Chiude a Macao Yat Yuen, il cinodromo delle crudeltà, si cerca di salvare 650 levrieri

Cina, passate di moda le competizioni canine. La mobilitazione per adottarli

Guido Santevecchi • 30/6/2018 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Internazionale • 672 Viste

PECHINO Il cinodromo Yat Yuen era una delle eredità del passato coloniale portoghese di Macao. Ed era anche crudele: ogni giorno 16 gare su un percorso pericoloso dove i levrieri spesso si infortunavano, ogni mese una trentina di cani morivano o venivano abbattuti perché non più in grado di inseguire la lepre finta. E altri animali, quasi tutti importati dall’Australia e alcuni dall’Irlanda, li rimpiazzavano per fare la stessa fine. Dopo una lunga battaglia l’impianto della città restituita alla Cina nel 1999 chiude: il 24 luglio l’ultima serata di scommesse nella struttura fatiscente. Inizialmente con soddisfazione delle associazioni animaliste. Ma ora si teme per la sopravvivenza dei circa 650 levrieri superstiti. Rischiano di essere venduti ad operatori di corse clandestine in Cina e Vietnam, o sfruttati per trasfusioni di sangue. L’ultima corsa è per salvarli e trovare gente sensibile che li voglia adottare.

I segnali dalle autorità di Macao al momento sono sconfortanti, ha detto al South China Morning Post Albano Martins, presidente di Anima, l’Associazione locale per la protezione degli animali. Anima si è offerta di prendersi carico dei 650 levrieri, tra i quali 45 cuccioli, ma ha ricevuto un rifiuto. Domenica è stata organizzata una sorta di asta per il loro acquisto alla quale hanno partecipato persone venute da Hong Kong, la Cina continentale e Taiwan. «Siamo preoccupati, perché se i gestori del cinodromo non si sono mai curati del benessere dei cani non c’è da contare che comincino ora, quando stanno per chiudere», osserva Martins. E aggiunge: «Secondo informazioni che abbiamo raccolto in città, un veterinario di Macao ha acquistato tre levrieri attraverso mediatori con l’obiettivo di utilizzarli per trasfusioni di sangue».

Da tempo il caso ha attirato l’attenzione di molti animalisti nel mondo e di celebrità come Brigitte Bardot e i Queen. «Il cinodromo di Macao è famigerato per la sua crudeltà, è un ciclo continuo di sofferenza e morte per gli animali: ora non permettete che siano venduti per un nuovo sfruttamento», hanno scritto Roger Taylor e Brian May, musicisti dei Queen, in una lettera indirizzata a Fernando Chui Sai-on, il capo del governo di Macao. «Per favore, soccorrete questi cani e contribuite a dare della vostra città un’immagine di modernità e civiltà», ha detto Brigitte Bardot.

Il cinodromo Yat Yuen era stato costruito nel 1931 dai portoghesi, chiuso durante la guerra e riaperto nel 1965, quando Macao cominciò a imporsi come polo delle scommesse. A quei tempi migliaia di giocatori arrivavano ogni sera per assistere alle corse. Non si interessavano alle condizioni vergognose dell’impianto. I levrieri, quando non sono impegnati in gara, sono chiusi in celle di cemento soffocanti, segregati senza contatti con i loro simili nella calura subtropicale; la pista è dura, circondata da barriere metalliche che sono come tagliole per le zampe dei cani quando scivolano in curva. Secondo le denunce in media è morto per le ferite un animale al giorno, che moltiplicato per i 55 anni di attività fa oltre 16 mila. Una strage «sportiva», in nome del denaro delle scommesse. Non sono state le proteste però a segnare la fine della ferocia. Il cinodromo chiude per disinteresse del pubblico, che ora si diverte nei casinò scintillanti di Macao, diventati la prima industria della città. Il male fatto a migliaia di levrieri non si può riparare, le autorità però potrebbero almeno concedere la grazia dell’adozione ai 650 sopravvissuti. L’elenco di chi è disposto a prendersene cura è lungo.

FONTE: Guido Santevecchi, CORRIERE DELLA SERA

 

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