Cgil sulle pensioni: «Dati del governo sovrastimati. Solo 8 mila esentati»

Cgil sulle pensioni: «Dati del governo sovrastimati. Solo 8 mila esentati»

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Il caso dei braccianti agricoli, di fatto esclusi dall’esonero

La Cgil ha compiuto una analisi approfondita dell’emendamento presentato dal governo sulle pensioni e ha concluso che i dati forniti sulle platee di lavoratori interessati «sono ampiamente sovrastimati». Nei giorni scorsi l’esecutivo aveva parlato di 14.600 lavoratori esentati nel 2019 dall’adeguamento dell’età di uscita a 67 anni: ebbene, secondo Ezio Cigna, responsabile previdenza pubblica Cgil, «dall’aggiornamento delle nostre stime emerge invece che la platea realmente coinvolta da queste misure sarà di circa 8 mila lavoratori nel 2019, e di 8.800 nel 2020».

Il governo, peraltro – prosegue la Cgil – con il passare dei giorni si è contraddetto: i primi annunci, a trattativa ancora aperta, parlavano di una platea tra i 20 e 30 mila lavoratori interessati dall’esonero, poi è arrivata la cifra definitiva di 14.600 per il 2019. Ma anche questo dato, come detto, è ritenuto dalla Cgil «ampiamente sovrastimato»: «In particolare perché – spiega il sindacato – non viene considerato adeguatamente l’effetto limitativo delle clausole d’accesso: 7 anni su 10 e 30 anni di anzianità contributiva». «Inoltre – prosegue l’analisi – non si valuta che, per le caratteristiche delle 15 attività considerate gravose, ben pochi lavoratori raggiungeranno il requisito contributivo dei 42 anni e 10 mesi (41 e 10 per le donne) previsto per la pensione anticipata».

Un focus particolare, la Cgil lo dedica alla categoria dei braccianti agricoli, che sarà «praticamente esclusa dal beneficio se la normativa proposta non verrà modificata, perché quasi nessuno potrà raggiungere il requisito dei 7 anni su 10». La stessa situazione si verificherà «per i lavori usuranti, per le salvaguardie e per l’opzione donna, per le quali le stime di spesa erano state sovrastimate rispetto al reale tiraggio della misura».

Tutto questo comporta – spiega ancora Cigna – un rilevante ridimensionamento delle previsioni di spesa nel triennio rispetto alle stime dell’esecutivo, che per noi ammontano alla luce delle nuove proposte dell’esonero dell’innalzamento dell’età pensionabile, anche per le pensioni anticipate, a 4.539.174 euro nel 2018, 65.193.000 nel 2019, 74.782.000 nel 2020».

Infine, secondo la Cgil, dall’emendamento emergono due importanti novità negative: il blocco dell’innalzamento dei requisiti di pensionamento è limitato ai soli 5 mesi decorrenti dal 2019, mentre quelli successivi seguiranno la loro normale dinamica. Inoltre, il blocco non riguarda i requisiti anagrafici e contributivi necessari per accedere all’Ape sociale e agli interventi per i lavoratori precoci.

Per tutti questi motivi «l’emendamento del governo alla legge di Bilancio conferma e rafforza ulteriormente le valutazioni negative espresse dalla Cgil – spiega il segretario confederale Roberto Ghiselli – e restano assenti misure a favore dei giovani, del lavoro discontinuo, delle donne, e del lavoro di cura. Per questo il 2 dicembre la Cgil sarà in piazza».

FONTE: Antonio Sciotto, IL MANIFESTO



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