euro 2016

Calcio d’inizio, è caos a Parigi

Euro 2016. La Francia in stato d’emergenza accoglie il calcio europeo tra gli scioperi. Il governo tuona contro i sindacati. Persino Martinez (Cgt) ha dei dubbi: «Non è la migliore immagine che possiamo dare»

Anna Maria Merlo, il manifesto • 10/6/2016 • Copertina, Internazionale, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 669 Viste

PARIGI La «pagaille», il pasticcio, come lo ha definito la ministra dell’Ecologia Ségolène Royal, accoglie l’apertura di Euro 2016, in un paese in stato d’emergenza a causa degli attentati. L’Europeo di calcio è uno dei pochi aspetti legati all’Europa in senso ampio ancora accolti con favore dall’opinione pubblica, ma la Francia è nel caos e la «festa» rischia di essere rovinata, per Royal «è in gioco l’interesse del paese». Lo ammette persino Philippe Martinez, segretario della Cgt, l’organizzazione alla testa della protesta contro la Loi Travail, la riforma del lavoro: «Bloccare i tifosi non è la migliore immagine da dare del nostro sindacato».

Ma la federazione sindacale Sud, più radicale, ribatte: «Dobbiamo smettere di scioperare perché c’è l’inondazione? Perché c’è l’Euro? La risposta è no».

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Alla Sncf, la società nazionale delle ferrovie, lo sciopero continua, anche se a partecipare è solo l’8% dei ferrovieri (ma il 50% dei macchinisti) e ci saranno problemi nei trasporti pubblici per raggiungere lo Stade de France stasera, per Francia-Romania.Parigi e Marsiglia sono intasate dalle pattumiere stracolme sui marciapiedi, la raccolta va a singhiozzo (nella capitale funziona solo quella affidata ai privati) ed è bloccato il principale centro di riciclaggio dei rifiuti, alcuni comuni della cintura ormai fanno ricorso alle vecchie discariche (l’ecologia passa in cavalleria) e nel V arrondissement la sindaca (destra) chiede l’intervento dell’esercito per l’emergenza topi (a Saint-Etienne lo sciopero è sospeso, è stato raggiunto un accordo con il comune).

Un’operazione di disturbo della Cgt ha investito all’alba di ieri i mercati generali di Rungis, i più grandi d’Europa, con qualche tensione con i commercianti.

Le raffinerie continuano a essere in agitazione, ma gli effetti non si fanno più quasi sentire.

I piloti scendono in sciopero dall’11 al 14 giugno, sostenuti dagli steward, e l’Uefa già lancia l’allarme e «chiede assicurazioni a Air France sul trasporto degli arbitri» delle partite.

Ieri ci sono state alcune manifestazioni – il giovedì è giorno di cortei ormai da fine marzo – in particolare a Nantes, Le Havre e Rennes, dove il clima è sempre più pesante, in seguito agli interventi della polizia per reprimere i manifestanti.

Il governo è sempre più nervoso, la strategia di correre dietro ogni incendio cercando di spegnerlo non ha funzionato.

La Cgt e Sud chiedono sempre il ritiro della Loi Travail. Malgrado le concessioni, soprattutto ai ferrovieri, che non subiranno modifiche nel contratto di lavoro, contro il parere della direzione che voleva tagliare i costi per preparare l’azienda all’apertura alla concorrenza sui binari nel 2020.

Il primo ministro, Manuel Valls, non intende cedere e mercoledì sera ha giocato l’ultima carta: lo spauracchio della vittoria della destra tra un anno, che distruggerà «il modello sociale» francese.

L’opposizione è caduta nella trappola, Nicolas Sarkozy (che non è ancora ufficialmente candidato all’Eliseo) ha tuonato contro la «tirannia delle minoranze» che «tengono in ostaggio» il paese.

Per il ministro delle Finanze, Michel Sapin, lo sciopero «non ha senso» visto che l’occupazione torna a crescere (più 160mila in un anno), per il ministro dello Sport, Patrick Kanner è «guerriglia sindacale» che gioca la carta della «politica del peggio».

Ma la Cgt vuole tenere, almeno fino alla manifestazione nazionale del 14 giugno.

E 7 sindacati in agitazione hanno già trovato altre due date per nuovi cortei: il 23 (giorno del voto della legge El Khomri al Senato, con un testo rivisto dalla destra) e il 28 giugno, nell’imminenza del ritorno della riforma all’Assemblée per il voto finale previsto all’inizio di luglio (con il rischio di un nuovo ricorso al 49.3, approvazione senza voto). Sono stati raccolti 260.500 euro per aiutare i lavoratori in sciopero, 15mila euro sono stati già dati ai ferrovieri di Versailles e 50mila per chi sciopera a Le Havre.

E poi c’è la sicurezza, con la paura di attentati. Ieri, massimi controlli e presenza massiccia di polizia e esercito (persino agenti a cavallo) per il concerto gratuito al Champs de Mars, sotto la Tour Eiffel, nella fan zone che tanto preoccupa i politici, con 80mila spettatori.

Sono persino state proibite le t-shirt «fosforescenti», perché potrebbero interferire con i controlli super-sofisticati messi in opera.

Sconsigliata dal governo anche la ritrasmissione delle partite all’esterno dei bar, troppi rischi dopo quello che è successo il 13 novembre. Polemiche persino sull’inno di Euro 2016, concepito dal produttore e dj David Guetta, This One’s for you: il problema è che è in inglese.

Ridicolizzato Alain Juppé, candidato all’Eliseo per la destra e in testa nei sondaggi, che in un infelice tweet si è indignato sulla Marseillaise, che secondo lui sarebbe stata cantata in inglese. Il ridicolo tweet è stato ritirato in fretta.

Tensioni, paure, polemiche, tutto concorre a occultare un dato interessante, che descrive l’Europa, Ue e non Ue: tutte le squadre hanno giocatori di provenienza geografica altra rispetto al Vecchio Continente, con una sola eccezione, la Romania, composta di soli rumeni-rumeni.

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