Banca d’Italia e affaire Visco, l’incidente non è chiuso

«Chiudere l’incidente il prima possibile»: almeno su questo imperativo tutte le parti in causa nell’affaire Visco sono concordi. Certo è un dettato più facile da enunciare che da praticare, anche perché il fattaccio è stato davvero deflagrante e ha scatenato una reazione a catena di tensioni che impazzano ormai in tutte le direzioni. Ieri bastava [&hellip

Andrea Colombo • 21/10/2017 • Copertina • 634 Viste

«Chiudere l’incidente il prima possibile»: almeno su questo imperativo tutte le parti in causa nell’affaire Visco sono concordi. Certo è un dettato più facile da enunciare che da praticare, anche perché il fattaccio è stato davvero deflagrante e ha scatenato una reazione a catena di tensioni che impazzano ormai in tutte le direzioni. Ieri bastava collegarsi con Internet per essere sommersi dai messaggi di martedì scorso tra i deputati Pd e la ministra per i rapporti con il parlamento Finocchiaro, che sbugiardano Renzi e dimostrano che il governo non era affatto stato avvertito per tempo della mozione anti Visco. In un quadro simile stemperare è difficile.

Capita così che il ministro dello sviluppo Calenda, uno dei più inviperiti con Renzi, affermi sì che «prima l’incidente si chiude meglio è», ma solo per poi gettare altra benzina sul fuoco: «Perché se non è un incidente ma una strategia la cosa è gravissima». Botta e risposta. Arriva la replica piccata di Matteo Orfini: «Il parlamento che esprime una valutazione non è un incidente. È democrazia». Oppure capita che il ministro Orlando assicuri che «nel governo non c’è nessuna divisione». Aggiungendo però sarcastico: «Dato che della mozione non si è mai parlato come potrebbero esserci divisioni?».

Paolo Gentiloni è di un’altra pasta. Per lui soffocare gli incendi è una vocazione, affinata poi da gesuitica professionalità. Da Bruxelles impugna quindi gli estintori per soffocare le fiamme appiccate da Renzi. «Sulle soluzioni per Bankitalia non parlo neppure sotto tortura», esordisce. Poi però parla eccome. Senza dettagli e in linea di principio, certo, ma in modo tale da far trasparire una scelta che, se non ancora certa, è almeno molto probabile.
Primo punto: il governo deve «agire nell’interesse del Paese», «seguendo le regole» e «salvaguardando l’autonomia di Bankitalia». Significa che non ci si può piegare ai dettati del Pd e neppure a quelli del parlamento, l’autonomia della Banca essendo questione di vita o di morte per i mercati, e a maggior ragione «perché abbiamo alle spalle le difficoltà del sistema bancario». Secondo punto: «I rapporti tra governo e partito di maggioranza relativa sono ottimi e decideremo avendo in mente l’obiettivo dell’autonomia della Banca». Significa che Gentiloni non può e non vuole prendere a schiaffoni neppure il Pd, ignorando una mozione per la quale Renzi era persino disposto a mettere in minoranza il governo.
C’è un solo modo per quadrare il cerchio: sacrificare Visco, ormai troppo ingombrante, ma sostituirlo con una figura assolutamente interna a Bankitalia, per confermare che la fiducia del governo nell’istituzione e l’autonomia della stessa sono intatte. Una specie di «zero a zero» che dovrebbe premiare uno di vice di Visco, con in pole position Fabio Panetta.

Solo che, per non correre il rischio di inciampare su qualche ostacolo, un’operazione del genere dovrebbe essere fatta di corsa, come segnalava ieri una volpe navigata qual è Pier Ferdinando Casini. Il governo invece deve aspettare il 27 ottobre, per mettere prima al sicuro la legge elettorale. Sarà una settimana pericolosa. Berlusconi, per esempio, ha cambiato idea per la seconda volta nel giro di tre giorni. Dopo aver quasi preso le difese di Renzi giovedì, per paura di passare per difensore delle odiate banche, ha rovesciato ieri la posizione con un comunicato ufficiale in cui difende a spada tratta l’autonomia della Banca sparando a zero contro l’«improvvida iniziativa di Renzi». Si avverte sullo sfondo lo zampino di Gianni Letta che, dopo aver pazientemente ricucito i rapporti con il Ppe e con la Merkel non vuole perdere quell’appoggio prezioso per contendere a Salvini un pugno di voti che comunque finiranno a Grillo o alla Lega.
Poi c’è la richiesta avanzata da Sinistra italiana e poi da M5S perché il governo riferisca in aula, occasione perfetta per nuove fibrillazioni. E sullo sfondo c’è di tutto: l’irritazione di Mattarella, la sfiducia che serpeggia nel governo dopo l’agguato di cui è stata protagonista Boschi, l’irritazione di Finocchiaro per l’accondiscendenza di Gentiloni, l’eventualità che Visco non accetti di passare la mano di buon grado. Quindi no, chiudere l’incidente non è uno scherzo.

FONTE: Andrea Colombo, IL MANIFESTO

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