Lisbona aiuta le banche l’Abi attacca la Ue: “Due pesi e due misure”

Lisbona aiuta le banche l’Abi attacca la Ue: “Due pesi e due misure”

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«Doppio peso» a Bruxelles sui salvataggi bancari. Alla presentazione del Rapporto di Previsione 2015-2017 il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini ha puntato il dito contro i 2,25 miliardi di aiuti pubblici che il Portogallo ha stanziato, con il via libera della Commissione Ue, a copertura delle «contingenze future» per ripulire la banca Banif delle sofferenze e permetterne la vendita al Santander. Se 489 milioni arrivano dal Fondo di risoluzione alimentato dalle banche, 1,76 miliardi vengono invece direttamente dal bilancio dello Stato: «Ci troviamo di fronte a una situazione squilibrata rispetto a quanto osservato sulle quattro banche italiane in amministrazione straordinaria. – osserva Sabatini, – ci sono comportamenti non formalizzati, non omogenei tra i diversi Paesi: chiediamo di capire quali sono le differenze, è fondamentale che le regole siano uguali ed applicate a comportamenti uguali». Ed è proprio questo il nodo, fanno notare fonti vicine al Tesoro: nessuna posizione ufficiale del governo al momento, visto che «il dossier non è noto nei dettagli», però «trattandosi di una banca a maggioranza pubblica la disciplina è diversa rispetto a quella applicata a un istituto di credito privato». Infatti lo Stato portoghese ha acquistato per 700 milioni di euro nel gennaio 2013 il 60,53% del Banif (Banco Internacional do Funchal). Nonostante questo primo intervento il Banif è andato sempre peggio, e la vendita al Santander a questo punto rimane la soluzione meno dolorosa per gli azionisti e i risparmiatori e per evitare rischi di contagio.
Mentre sul nostro sistema bancario, ricorda l’Abi, pesa tutto il costo del salvataggio delle quattro banche, proprio adesso che si è avviata la ripresa. Quanto ai costi invece addossati agli obbligazionisti, il consigliere di Stato Michele Corradino, uno dei giuristi che opera nell’Authority anticorruzione a fianco di Gabriele Cantone, ha fatto sapere che i tempi degli arbitrati «potrebbero essere brevi », e ha ribadito che si andranno a vedere «le singole questioni», individuando i casi «di comportamento scorretto da parte delle banche».
Nonostante l’elevato costo dei salvataggi, «le banche italiane sono solide e affidabili», afferma con orgoglio l’Abi, e lo conferma anche il premier Matteo Renzi: «Anche se abbiamo poche piccole situazioni da risolvere non scambierei il sistema bancario italiano con quello tedesco delle Sparkassen». E del resto con la ripresa le previsioni anche per le banche sono positive, pur se il 2016 sarà ancora un anno di transizione, con le sofferenze in lieve crescita, più 2,7%: è solo nel 2017 che finalmente cominceranno a scendere (meno 3,2%). La raccolta è già positiva quest’anno, anche se di poco, e continuerà a salire per attestarsi al più 2% nel 2017. Mentre «l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale dei crediti a clientela dovrebbe incominciare a ridursi già a partire dal prossimo anno per riportarsi alla fine del 2020 su valori simili a quelli conosciuti nelle prime fasi della crisi finanziaria». Del resto la ripresa delle banche è legata strettamente a quella dell’economia italiana, che l’Abi definisce «chiara » , sia pure con qualche ombra che potrebbe arrivare dal «rallentamento della crescita mondiale». Ecco perché in gran parte dovrà «essere sostenuta dalla domanda interna». Le previsioni dell’Abi non si discostano molto da quelle delle principali istituzioni economiche e del governo: Pil più 0,8% quest’anno, 1,5% nel 2016 e 1,6% nel 2017. In crescita i consumi delle famiglie, con un più 0,9% già quest’anno. E in calo la disoccupazione, che nel 2017 dovrebbe attestarsi al 10,5%.


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