Le carceri private sono pronte a fare soldi a palate grazie a Donald Trump

il fondo elettorale del Presidente eletto ha ricevuto 100.000 dollari da GEO Group, e lo stesso candidato ha elogiato l’azienda in campagna elettorale: “Penso che possiamo creare un sacco di prigioni private”

International Business Times • 18/11/2016 • Carcere & Giustizia, Internazionale • 1103 Viste

Il Presidente eletto Donald Trump è un sostenitore delle privatizzazioni e, in particolare, della privatizzazione delle carceri e dei centri di detenzione. Questa è una buona notizia per le due compagnie che dominano il mercato – la Core Civic del Tennessee e la GEO Group della Florida – ma è anche una potenziale manna dal cielo per le banche di Wall Street, che hanno abbondantemente foraggiato queste aziende, le quali traggono profitto dalla detenzione e dall’incarcerazione delle persone.

Secondo un rapporto di The Public Interest pubblicato il 17 novembre, sei grandi società di Wall Street lavorano in tandem con quest’industria: finanziano i debiti, gestiscono le obbligazioni, garantiscono miliardi di dollari di crediti per il pagamento delle spese di gestione e l’espansione in altri mercati correlati, come la vendita del sistema GPS da mettere alle caviglie degli immigrati per monitorarli.

Agendo come una carta di credito per le carceri private, queste sei banche – Bank of America, JPMorgan Chase, BNP Paribas, SunTrust, US Bancorps e Wells Fargo – aiutano le aziende carcerarie ad eludere il fisco. Tutto ciò non sta bene al senatore democratico dell’Oregon Ron Wyden: l’uomo ha cercato di promuovere una legislazione atta a rendere più difficile alle aziende private del settore carcerario di registrarsi come società di investimento immobiliare – soggetti che pagano aliquote fiscali ridotte e alle quali è permesso accedere a grossi prestiti bancari mantenendo una liquidità di cassa molto bassa.

“È sbagliato che delle imprese private facciano profitti sul carcere e sulla riabilitazione e io sono particolarmente preoccupato di come tutto questo sia alimentato dalle leggi in materia fiscale” ha detto il senatore Wyden a International Business Times. “A mio avviso molti contribuenti sarebbero contrari se sapessero che i loro soldi sovvenzionano i profitti delle imprese che incarcerano minoranze e americani a basso reddito”.

Diversi attivisti che lavorano per ridurre la popolazione carceraria hanno criticato Wall Street per trarre profitto dall’espansione del sistema carcerario. “Queste banche fanno parte della nostra società” ha detto Amanda Aguilar Shank, vice direttrice di Enlace, una coalizione di attivisti che si oppone al business delle carceri: “Allo stesso tempo infatti finanziano l’espansione del sistema carcerario, un’istituzione che sta facendo a pezzi le nostre comunità. Tutto ciò è nauseante”.

Le banche ovviamente vedono le cose in modo molto diverso: “Come azienda non prendiamo posizione sulle questioni politiche pubbliche che non influenzano direttamente la capacità della nostra azienda di servire i clienti e sostenere i membri del team” ha dichiarato Ruben Pulido, vice-presidente delle comunicazioni aziendali di Wells Fargo, a IBT: “Abbiamo rapporti bancari con migliaia di aziende in centinaia di settori diversi, facciamo affari solo con compagnie che dimostrano un forte e costante impegno nel rispetto di tutte le norme e i regolamenti federali, statali e locali”.

Il numero dei detenuti nelle carceri private è quasi raddoppiato dal 1990, da poco meno di 700.000 a oltre 1,2 milioni di persone. Le strutture spesso sono state al centro di scandali pubblici. Nel 2012 un giudice federale ha definito una prigione della GEO Group un “pozzo nero di leggi e condizioni incostituzionali e disumane” e nel 2014 il capo del sistema carcerario del Mississippi è stato accusato di aver accettato tangenti da parte di aziende private (e si è dichiarato colpevole). ACLU ha più volte citato in giudizio la compagnia CoreCivic per le condizioni di povertà nelle strutture da essa gestite e lo scorso mese di agosto l’amministrazione Obama ha annunciato di non voler utilizzare più le strutture private per i prigionieri federali. Tuttavia, questa moratoria non si applica ai detenuti immigrati.

Sotto l’amministrazione Obama i servizi privati sono stati sempre più utilizzati da parte dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), che oggi detiene il 73 per cento dei suoi prigionieri in centri di detenzione volti al profitto. La scorsa settimana Trump ha dichiarato che le aziende che traggono profitto dai detenuti immigrati potrebbero presto avere grandi opportunità di business, ricordando che una delle sue priorità riguarda la detenzione o l’espulsione di 2-3 milioni di immigrati clandestini.

