Rapporto Bankitalia, 100mila casi sospetti di riciclaggio nel 2016

In crescita l’emersione di capitali detenuti illegalmente all’estero, e le segnalazioni di operazioni potenzialmente legate al finanziamento del terrorismo

Riccardo Chiari • 4/7/2017 • Lavoro, economia & finanza, Studi, Rapporti & Statistiche • 296 Viste

Bankitalia. Arriva il Rapporto 2016 dell’Uif, Unità di informazione finanziaria di Palazzo Koch

Fra concreti sospetti di riciclaggio, emersione di capitali detenuti illegalmente fuori dai confini nazionali, e segnalazioni di operazioni che possono essere legate al finanziamento del terrorismo internazionale, non manca certo il lavoro all’ “Unità di informazione finanziaria” istituita presso Bankitalia e operativa ormai da dieci anni. La presentazione del Rapporto relativo al 2016 fa capire che le segnalazioni di operazioni dubbie e da controllare sono in continuo aumento, con una progressione che ha portato a superare i 100mila casi (101.065). “Hanno riguardato transazioni per un importo complessivo di oltre 88 miliardi di euro – ha spiegato il governatore Ignazio Visco – che diventano più di 150 miliardi se si tiene conto anche delle operazioni solo tentate”.

Il rapporto presentato da Claudio Clemente, direttore dell’Uif, specifica che quasi la totalità delle segnalazioni deriva da sospetti di riciclaggio (100.435 su 101.065); che nel 70% sono state “di interesse ai fini di indagine”; e che nel 36% dei casi sono di natura fiscale e tributaria. Quanto alla accelerazione della crescita, sempre in doppia cifra negli ultimi tre anni, nel rapporto viene puntualizzato che l’aumento delle segnalazioni è legato a filo doppio alla “voluntary disclosure”, cioè dall’emersione volontaria di capitali detenuti illegalmente all’estero.

“Sul versante dell’antiriciclaggio – ha tirato le somme Clemente – le segnalazioni di operazioni sospette pervenute nel 2016 hanno segnato un aumento del 22,3% rispetto al 2015. Un aumento dovuto, in parte, alle circa 21mila segnalazioni correlate direttamente o indirettamente a casi di adesione alla voluntary disclosure. Il trend crescente – ha sottolineato – è proseguito anche nel primo semestre del 2017, nonostante la drastica riduzione delle segnalazioni connesse alla procedura di collaborazione volontaria”.

Su fronte dei capitali detenuti illegalmente all’estero, il rapporto sottolinea: “La significativa crescita (87%) delle operazioni segnalate da intermediari italiani ma classificate nella categoria ‘estero’ è dovuta alle operazioni di voluntary disclosure (4.421): tra gli Stati esteri maggiormente ricorrenti si riscontra la Svizzera (3.901), seguita, nell’ordine, dal Principato di Monaco (389) e da San Marino (240)”. Quanto alle segnalazioni complessive, il primato spetta quasi naturalmente alla ricca Lombardia, con una tendenza in costante aumento. E anche qui “con un incremento che appare in larga misura riconducibile al fenomeno della voluntary disclosure – ha specificato ancora Clemente – visto che in tale regione si sono concentrate ben 10.110 segnalazioni della specie”.

Infine due avvertimenti del rapporto: “Le segnalazioni di operazioni sospette di finanziamento del terrorismo sono state 741, un numero più che doppio rispetto al 2015 e sei volte superiore al 2014. Oltre il 90% è stato ritenuto di interesse investigativo dal Nucleo speciale di polizia valutaria, e in diversi casi le indagini hanno confermato i sospetti”. Ancora: “I recenti episodi di terrorismo hanno confermato che i fallimenti più gravi dei sistemi di contrasto avvengono quando è carente la condivisione delle informazioni, prevalgono i particolarismi, si trascurano i segnali disponibili”. Così la Uif “si è attivata per porre in essere, nei limiti delle sue competenze, ogni misura utile per prevenire e contrastare la minaccia terroristica e per supportare gli Stati colpiti nella individuazione delle tracce finanziarie degli attentatori e delle loro reti di sostegno che, in alcuni casi, presentavano collegamenti con l’Italia”.

FONTE: Riccardo Chiari, IL MANIFESTO

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