Borse. Il difficile incontro tra economia reale e finanziaria

Dopo il crollo di Wall Street, borse europee in rosso. Nel giorno dell’accordo con il sindacato tedesco, il Dax 30 di Francoforte ha perso il 2,32%

Roberto Ciccarelli • 7/2/2018 • Copertina • 374 Viste

Ciò che sale, alla fine scende ha detto Jay Clayton, presidente della «Securities and Exchange Commission» nel corso della sua testimonianza alla commissione Bancaria del Senato Usa. La più lapalissiana legge della fisica serve a spiegare l’ordinaria giornata di panico che ha colpito le borse di mezzo mondo due giorni fa, trascinando ieri quelle europee in rosso. Le Borse europee hanno chiuso in netto calo, dopo il tonfo a Wall Street, il contagio dei mercati asiatici e la forte volatilità vista anche ieri negli Stati Uniti. Londra ha chiuso con un calo del 2,64%, con l’indice Ftse 100 a 7.141 punti. Parigi è scivolata del 2,35% a 5.161. Milano ha chiuso a meno 2,08.

«Da un punto di vista del funzionamento, non c’è stato nulla di preoccupante – ha detto Clayton – È stata una correzione normale, dovuta al fatto che quello che sale a un certo punto scende». C’è da credergli: il mercato della turbo-finanza che ha accumulato nei cieli algoritmici ben più del doppio della ricchezza prodotta dalle nazioni funziona così: le bolle scoppiano, i crolli si moltiplicano, ma questo è «normale funzionamento». Wall street, pur avendo perso 1597 punti (tonfo clamoroso dal 2011), ne ha recuperati oltre la metà. Di sussulti come questi ce ne sono stati diversi da quando l’accumulazione finanziaria ha un solo limite: l’universo. I crolli istantanei – ad esempio quello dei titoli Amazon il 9 giugno 2017, la sterlina in altalena il 19 maggio 2017 – non turbano il governo degli algoritmi che ha gestito anche l’ultima «crisi». In otto giorni sono stati bruciati 4 mila miliardi di dollari. Le borse sono sopravvalutate. Una simile flessione era attesa dopo una striscia positiva unica da decenni.

Le borse vivono di vita propria in un’economia algoritmica in cui il caos composto da micro-bolle finanziarie è gestito attraverso procedure matematizzate. Il 60 per cento degli scambi avviene attraverso i trader algoritmici. Tutto sotto controllo? Per nulla. Perché l’automazione produce standardizzazione nei comportamenti. Quando arriva il segnale di vendita, si crea un terremoto, e tutti seguono le indicazioni come un gregge. Nessuno è sicuro della ragione per cui si è creato il terremoto. Una situazione che ricorda il panico in una piazza. All’origine c’è qualcuno che lancia un allarme. Il panico spinge la folla a muoversi terrorizzata. Alla fine, nessuno sa perché è accaduto. I micro-crolli finanziari funzionano allo stesso modo. L’intelligenza artificiale usata per governare i flussi potenzia anche il panico della folla finanziaria. In fondo è lo stesso sistema a non avere piena consapevolezza dei propri comportamenti.

E sulla terra? I salari non crescono, l’inflazione resta bassa, redditi e consumi anche. Se l’Ig Metall ha strappato un aumento salariale, l’indice Dax 30 di Francoforte ha perso il 2,32%. L’andamento è indirettamente proporzionale. Economia reale e finanziaria: un incontro difficile.

FONTE:Roberto Ciccarelli, IL MANIFESTO

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