Riciclare ma non troppo ecco i paradossi della differenziata

La ricerca: se si arrivasse al 70% sarebbe insostenibile “Ma i benefici per l’ambiente non hanno prezzo”

ELENA DUSI, la Repubblica redazione • 23/10/2015 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Studi, Rapporti & Statistiche • 1744 Viste

Ma quanto conviene fare la differenziata? Nel 2001, quando solo il 20% della spazzatura veniva selezionata, il costo di ogni tonnellata era di 12 euro ad abitante. Oggi che il tasso di differenziazione ha superato il 42%, il costo del servizio è quasi quadruplicato: 46 euro per tonnellata ad abitante. Secondo i dati Nomisma Energia del 2014, quella del riciclaggio non sembra un’economia di scala. I costi aumentano con il giro d’attività, mentre i ricavi – che coprono solo un quarto dei costi – sono rimasti fissi, o quasi, negli ultimi anni.
L’impennata dei costi è in parte dovuta al porta a porta, sistema adottato per raccogliere il 49% di carta, plastica e vetro. Nel 2007 il dato era solo del 28%, secondo un rapporto di Bain & Company per Federambiente. Il servizio di raccolta a domicilio richiede personale, camion e benzina assai più del singolo compattatore che ingurgita tutto. Uno studio del gruppo Hera sui “Modelli territoriali a confronto” ha calcolato nel 2013 che il porta a porta costa più del triplo rispetto ai cassonetti, anche se garantisce percentuali di differenziazione più alte. Ed è soprattutto grazie a questo metodo che la raccolta di materiali riciclabili è balzata in su nonostante il calo della produzione di spazzatura provocato dalla crisi economica (meno 8% tra il 2007 e il 2012).
Oltre ai costi del porta a porta, il problema di una differenziata molto spinta è la qualità dei rifiuti raccolti. Più si seleziona, più nei sacchetti colorati finiscono materiali spuri o scadenti. E i benefici della differenziata finiscano per diluirsi soprattutto nelle grandi città, dove più difficile è controllare la qualità dei rifiuti riciclabili. «Oltre una certa percentuale di differenziazione, i costi aumentano vertiginosamente», conferma Giovanni Fraquelli, economista dell’Università del Piemonte Orientale e del Cnr di Torino, autore nel 2011 di uno studio sui costi del riciclaggio con Graziano Abrate, Fabrizio Erbetta e Davide Vannoni. «Piccole realtà entro i 200-300 mila abitanti possono raggiungere percentuali del 70% senza enormi aggravi» aggiunge Fraquelli. «Ma se si cerca di spingere oltre la differenziata si incappa in costi insostenibili». I dati di Nomisma Energia confermano l’esistenza di un “confine” oltre il quale non è più conveniente andare. «In Emilia Romagna — spiega il presidente Davide Tabarelli — abbiamo fatto dei tentativi di fare una raccolta differenziata molto spinta, ma questo si è tradotto in maggiori costi, e quindi in aumenti per le bollette, anche del 20%». Abrate e i suoi colleghi sono molto schietti nel considerare un’altra componente di costo per alcuni comuni: la corruzione. “Riducendo il loro livello di corruzione a quello medio del campione — scrivono nello studio The costs of corruption in the italian solid waste industry —
i due più grandi comuni italiani, Milano e Roma, risparmierebbero rispettivamente 10 e 50 milioni di euro all’anno, pari all’8,8% e 14% della spesa per i rifiuti”.
Per Rosanna Laraia, responsabile del servizio rifiuti di Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) il riciclaggio resta comunque un impegno imprescindibile: «È vero che i suoi costi aumentano con la crescita della differenziazione, ma il riuso permette di risparmiare sulla voce delle discariche ». E i benefici ambientali restano importanti anche quando i prodotti da riciclare sono venduti a paesi dall’altra parte del mondo. Secondo l’Epa (l’Environmental Protection Agency americana), il materiale più proficuo da riutilizzare è l’alluminio: riciclarne 500 tonnellate permette di risparmiare 2mila tonnellate di CO2 equivalente (pari a 1.569 auto), seguito da carta e cartone (700 tonnellate) e dalla plastica di tappi e detersivi (192 tonnellate).

