Stati uniti, l’eredità della «tolleranza zero»

Repressione. Dai riots di Los Angeles all’11.09: la polizia è ormai militarizzata

Guido Caldiron, il manifesto • 9/7/2016 • Copertina, Internazionale • 623 Viste

«Attraverso questo fiume di sangue, dall’altra parte 41 colpi tagliano la notte (…) È una pistola? Un coltello? O un portafoglio? (…) Il segreto, amico mio è che puoi essere ucciso perché vivi nella tua pelle americana».

Quando Bruce Springteen dedicò alla vicenda di Amadou Bailo Diallo, un ragazzo africano di 23 anni abbattuto nel febbraio del 1999 a New York da un gruppo agenti in borghese che non gli diedero il tempo di estrarre dalla tasca i documenti, la canzone American skin (41 Shots) – i poliziotti, poi assolti, esplosero 41 colpi prima di accorgersi di aver sbagliato persona -, il cantautore fu attaccato dalle associazioni dei cops e dallo stesso sindaco repubblicano della Grande Mela, quel Rudy Giuliani oggi consigliere in materia di «sicurezza» di Donald Trump.

«C’è ancora gente che cerca di creare l’impressione che i poliziotti, nonostante siano stati prosciolti, fossero colpevoli», disse all’epoca Giuliani. Era la stagione della cosiddetta «tolleranza zero» verso il crimine, cui il politico italoamericano che aveva fatto carriera durante l’amministrazione Reagan legherà la propria notorietà. Basandosi sulla teoria del «Broken Windows», letteralmente «vetri rotti», annunciata già negli anni Ottanta dai criminologi di destra e che prevedeva il controllo totale dello spazio pubblico da parte della polizia e la dura repressione di ogni comportamento deviante con pene detentive spesso sproporzionate, come sulla «war on drugs» reaganiana di cui era stato uno dei pilastri, Giuliani definì per molti versi «il modello» della nuova polizia statunitense cui molti sembrano ispirarsi ancora oggi. E questo malgrado durante la sua amministrazione il «racial profiling» avesse superato ogni record.

La pesante eredità del «sindaco sceriffo» e dell’infausta filosofia della «tolleranza zero» – durante l’«era Giuliani» si registrò un aumento del 41% delle denunce per abusi commessi dagli agenti, del 53% del numero delle persone decedute durante «il fermo» e del 35% del numero di civili uccisi dalla polizia – non è però l’unico elemento che ha contribuito a rendere così «pericolose» le forze dell’ordine per una parte almeno della popolazione americana.

Iniziata già alla fine degli anni Sessanta, come reazione alle rivolte urbane che scossero il paese, la progressiva militarizzazione dei corpi di polizia locali è diventata infatti una delle caratteristiche peculiari della realtà sociale del paese. Prima la già citata «war on drugs», quindi l’ulteriore escalation militarista seguita ai riot di Los Angeles del 1992, infine l’allarme terrorismo successivo all’11 settembre e i cospicui fondi provenienti dalla Homeland Security come dallo stesso Pentagono, hanno contribuito a rendere molti uffici degli sceriffi di contea del tutto simili a piccole guarnigioni delle forze armate.

La Scuola di studi sulla polizia dell’Università del Kentucky Orientale ha così documentato come centinaia di dipartimenti delle forze dell’ordine si siano dotati nel corso degli ultimi decenni di veri e propri corpi paramilitari, in grado di scegliere quali armi e quale tipo di addestramento seguire. Inoltre, l’industria degli armamenti ha puntato molto su questa tendenza, riciclando sul mercato interno armi e mezzi non più utilizzabili sui teatri di guerra.

Dal 2006 ad oggi qualcosa come 432 veicoli blindati, 533 aerei ed elicotteri, oltre a 90mila armi automatiche sono passati direttamente dalle mani dei militari a quelle degli agenti: un arsenale in grado di trasformare in tutto e per tutto le ronde in un ghetto nero in un pattugliamento dei marine a Baghdad.

Dopo l’uccisione da parte di un agente bianco, poi prosciolto, del giovane afroamericano Michael Brown a Ferguson nell’agosto del 2014, Obama ha nominato una commissione per indagare proprio sulla militarizzazione della polizia, riuscendo alla fine a bloccare i fondi federali utilizzati da parte di questo o quel corpo di polizia locale per acquistare veicoli corazzati, fucili di grosso calibro o uniformi mimetiche.

D’ora in poi sarà perciò solo più difficile, ma non certo impossibile visto che restano a disposizione le risorse dei singoli stati e delle amministrazioni locali, vedere degli agenti che ricordano i «guerrieri ninja» a spasso per un quartiere difficile. La popolazione è avvertita.

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One Response to Stati uniti, l’eredità della «tolleranza zero»

  1. […] I social mostrano finalmente solo quello che è sempre accaduto e si dovrebbe smettere di invocare “tolleranza zero”. Non si spara sulla polizia certamente ma bisognerebbe dare il buon esempio. Non si spara neanche […]

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