Msf: «Noi salviamo vite. Altri dovranno rispondere al tribunale della storia»

Intervista. Marco Bertotto: «Siamo solamente noi, organizzazioni non governative e Guardia costiera, a fare soccorsi»

Rachele Gonnelli, il manifesto • 5/5/2017 • Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 709 Viste

Uno stillicidio. Sembrava che le smentite arrivate da Copasir, Commissione europea, procura di Siracusa, avessero interrotto la campagna contro le ong, invece il can can è ripreso con la divulgazione di un fantomatico «allegato» segreto al rapporto Frontex 2017. «Ne abbiamo letto sulla stampa, ma le accuse non sono nuove», risponde Marco Bertotto di Medici senza Frontiere.

Cosa c’è di vero e cosa è palesemente falso?

Quello che c’è di vero è che dopo tre anni di attività di search and rescue, ricerca e soccorso, sotto il coordinamento della Guardia costiera italiana finalmente anche molti giornalisti e politici, tolti quelli che sono venuti a bordo delle nostre navi, si sono accorti che il soccorso in mare lo facciamo praticamente soltanto noi, Guardia costiera e ong. Prima dovevamo assistere dopo ogni naufragio a lacrime di coccodrillo, ora è chiaro che a parte le organizzazioni come la nostra, tanto meno Frontex, ha come priorità soccorrere le vite umane nel Mediterraneo. Frontex ci ha sempre accusato di essere un pull factor, un fattore di attrazione dei migranti. Fin qui è vero. Non è vero che ci sia una preordinata collaborazione o complicità di qualche tipo con i trafficanti. Meglio, è un elemento vergognoso che si continui con queste ricostruzioni false della realtà per le quali il problema sembra essere il soccorso in mare e non invece la fallimentare politica europea che di fatto genera il business dei trafficanti. è una pratica di distrazione di massa che consiste nel distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dal fallimento della lotta ai trafficanti.

Quali sono i motivi per cui non funziona la lotta ai trafficanti di esseri umani?

Perché non basta erigere un muro o rendere più pericolosa la traversata per contenere il flusso di chi fugge. Questa strategia alimenta solo il business dei contrabbandieri senza alcun effetto sulle partenze se non quello di aumentare i morti in mare. Vede, magari come ong interveniamo in modo imperfetto, sicuramente in modo limitato, ma cerchiamo di attenuare gli effetti negativi delle attuali politiche europee.

Altra accusa che rimbalza è l’elenco dei telefoni delle ong nei satellitari degli scafisti.

Parlo per la nostra organizzazione: noi non siamo mai stati contattati direttamente dai migranti. La procedura d’intervento è: o li avvistiamo direttamente oppure seguiamo le indicazioni della Guardia costiera. Nelle audizioni in Senato lo abbiamo detto e le dichiarazioni di tutte le altre ong sono analoghe. Di queste cose poi non c’è traccia né nel rapporto Frontex né in quello della Guardia costiera. E se ci fossero state evidenze di contatti simili, non credo che nessuno avrebbe taciuto.

E la questione dei finanziamenti opachi?

I nostri bilanci sono pubblici. Quando poi mi chiedono se abbiamo l’elenco completo dei donatori si deve capire che non siamo una parrocchia dove la famiglia Bonetti dona 20 euro e si sa, abbiamo 300 mila sostenitori, la maggior parte attraverso il 5 per mille, i Rid bancari e altre anche all’estero, più una fondazione bancaria. Una situazione condivisa anche da altre ong internazionali come il Moas, a quanto emerge. Se ci sono prove di fondi non trasparenti o di finanziamenti di trafficanti, saremmo lieti di una sentenza di condanna. Al momento sembrano illazioni e macchine del fango.

Sareste disposti a accettare poliziotti di controllo sulle vostre imbarcazioni?

La polizia era dispiegata sui mezzi della missione Mare Nostrum a cavallo tra 2013 e 2014 per combattere i trafficanti e per il salvataggio in mare dei migranti. Poi la missione è stata interrotta perché, si disse, troppo costosa e per le polemiche di essere un fattore attrattivo, la stessa accusa che ora viene mossa alle ong. Evidentemente dà fastidio che ci si faccia soccorso in mare, visto che la priorità delle politiche europee è il controllo e la polizia giudiziaria. Noi non crediamo in questa strategia. Ma ammettiamo per un attimo che la priorità sia il contrasto agli scafisti, non si può chiedere però ai medici e agli operatori umanitari un ruolo di supplenza su questo. Noi abbiamo messo in mare le navi quando, dopo l’interruzione di Mare Nostrum, a metà aprile 2015, in 4 mesi i morti salirono di 30 volte. Intervenivano i mercantili, ma non attrezzati, morirono 1.200 persone. Capimmo allora che l’Europa se ne fregava e decidemmo di mettere gli assetti in mare. Si riattivi dunque Mare Nostrum. Noi non accettiamo di stare sul banco degli accusati. Con 5 mila vittime l’anno, 12 al giorno, la mortalità nel Mediterraneo è equivalente a quella di un conflitto di media intensità.

Quando finirà questo stillicidio di accuse alle ong? quando entrerà in funzione solo la Guardia costiera libica?

Non voglio fare speculazioni. La speranza è che in questo chiacchericcio su transponder spenti, interventi a 11 miglia e mezzo dalla costa e altre piccole cose non finisca nel dimenticatoio la trave di politiche fallimentari che oltre a fare 12 morti al giorno fomentano odio e xenofobia. Altrimenti noi dormiremo sonni tranquilli, qualcun altro dovrà rispondere al tribunale della storia oltre alla propria coscienza.

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