Lazio in controtendenza, vince Nicola Zingaretti

Elezioni 2018. Il governatore uscente recupera il gap di voti delle politiche e supera il centrodestra

Eleonora Martini • 6/3/2018 • Politica & Istituzioni • 701 Viste

Il Movimento Cinque Stelle si attesta primo partito in Consiglio regionale, la Lega triplica i voti

Le proiezioni lo danno per vincente, e al momento di andare in stampa Nicola Zingaretti, pur se inseguito – con fatica – dal candidato del centrodestra Stefano Parisi, mantiene la pole position e si prepara al bis. Quando sono state scrutinate 3419 sezioni su 5285, il presidente uscente della Regione Lazio stacca, con il 34,4% dei voti, lo sfidante Parisi che viaggia intorno al 30% e la grillina Roberta Lombardi che resta indietro al 26,7%, penalizzata dall’eredità della sindaca di Roma Virginia Raggi. Zingaretti, dunque, ancora una volta controcorrente rispetto al Paese, come nel 2008 quando fu eletto presidente alla provincia di Roma mentre trionfava il centrodestra.

In Consiglio regionale invece il Movimento Cinque Stelle si attesta come primo partito (quando sono state scruninate 2671 sezioni) con il 22,06% dei voti, seguito dal Pd con il 21,47%, Forza Italia con 13,45%, Lega 9,88%, FdI 9,34%, Lista Zingaretti 4,46%, LeU 4,03% Sergio Pirozzi 3,34%, +Europa 2,7%, Centro Solidale 2,04%, Casapound 1,61% e Potere al popolo 1,51%.

Al Tempio di Adriano, il quartier generale del comitato per Zingaretti, lo considerano un mezzo miracolo. Per ore si era prospettato il peggio, perché dallo scrutinio per la Camera risultava evidente che il centrodestra nel Lazio aveva totalizzato un vantaggio di 230 mila preferenze circa sul centrosinistra (783.360 voti ottenuti dalla coalizione più LeU, che a livello regionale si è alleata con il Pd, ed esclusi quelli della lista Civica popolare Lorenzin, contro i 1.050.595 della coalizione che supporta Parisi e i 985.050 voti ottenuti dal M5S). Quando alle sei del pomeriggio arriva la quinta proiezione del Consorzio Opinio Italia per la Rai che sul 40% del campione toglie dà per certa la rimonta di Zingaretti che, con un 34% distacca di quattro punti Parisi e di cinque Lombardi, la tensione tra i militanti in attesa a Piazza di Pietra (tra loro anche Luca Zingaretti, fratello del candidato) si scioglie in un boato. Alla stessa ora circa, le proiezioni di Swg per La7 invece davano la partita ancora non chiusa: con la copertura dell’86% del campione e con un margine d’errore allo 0,45%, Zingaretti si fermava al 31,8%, Parisi al 30,9% e Lombardi al 27,8%.

In ogni caso, va sottolineato che l’affluenza nei 378 comuni del Lazio per le elezioni regionali è stata minore (66,46%) di quella per Camera e Senato (72,56%).

«Se i dati sono questi non ci sono i numeri per governare. Purtroppo non c’è una maggioranza in consiglio regionale che consenta autonomia. Questo mi sembra ci sia nel caso sia di vittoria del centrodestra che di Zingaretti», commentava Parisi poco prima delle 21, ben consapevole che «i numeri ballano tanto, quindi sarei un po’ cauto».

Da tutt’altro punto di vista, ma anche lui definisce il risultato di un testa a testa con il governatore uscente dem «già un miracolo»: «Un mese fa non ci credeva nessuno ci davano venti punti sotto e invece un centrodestra unito ha dimostrato che può farcela». Peccato che la «scissione di Sergio Pirozzi ha pesato molto, non ha avuto senso di responsabilità», ha aggiunto Parisi riferendosi al sindaco di Amatrice, candidatosi in competizione con il centrodestra, che ha totalizzato il 4,6% dei voti nel Lazio ma nella sua città ha fatto cappotto, con il 53,12% dei consensi contro il 16,39% ottenuto da Zingaretti.

Triplicano invece i consensi della Lega nella Regione (9,88%), con picchi a Latina e a Frosinone (17%) e a Rieti (18%), e convince anche in alcune periferie romane, come a Tor Bella Monaca. E mentre il Pd si afferma bene ai Parioli, quartiere bene anche se un po’ decadente della Capitale, i pentastellati si confermano primo partito al Consiglio regionale con il pieno dei voti anche a Roma, dove vincono nelle periferie e sul litorale di Ostia.

Per l’antirenziano governatore uscente invece si prospetta un successo in controtendenza sul dato nazionale, dovuto sicuramente innanzitutto alla sua capacità di lavorare con la sinistra, portando la Regione Lazio fuori dal commissariamento sanitario e risanando i conti.

FONTE: Eleonora Martini, IL MANIFESTO

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