Crisi creditizia evitata con 3,6 miliardi

Crisi creditizia evitata con 3,6 miliardi

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ROMA. Quattro banche “buone”, con i depositi, i conti correnti, le obbligazioni ordinarie, e una “cattiva” con le sofferenze cumulate che subiranno una massiccia svalutazione da 8,5 a 1,5 miliardi di euro, in modo da agevolare la rapida vendita degli istituti sul mercato. E’ la formula adottata dalla Banca d’Italia e dal Consiglio dei Ministri per dare «soluzione alla crisi di quattro banche in amministrazione straordinaria», e cioè Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, Carichieti. Il costo è di circa 3,6 miliardi: 1,7 miliardi a copertura delle perdite delle banche originarie, che si spera di recuperare almeno in minima parte grazie alla vendita a investitori specializzati di mercato a un valore molto basso; 1,8 miliardi per ricapitalizzare le quattro nuove banche (che terranno il nome precedente preceduto da “Nuova”), e che si spera di recuperare al più presto con la vendita all’asta delle stesse; circa 140 milioni per dotare la banca cattiva del capitale minimo necessario a operare (la bad bank sarà privo di licenza, opererà unicamente al fine di collocare nel mercato i propri prestiti deteriorati).
Le risorse necessarie per l’operazione sono a carico delle banche che devono fornirli al nuovo Fondo di risoluzione, istituito negli ultimi giorni e quindi ancora praticamente privo di liquidità: verranno anticipate da Intesa Sanpaolo, Unicredit e Ubi Banca a tassi di mercato e con scadenza massima di 18 mesi. Le vecchie banche (che hanno nel complesso una quota del mercato nazionale dell’1 per cento in termini di depositi) vengono poste in liquidazione coatta amministrativa.
Presidente dei quattro nuovi istituti Roberto Nicastro, ex direttore generale di Unicredit; non si conoscono ancora i nomi degli altri amministratori ma circola con insistenza quello di Maria Pierdicchi, ex ad di Standard & Poor’s Italia (che avrebbe lo stesso ruolo in tutte e quattro le nuove banche).
Nel tardo pomeriggio di ieri sono stati diffusi il testo del decreto legge che entra il vigore stamane, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, una nota informativa della Banca d’Italia, in prima linea nei processi di risoluzione delle crisi bancarie attraverso la nuova Unità di risoluzione, e il sospirato via libera della Commissione Ue. La commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager, fa sapere che «le decisioni della Commissione consentono l’uscita ordinata delle banche, riducendo al minimo l’uso dei fondi pubblici e le distorsioni della concorrenza derivanti dalle misure». Certo non un dettaglio: anche Bankitalia e Cdm sottolineano che «il decreto legge non prevede alcuna forma di finanziamento o supporto pubblico alle banche di risoluzione» e che «i provvedimenti non prevedono il ricorso al bail-in» (cioè il salvataggio da parte di obbligazionisti e correntisti). Precisazione che non evitano tuttavia una dura presa di posizione di due associazioni dei consumatori, Adusbef e Federconsumatori, che definiscono il bail-in «un esproprio criminale del risparmio».


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