Dalla Fondazione Moressa l’identikit dei nuovi cittadini

Studio della Fondazione Moressa sugli alunni stranieri che avrebbero la cittadinanza con la nuova legge

VLADIMIRO POLCHI • 28/8/2017 • Immigrati & Rifugiati, Studi, Rapporti & Statistiche • 777 Viste

Rumena la comunità più numerosa, musulmano solo 1 su 3. Marocchina la nazionalità africana più presente, di famiglia cristiana il 44 per cento

Rheslyn ha 12 anni, è nata in Italia e vive a Roma, dove quest’anno frequenterà la seconda media. I suoi genitori, Rayln e Rene, sono arrivati dalle Filippine 18 anni fa e oggi lavorano in casa di una famiglia romana. Rheslyn, italiana per gli amici, resta straniera per la legge. Il suo è l’identikit tipo dei “nuovi cittadini”: bambini e ragazzi figli di immigrati che otterrebbero il passaporto tricolore se passasse la riforma dello ius soli, ancora ferma al Senato. Chi sono davvero? Per lo più cristiani, cattolici e ortodossi, uno su tre è musulmano. Hanno madri e padri in gran parte romeni, albanesi e marocchini, ma anche cinesi, filippini e indiani.

Dopo le recenti parole di Papa Francesco, che ha richiamato il «diritto a una nazionalità» per tutti i bambini, la Fondazione Leone Moressa è andata a capire chi sarebbero i potenziali nuovi italiani. Innanzitutto i numeri: secondo una stima dei ricercatori, i beneficiari della riforma sarebbero 800.600 ragazzi, circa l’80% dei minori stranieri residenti in Italia. A questi si aggiungerebbero 58.500 potenziali beneficiari ogni anno.

Come si arriva a queste cifre? Le nuove norme, approvate il 13 ottobre 2015 alla Camera, introducono due principi: con lo ius soli si riconosce la cittadinanza a chi è «nato in Italia da genitori stranieri, di cui almeno uno in possesso del permesso Ue di lungo periodo»; con lo ius culturae beneficiario è invece «il minore straniero, nato in Italia o che vi abbia fatto ingresso entro il dodicesimo anno di età, che abbia frequentato un percorso formativo per almeno cinque anni».

Ebbene, i minori stranieri in Italia al primo gennaio 2017 sono circa un milione, il 21% della popolazione immigrata totale. I maschi sono il 52% e le femmine il 48%. Per tracciare un identikit di chi potrà diventare italiano, i ricercatori della Moressa hanno esaminato i dati relativi agli alunni stranieri nell’anno scolastico 2015/2016: un campione di 815mila ragazzi, che in buona parte coincide con i potenziali beneficiari della riforma.

Complessivamente tra i banchi di scuola si contano oggi oltre 200 nazionalità diverse, anche se le prime dieci rappresentano da sole i due terzi del totale. Ebbene, tra i nuovi italiani sarebbe record di bambini con genitori romeni, albanesi o marocchini, ovvero le tre comunità più numerose in Italia. Sarebbero loro a dividersi il podio, subito sotto troveremmo i figli di cinesi, filippini, indiani, moldavi, ucraini, pachistani e tunisini.

E quale sarebbe la religione di questi nuovi cittadini? «Possiamo stimare le religioni degli alunni stranieri in Italia – scrivono alla Moressa – partendo dal presupposto che gli immigrati provenienti da un determinato Paese, ne rispecchino anche la ripartizione per gruppi religiosi». E così tra le nazionalità dell’Est Europa, la maggioranza è di religione ortodossa (87% in Romania, 93% in Moldavia, 70% in Ucraina). I cattolici sono invece in maggioranza nelle Filippine (85%) e registrano comunque una presenza diffusa in Europa e in Africa. I musulmani sono in prevalenza nel Nord Africa, nei Balcani e in alcuni Paesi asiatici (Pakistan, Afghanistan). Complessivamente la maggioranza degli alunni stranieri (44%) è di religione cristiana. Gli alunni provenienti da Paesi musulmani sono poco più di un terzo (38,4%).

Insomma, stando agli studiosi della Moressa, «saranno oltre 800mila i potenziali beneficiari della riforma e si tratterà in prevalenza di giovani provenienti da Paesi cristiani, mentre la componente musulmana si attesta al di sotto del 40%».

Fonte: VLADIMIRO POLCHI, LA REPUBBLICA

 

 

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