ex-paesi socia­li­sti. Ma tutti «den­tro» il grande spazio.

Ride­fi­nendo così anche il pro­blema del rap­porto con gli Usa impli­cito nelle trat­ta­tive sul Ttip. Avendo «omo­ge­neiz­zato» il nucleo interno euro­peo, ciò ren­de­rebbe più facile tro­vare un punto di media­zione tra il libe­ri­smo anglo­sas­sone e l’ordoliberismo ger­ma­nico; che è la que­stione di fondo più spi­nosa sul tavolo. Senza inte­ressi diver­genti, e senza quinte, seste e set­time colonne dell’amico ame­ri­cano a con­fon­dere le trattative.

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