Julieta Lemaitre Ripoll: «In Colombia esamineremo 100mila crimini»

Piano di pace. Intervista a Julieta Lemaitre Ripoll, tra i 51 magistrati della Jep, Jurisdición Especial por la Paz

Alfonso Botti • 9/1/2018 • Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale, Talking Peace • 504 Viste

«C’è grande ansia sociale di capire che coinvolgimento hanno avuto politici, militari e imprenditori nel finanziare i paramilitari che hanno eliminato sindacalisti e contadini»

BOGOTA’. Julieta Lemaitre Ripoll, avvocatessa, dottorato in Diritto ad Harvard, insegna Sociologia del diritto, Teoria del diritto e Costituzione e democrazia all’Universidad Los Andes di Bogotá. Autrice de «El derecho como conjuro. Fetichismo legal, violencia y movimientos sociales» (Bogotá, 2009), ha militato nei movimenti delle donne, occupandosi delle vittime della violenza e di quelle costrette ad abbandonare le proprie zone di residenza a causa del conflitto armato.

Lemaitre è stata selezionata tra 2.328 candidati da una commissione, composta da cinque membri in rappresentanza di organismi internazionali e colombiani, come una dei 51 magistrati (dei quali tredici supplenti) che dovranno dare attuazione alla Jurisdición Especial por la Paz (Jep).

Di questi venti sono assegnati al Tribunale per la pace e altri diciotto, tra i quali Lemaitre, alle tre Salas in cui si articola la Jep: Accertamento della verità, delle responsabilità e determinazione dei fatti e delle condotte; Definizione delle situazioni giuridiche; Amnistia e indulto.

«Per il mio profilo – ci spiega – dovrei essere assegnata alla prima delle tre Salas, incaricata di valutare le relazioni e redigere le istruttorie. La norma stabilisce che le relazioni devono essere presentate dalla Procura generale della Repubblica e dagli organismi della società civile (ong, Asociación colombiana de juristas católicos, ecc.) e avranno per oggetto le violazioni dei diritti umani e i crimini di guerra compiuti dai guerriglieri delle Farc, dai terceros (compresi gli agenti civili dello Stato, cioè funzionari, dirigenti e membri eletti delle istituzioni politiche e amministrative a livello centrale o periferico) e dai militari, compresi quelli già condannati dalla giustizia ordinaria che vorranno contribuire al chiarimento della verità».

«Si tratta in totale di circa 27mila persone – aggiunge Lemaitre –, ma essendo molte di esse coinvolte in più situazioni delittuose, calcolo che i casi che dovremo esaminare si aggirino sui 100mila circa. Tenete conto che i paramilitari delle formazioni di autodifesa in quanto tali non ricadono sotto la nostra giurisdizione, avendo goduto delle condizioni previste dalla legge “Justicia y Paz” del 2005».

Si tratta di un numero impressionante. Come organizzerete il vostro lavoro?

Intanto avremo bisogno di un supporto informatico. In una prima fase la Jep dovrà stabilire le priorità e i criteri in base ai quali graduare la gravità dei delitti, per esempio tra crimini di guerra e crimini contro l’umanità, oppure tra esecutori e mandanti. Dovrà procedere, poi, a una sistematizzazione della grande quantità di documenti relativi alle vittime e, infine, individuare i responsabili che saranno chiamati a concordare la soluzione del caso che li ha visti coinvolti. A questo punto i presunti responsabili saranno davanti a un bivio. Potranno accettare di presentarsi davanti al Tribunale per la pace che stabilirà la pena, che non potrà essere detentiva, ma di restrizione della libertà individuale e che consisterà in un’attività di riparazione dei danni inferti alle vittime. È previsto che una commissione verifichi il rispetto delle sanzioni. Oppure non accetteranno e allora il loro caso passerà alla Procura della Jep che aprirà una nuova fase istruttoria al termine della quale ci sarà un processo e una sentenza.

A che punto è l’organizzazione della Jep? Quando prenderà avvio l’intero processo e che tempi avrete per portarlo a termine?

Il Congresso ha dibattuto la Ley Estatutaria (approvata da Camera e Senato rispettivamente il 28 e 30 novembre, ndr), che tra le altre cose dovrà finanziare il sistema. Prevedo quindi che al massimo entro febbraio saremo in condizione di operare. Per ricevere le relazioni la Sala incaricata di accertare la verità avrà due anni di tempo, che potranno diventare tre e ai quali potrà aggiungersi una breve proroga per casi eccezionali debitamente motivati. Nel suo complesso la Jep avrà dieci anni di tempo per completare la fase istruttoria, ai quali se ne aggiungono cinque per concludere la fase giurisdizionale, questi ultimi prorogabili per legge su richiesta dei magistrati della Jep.

Che impatto avrà tutto questo sulla società colombiana?

C’è grande aspettativa, un’ansia sociale di capire soprattutto che coinvolgimento hanno avuto alcuni politici, alti gradi dell’esercito e i vertici di imprese, nazionali e internazionali, per esempio nel finanziare i paramilitari che hanno eliminato sindacalisti o contadini proprietari delle terre di cui volevano impossessarsi. Ansia sociale di capire dov’è finito il denaro e i passaggi di proprietà avvenuti durante il conflitto. Ansia, infine, sul piano locale, perché dalle relazioni emergeranno i nomi dei delatori. Un problema tipico di tutte le guerre civili.

FONTE: Alfonso Botti, IL MANIFESTO

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