Marek Halter: «La religione è entrata in politica E la sinistra si trova spiazzata»
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È l’irruzione dell’elemento irrazionale e religioso ad aver fatto saltare gli equilibri della politica francese. «Di fronte a questo ribaltamento i partiti tradizionali e le istituzioni della République si sono trovati impreparati». Nella lettura di Marek Halter, scrittore ebreo francese nato in Polonia e studioso di testi sacri da sempre in prima linea contro ogni forma di razzismo, lo smarrimento della Francia laica e tollerante ha una ragione profonda: aver rimosso dal proprio orizzonte la differenza. «Queste elezioni si giocano su un solo grande tema, noi e l’Islam — dice Halter al Corriere —. Chi scioglierà il nodo riconquisterà anche la fiducia dei cittadini».
E il Front National ha trovato la strada?
«Ha toccato il punto critico, superando il tabù che ci impedisce di definire le minoranze come tali e ci priva degli strumenti per rispondere alla paura. Dopo gli attacchi del 13 novembre avevo invitato il presidente a parlare direttamente ai musulmani di Francia. Hollande si è rifiutato perché la nostra cultura civica ci impedisce di fare distinzioni in base all’etnia o alla religione. Quando però ci siamo uniti con gli imam di Parigi in una preghiera per le vittime del Bataclan, ci ha ringraziato. In un simile contesto, come pretendere una presa di posizione compatta da parte della comunità islamica? Chiedere loro di esprimere solidarietà al popolo colpito dal terrorismo significa negare implicitamente che i musulmani facciano parte di quel popolo».
Dire «noi e l’Islam» significa marcare quella differenza che il secolarismo francese aveva creduto di superare, ma anche aprire una distanza che potrebbe diventare segregazione…
«Cristiani, musulmani, ebrei, tutti apparteniamo alla civiltà di Aristotele e Averroè, eppure tutti abbiamo bisogno di essere riconosciuti per le specificità che ci definiscono. Oggi più che mai, in assenza di forti ideologie, la dimensione religiosa è diventata centrale nella vita pubblica, spiazzando la politica».
Crede che su questo stia maturando una nuova consapevolezza?
«Purtroppo il dibattito resta appiattito su un unico livello e ruota intorno a una domanda: siamo diventati razzisti?».
I maggiori rischi del trionfo lepenista?
«Rafforzandosi, il Front National alienerà i musulmani moderati e farà il gioco degli estremisti, che a loro volta tenteranno di alimentare l’angoscia alla base del successo dei partiti nazionalisti. Una spirale dalla quale sarà difficile liberarsi».
Vede un possibile contagio europeo?
«L’Europa è attraversata da un disorientamento comune. Le dinamiche dell’integrazione in Germania risentono delle stesse ambiguità francesi».
Come realizzare una riconciliazione sociale?
«Stabilendo regole chiare di convivenza, all’interno delle quali ciascuno possa trovare il proprio spazio di dignità. Prima ancora che nel confronto politico, è nella vita di tutti i giorni che le persone imparano a stare insieme rispettandosi».
Maria Serena Natale
E il Front National ha trovato la strada?
«Ha toccato il punto critico, superando il tabù che ci impedisce di definire le minoranze come tali e ci priva degli strumenti per rispondere alla paura. Dopo gli attacchi del 13 novembre avevo invitato il presidente a parlare direttamente ai musulmani di Francia. Hollande si è rifiutato perché la nostra cultura civica ci impedisce di fare distinzioni in base all’etnia o alla religione. Quando però ci siamo uniti con gli imam di Parigi in una preghiera per le vittime del Bataclan, ci ha ringraziato. In un simile contesto, come pretendere una presa di posizione compatta da parte della comunità islamica? Chiedere loro di esprimere solidarietà al popolo colpito dal terrorismo significa negare implicitamente che i musulmani facciano parte di quel popolo».
Dire «noi e l’Islam» significa marcare quella differenza che il secolarismo francese aveva creduto di superare, ma anche aprire una distanza che potrebbe diventare segregazione…
«Cristiani, musulmani, ebrei, tutti apparteniamo alla civiltà di Aristotele e Averroè, eppure tutti abbiamo bisogno di essere riconosciuti per le specificità che ci definiscono. Oggi più che mai, in assenza di forti ideologie, la dimensione religiosa è diventata centrale nella vita pubblica, spiazzando la politica».
Crede che su questo stia maturando una nuova consapevolezza?
«Purtroppo il dibattito resta appiattito su un unico livello e ruota intorno a una domanda: siamo diventati razzisti?».
I maggiori rischi del trionfo lepenista?
«Rafforzandosi, il Front National alienerà i musulmani moderati e farà il gioco degli estremisti, che a loro volta tenteranno di alimentare l’angoscia alla base del successo dei partiti nazionalisti. Una spirale dalla quale sarà difficile liberarsi».
Vede un possibile contagio europeo?
«L’Europa è attraversata da un disorientamento comune. Le dinamiche dell’integrazione in Germania risentono delle stesse ambiguità francesi».
Come realizzare una riconciliazione sociale?
«Stabilendo regole chiare di convivenza, all’interno delle quali ciascuno possa trovare il proprio spazio di dignità. Prima ancora che nel confronto politico, è nella vita di tutti i giorni che le persone imparano a stare insieme rispettandosi».
Maria Serena Natale
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«Potere e società in Cina», un appassionato e riuscito lavoro d’inchiesta a firma di Angela Pascucci per le edizioni dell’Asino. Dal punto di vista della resistenza a un sistema sociale e economico divenuto modello dominante del capitalismo globale. Un paese dei paradossi dove il partito comunista governa alimentando feroci diseguaglianze sociali e corruzione. La crescita diffusa di movimenti sociali. Le lotte operaie, il diritto al ritorno alla terra, le questioni di genere
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