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One Response to Riciclare ma non troppo ecco i paradossi della differenziata

  1. torrecla ha detto:

    Non capisco il perché dalla pubblicazione di questo articolo tendenzioso e speculativo – in risposta all’articolo questo commento:
    LA LOBBY DEGLI INCENERITORI ALL’ATTACCO DELLA NUOVA LEGGE REGIONALE SULLA RIDUZIONE DEI RIFIUTI

    Oggi sul quotidiano La Repubblica è apparso un articolo dal titolo equivoco “Riciclare ma non troppo ecco i paradossi della differenziata” e da un sottotitolo altrettanto ambiguo “La ricerca: se si arrivasse al 70% sarebbe insostenibile “Ma i benefici per l’ambiente non hanno prezzo” [per pudore non conviene neanche linkare l’articolo in questione]

    La maggior lobby emiliano romagnola della “gestione integrata dei rifiuti e degli inceneritori”, monopolista legalizzata della “gestione integrata dei rifiuti e degli inceneritori”, ha evidentemente preso atto della marea montante del sistema di raccolta “porta a porta” incentivato dalla nuova legge regionale.

    Per questo è disperatamente alla ricerca di un nuovo consenso politico per sostenere la propria obsoleta e ormai antitetica proposta operativa incentrata sull’iper-cassonettizzazione, sull’assimilazione “larga” di rifiuti non strettamente urbani (con un’eccessiva assimilazione degli speciali non pericolosi di utenze non domestiche) per continuare a garantirsi flussi corposi di RUR al sistema degli inceneritori.

    L’articolo in questione cita una serie di studi, di cui non se ne conoscono i contenuti, che cercano di dimostrare, sulla base di vecchi sistemi di calcolo, l’anti-economicità della raccolta differenziata “spinta”.

    Studi e calcoli che si basano ancora sul vetusto e totalmente anacronistico parametro degli Euro/tonnellata, quando invece, studi più moderni ed aggiornati usano ormai non più la tonnellata ma l’abitante (e ovunque l’abitante equivalente), come è ragionevole che sia, visto che il servizio di igiene urbana lo paga il cittadino-contribuente.

    Continuare a sostenere le tesi a proprio vantaggio dividendo gli euro con le tonnellate (e ancor di più l’artifizio strumentale di comparare i costi odierni con quelli di 10 anni fa), premia i sistemi più dissipativi, ossia quelli in cui si producono più tonnellate, con un effetto distorsivo matematico.

    La migliore risposta a questo approccio politico-strumentale è ancora oggi la ricerca ufficiale della regione Lombardia, 2010, (base statistica: 11 Milioni di persone, 1545 Comuni) “Valutazione statistico-economica dei modelli di gestione rifiuti in Regione Lombardia” nel quale si evidenzia in modo inconfutabile che all’aumento della percentuale di raccolta differenziata diminuiscono progressivamente i costi del sistema di gestione dei rifiuti. [http://issuu.com/…/d…/valutazione_statistico-economica_de/3…]

    In sostanza, l’articolo sul prestigioso quotidiano nazionale (indipendente?) vuole conviverci che gestire i rifiuti oggi costa di più di ieri a causa di nuovi obblighi delle Direttive europee (pretrattamento, estensione della responsabilità finanziaria a 30 anni, limite delle emissioni degli inceneritori a 0,1 ng-TEQ anziché a 10 ng-TEQ di diossine e furani ect).

    Ma a tutto questo l’articolo non fa nessun riferimento ed anzi sembra dirci che “siccome negli ultimi 10 anni, è aumentata la Raccolta Differenziata, allora l’aumento di costo è imputabile alla stessa Raccolta Differenziata”.

    Un sillogismo ridicolo, come se si dicesse: “HERA è stata costituita negli ultimi anni, e siccome negli stessi anni c’è stata la crisi economica globale, allora HERA è responsabile della crisi economica globale”.

    Il grafico seguente, fa vedere l’aumento dei costi dei servizi di igiene urbana in Italia (dunque anche per HERA) corrispondente a circa il 60% e nello stesso periodo di tempo, l’andamento a CONTARINA (8% di aumento, inferiore all’aumento del tasso ISTAT). Con ogni evidenza, tanta raccolta differenziata CONTIENE L’AUMENTO, anche se alla lobby degli inceneritori conviene far dire al presitgioso quotidiano nazionale che “l’aumento è colpa della Raccolta Differenziata”.

    Per cui, “uomo avvisato mezzo salvato”. Nelle prossime settimane le pressioni lobbistiche faranno sentire tutto il proprio peso politico ed economico in vista dell’approvazione, entro l’anno in corso, del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (che dorme “adottato” nei cassetti della Regione Emilia Romagna dal febbrabio dello scorso anno).

    https://www.facebook.com/groups/ForumNoInceneritoriForliRomagna/permalink/780695112075690/
    http://reterifiutizeroemiliaromagna.blogspot.it/2015/10/confronto-raccolta-rifiuti-emilia.html
    http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/ambiente/2015/10/bufale-sul-porta-a-porta-spacciate-come-vere.html

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