I critici sostengono che le carceri private basino la propria redditività sull’incarcerazione massiccia e che le lobby del settore esercitino pressioni per mantenere leggi repressive e draconiane così da mantenere piene le proprie strutture. Aguilar Shank ha definito le prigioni private “un parassita in continua crescita” e ha detto che l’industria investe milioni di dollari in attività di lobbyng al Congresso affinché finanzi agenzie per l’immigrazione e sostenendo indirettamente le linee guida per condanne più dure.

GEO Group non ha risposto alla richiesta di un commento inviata da IBT, ma lo ha fatto la CoreCivic: “È nella policy di lungo corso di CoreCivic evitare di fare proposte o pressioni per promuovere normative, politiche, regole che possano influire sulla durata o sulla detenzione di un individuo” ha detto a IBT Jonathan Burns, un portavoce della compagnia: “L’obiettivo principale delle attività di lobbying è educare i politici sui benefici del partenariato pubblico-privato e sulle soluzioni proposte da CoreCivic”.

Ma partenariati a parte, CoreCivic e GEO Group non avrebbero alcun modo per finanziare le proprie operazioni senza il sostegno del settore finanziario: “Hanno bisogno di Wall Street per sopravvivere, dato il loro modello di business” ha detto a IBT Benjamin Davis, ricercatore di The Public Interest. “Sono dipendenti dal debito”.

Nell’ultimo anno, ad esempio, GEO Group ha acquisito SoberLink Inc – una società di tecnologia che permette alle autorità di monitorare in remoto il consumo di alcol – grazie a una linea di credito da 25 milioni di dollari di Bank of America, JPMorgan Chase, BNP Paribas, SunTrust, US Bancorp e Wells Fargo. GEO Group non fa affidamento a Wall Street per problemi di liquidità – il settore genera più di un miliardo di dollari di fatturato annuo. L’industria finanzia le sue operazioni attraverso il debito in modo da trarne vantaggi grazie alle scappatoie fiscali.

Sia CoreCivic che GEO Group si classificano come REIT (fondi di investimento immobiliare, o semplicemente Trust Immobiliare), uno status fiscale originariamente pensato per le aziende che traggono profitti dall’acquisto e dalla locazione di terreni. La classificazione come REIT permette al settore di evitare il pagamento delle imposte sulla società – ma deve trattare i propri investitori come se fossero comproprietari del trust immobiliare. Per questo le società carcerarie versano il 90 per cento dei profitti agli azionisti, lasciando pochissimo denaro in cassa.

Ecco come Wall Street entra in gioco. Davis ha scoperto che a giugno 2016 CoreCivic ha accumulato un debito di 1,5 miliardi di dollari con Wall Street, mentre GEO Group ne ha 1,9 miliardi. Il debito è spacchettato in diversi strumenti finanziari, come il credit revolving, prestiti a lungo termine o emissione di obbligazioni. Ad ogni passaggio Wall Street incassa: solo nel 2015 CoreCivic e GEO Group hanno versato 150 milioni di dollari di interessi e pagato oltre 10 milioni di dollari di commissioni per i bond emessi.

Oltretutto, le banche di Wall Street fanno operare un consorzio che si occupa di fornire credito rotativo a CoreCivic e GEO Group: entrambi hanno accesso a 900 milioni di dollari accantonati dalle banche ma non è chiaro per quanto resterà aperta la linea di credito.

Nel corso della campagna presidenziale l’industria delle carceri private è emersa come un problema: sotto le pressioni degli attivisti, Hillary Clinton ha restituito i contributi elettorali di GEO Group ed ha anche invocato la fine delle detenzioni a scopo di lucro. Trump ha tracciato invece un percorso diverso; il fondo elettorale del Presidente eletto ha ricevuto 100.000 dollari da GEO Group, e lo stesso candidato ha elogiato l’azienda in campagna elettorale: “Penso che possiamo creare un sacco di prigioni private” ha detto Trump a Chris Matthews lo scorso mese di marzo, “Sembrano funzionare molto meglio”.

“Alla GEO Group si staranno leccando i baffi”, ha detto Davis. “Trump usa parole dure quando parladi  crimine, deportazioni, perquisizioni – i segnali indicano che ci sarà un cambiamento a favore delle prigioni private”.

Gli investitori prendono nota. Il giorno seguente alle elezioni, il Wall Street Journal ha segnalato GEO Group tra le “azioni da tenere sott’occhio”. Da quando Trump è stato eletto presidente, le azioni dei titoli di CoreCivic e GEO Group hanno avuto grandi rialzi, toccando punte del 40 per cento rispetto ai valori pre-elettorali.

Fonte: International Business Times

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