tortura

Senato, Pietro Grasso: «La tortura è reato di pubblico ufficiale. Lo dice l’Onu»

Il Senato si sblocca. Dopo dieci mesi di stand-by riprende oggi in Aula l’iter del testo. Maggioranza divisa

Eleonora Martini, il manifesto • 9/5/2017 • Carcere & Giustizia, Diritti umani & Discriminazioni, Politica & Istituzioni • 524 Viste

Dopo dieci mesi di stand-by, questo pomeriggio l’Aula del Senato riprenderà l’esame del ddl che introduce nel codice penale il reato di tortura. E visti i fulmini e saette che già si addensano all’orizzonte, il presidente Pietro Grasso ha ricordato ai senatori che la fattispecie del reato è già dettata dalle convenzioni Onu ratificate anche dall’Italia: «Il diritto internazionale richiede che si vietino e puniscano le condotte dei pubblici ufficiali». Una bussola dalla quale si è già allontanato il testo in discussione, che ha evitato come la peste di focalizzare l’attenzione sul reato specifico compiuto dalle forze di polizia.

Tutto si era fermato nel luglio 2016, con il putiferio sollevato dalle destre e con gli “avvertimenti” di Angelino Alfano, quando, con un emendamento del M5S ammesso dal relatore di maggioranza, il socialista Enrico Buemi, era stato eliminato almeno quel requisito della «reiterazione delle violenze e delle minacce gravi» che annacquava la fattispecie del reato e disarmava la legge. Una correzione necessaria per riportare in parte nel solco degli obblighi internazionali il testo uscito dalla Commissione Giustizia, peggiorato addirittura rispetto a quello licenziato dalla Camera il 9 aprile 2015, già di suo ben lungi dagli impegni presi ufficialmente da Roma davanti al consesso internazionale l’11 febbraio 1989, con la ratifica della dichiarazione Onu del 10 dicembre 1984.

«La tortura è al tempo stesso un crimine internazionale, una forma di crimine di guerra e crimine contro l’umanità e un delitto negli ordinamenti interni – ha detto Grasso intervenendo alla presentazione della rivista scientifica Diritto Penale della Globalizzazione – In questo momento è in corso il dibattito parlamentare per dotare finalmente l’Italia di una norma penale contro la tortura. Questa è una prerogativa delle parti politiche e io mi limito a ricordare che il diritto internazionale richiede che si vietino e puniscano le condotte dei pubblici ufficiali che provocano grave sofferenza fisica o psichica su persone in stato di detenzione o comunque sotto il loro controllo, al fine di punirle indebitamente, di estorcere confessioni o informazioni o di discriminarle». Le istituzioni, ha ricordato il presidente del Senato, «devono anche imparare ad ascoltare con attenzione e rispetto la competenza appassionata di voi studiosi ed esperti».

E invece tutto il centrodestra, di governo e di opposizione, fa riferimento ad un solo tipo di «esperti», e tenta di sguarnire o affossare nuovamente la legge. Il ddl, dice per esempio il senatore di Forza Italia Andrea Mandelli, «non può e non deve trasformarsi in un testo teso a rendere i nostri agenti “osservati speciali” nella loro attività, esponendoli a continue denunce».
E oggi arriva in Senato, in commissione Salute, anche il ddl sul biotestamento licenziato dalla Camera il 20 aprile scorso. In questo caso, c’è accordo tra Pd e M5S per varare la legge (assolutamente minima) prima della chiusura estiva del Parlamento.

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