Grecia. Tagli e riforme, è nuovo scontro tra Atene e Fmi

Grecia. Tsipras punta a stabilizzare la situazione economica, a far entrare al più presto il Paese nel Quantitative easing, a confermare le previsioni di crescita del Pil al 2,7% per il prossimo anno

Teodoro Andreadis Synghellakis e Fabio Veronica Forcella, il manifesto • 14/12/2016 • Europa, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 830 Viste

È di nuovo scontro tra il governo di Alexis Tsipras e il Fondo Monetario Internazionale. Con una presa di posizione quanto mai ambigua, tramite un articolo pubblicato su internet, il responsabile del Fondo per l’Europa, Poul Thomsen, ha dichiarato che, da una parte il suo organismo vuole aiutare la Grecia a riprendere il cammino dello sviluppo sostenibile. Dall’altra, però, in questo eterno gioco delle parti, l’Fmi pensa che il paese abbia bisogno di «riforme fiscali e pensionistiche». In parole povere, di nuovi tagli.

Secondo Thomsen, quindi, «in Grecia ci sono sgravi fiscali eccessivi, i quali permettono quasi alla metà dei dipendenti di non essere tassati». A strettissimo giro è arrivata la risposta del ministro delle finanze greco, Efklìdis Tsakalòtos. L’economista e stretto collaboratore di Tsipras ha voluto sottolineare che «il totale della spesa del governo di Atene per le pensioni e ogni altra forma di sostegno non supera il 70% della media europea e corrisponde al 52% di quella della Germania». Tsakalòtos risponde presentando le cifre, e ricorda che «il 45% dei pensionati hanno un reddito inferiore alla soglia di povertà, di 665 euro» e «quasi quattro milioni di persone – più di un terzo del totale della popolazione – rischia di scivolare sotto la soglia di esclusione sociale e povertà».

«È possibile, quindi, credere che il principale problema greco siano le pensioni e la no-tax area, che sarebbero troppo generose?», si chiede il responsabile del ministero delle finanze ellenico. Il gioco delle parti, quindi, continua. Da una parte il Fondo Monetario dice di non ritenere necessario avere un avanzo primario al 3,5%, perché, in effetti, ostacolerebbe la crescita. Dall’altra, propone e ritiene necessari nuovi tagli alla spesa pubblica, già ridotta al minimo.

Viene spontaneo chiedersi, se i vari responsabili degli organismi economici internazionali siano mai stati in Grecia, tra tutti quei cittadini che non riescono a pagare le tasse sulla casa e sul reddito. L’aumento delle tasse imposto sinora ha stremato il paese, e il governo di Syriza pone, al contrario, tra le sue principali priorità, la diminuzione della pressione fiscale. Tsipras punta a stabilizzare la situazione economica, a far entrare al più presto la Grecia nel Quantitative easing di Draghi, a poter confermare le previsioni di crescita del Pil al 2,7% per il prossimo anno. Ma per tutto ciò, la condizione necessaria è che i creditori concludano la seconda valutazione dell’applicazione di quanto pattuito con la Grecia, il prima possibile.

«Dopo il 2018 non ci devono essere nuove misure e tagli», dice Atene. Ma c’è chi sembra non voler capire. E già si inizia a parlare di elezioni anticipate, anche se il governo smentisce senza esitazioni.

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