Capo­ra­lato, attacco all’area grigia

Nuove misure allo studio. Il governo punta a colpire i patrimoni illecitamente accumulati attraverso lo sfruttamento dei lavoratori agricoli

Gianmario Leone, il manifesto redazione • 5/9/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Salute & Sicurezza sul lavoro • 1571 Viste

Il governo con­ti­nua nell’operazione di strin­gere il cer­chio attorno al feno­meno del capo­ra­lato, seguendo la strada trac­ciata con gli annunci di qual­che set­ti­mana fa: ovvero aggre­dire i patri­moni ille­ci­ta­mente accu­mu­lati attra­verso lo sfrut­ta­mento dei lavo­ra­tori agricoli.

È que­sta la linea su cui si muo­verà l’esecutivo, illu­strata dai mini­stri della Giu­sti­zia, Andrea Orlando e delle Poli­ti­che agri­cole Mau­ri­zio Mar­tina in una con­fe­renza stampa a via Are­nula. “La reclu­sione ha un effetto nega­tivo, l’aggressione ai patri­moni fa più paura di qual­che mese di deten­zione — ha spie­gato il mini­stro Orlando — nell’ambito dell’area gri­gia che sta tra eco­no­mia e orga­niz­za­zioni cri­mi­nali fun­ziona molto di più l’aggressione patrimoniale”.

Le misure saranno con­te­nute in emen­da­menti che con­flui­ranno nel prov­ve­di­mento sulle misure di pre­ven­zione che è all’esame della Com­mis­sione Giu­sti­zia della Camera. “Col­pire i patri­moni è il pre­sup­po­sto per gene­rare spazi di vita per le imprese agri­cole che vogliono vivere nella lega­lità e nel rispetto delle regole”, ha aggiunto il mini­stro Martina.

Orlando ha sot­to­li­neato come il feno­meno del capo­ra­lato sia “una piaga della sto­ria del lavoro nel nostro Paese, che è stata com­bat­tuta negli anni ma che cono­sce adesso la recru­de­scenza allar­mante” com­plice “la crisi eco­no­mica e la forte disoc­cu­pa­zione”. Per il mini­stro Mar­tina “il capo­ra­lato ha radici anti­che ma è rie­merso con grande evi­denza. Le misure indi­cano un cam­bio di passo del governo che preso in carico una lotta senza quar­tiere al feno­meno. Lo dob­biamo a chi lavora nei campi e alle tante imprese che lavo­rano rispet­tando le regole. La lega­lità deve diven­tare un ele­mento di competitività”.

Le misure pro­po­ste pre­ve­dono la con­fi­sca obbli­ga­to­ria del pro­fitto del reato e dei beni uti­liz­zati per com­met­terlo, e la con­fi­sca per equi­va­lente di altri beni di cui il con­dan­nato abbia la dispo­ni­bi­lità. Nell’elenco dei reati per cui scat­te­ranno que­sti prov­ve­di­menti ci sarà anche l’intermediazione ille­cita e lo sfrut­ta­mento del lavoro. Il reato di capo­ra­lato viene inol­tre inse­rito tra quelli per i quali sono pre­vi­ste la respon­sa­bi­lità ammi­ni­stra­tiva da parte degli enti e l’indennizzo per le vittime.

E’ bene però ricor­dare che il capo­ra­lato è sol­tanto un anello della catena dello sfrut­ta­mento del set­tore agro-industriale, che vede in primo piano sia la grande distri­bu­zione orga­niz­zata che le indu­strie di tra­sfor­ma­zione e gli com­mer­cianti. Del resto, per chi si arric­chi­sce dalla filiera agro-alimentare, il capo­rale è niente di più che uno stru­mento, cer­ta­mente impor­tante, per il reclu­ta­mento e il con­trollo dei lavo­ra­tori e delle lavo­ra­trici, così come lo sono le vie legali di inter­me­dia­zione di mano­do­pera, come ad le agen­zie inte­ri­nali o le coo­pe­ra­tive, che ope­rano in tan­tis­simi set­tori oltre a quello dell’agricoltura. Il capo­rale non è e non può essere l’unico col­pe­vole di quanto avviene ogni anno nelle cam­pa­gne ita­liane e soprat­tutto in quelle del Sud, quest’anno tri­ste­mente fune­state da ben quat­tro morti.

Intanto pro­se­guono ser­rati i con­trolli delle forze dell’ordine: nelle ultime ore la Guar­dia di Finanza ha iden­ti­fi­cato sol­tanto nel barese 500 lavo­ra­tori dei quali 43 assunti a nero e 11 irre­go­lari. Sono, inol­tre, in corso accer­ta­menti riguardo alla posi­zione di altri 61 lavo­ra­tori nelle pro­vince Bari e Bat. Ben 36 le aziende agri­cole con­trol­late. Riguardo ai lavo­ra­tori a nero, sono state avviate le pro­ce­dure per l’irrogazione della san­zione che va da 1.950 euro a 15.600 euro per ogni posi­zione irre­go­lare. Tra i lavo­ra­tori in nero sono stati iden­ti­fi­cati anche sei migranti con rego­lare per­messo di soggiorno.

Infine, due buone noti­zie. La prima arriva dalla pro­vin­cia di Fog­gia, dove nei giorni scorsi la OP Medi­ter­ra­nea, sigla che sta per orga­niz­za­zione di pro­dut­tori, a seguito di una denun­cia della Flai Cgil Puglia ha espulso un suo asso­ciato per non aver pagato quat­tor­dici brac­cianti avuti alle dipen­denze per quat­tro gior­nate, “e cosa più impor­tante — ha com­men­tato com­menta il segre­ta­rio gene­rale Daniele Cala­mita — sta­bi­lendo una sorta di respon­sa­bi­lità etica in solido con gli asso­ciati, la stessa OP ha prov­ve­duto essa stessa a rim­bor­sare delle spet­tanze dovuto i lavo­ra­tori, tutti di ori­gine centroafricana”.

La seconda arriva da Taranto dove è stato siglato un pro­to­collo d’intesa per la nascita di una futura impresa agri­cola modello in grado di strap­pare ter­reni all’abbandono e offrire un’occupazione a lavo­ra­tori dete­nuti ed ex dete­nuti. L’iniziativa ha lo scopo di creare “oppor­tu­nità di rein­se­ri­mento sociale e lavo­ra­tivo nel set­tore agri­colo”. A tal fine l’amministrazione peni­ten­zia­ria si è impe­gnata “a cedere in como­dato d’uso gra­tuito i ter­reni di pro­pria per­ti­nenza all’azienda agri­cola che verrà individuata”.

Pic­coli segnali posi­tivi per quella ricon­ver­sione cul­tu­rale ora­mai non più rin­via­bile per que­sto paese.

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