Due attacchi in Pakistan, 90 vittime. E l’ex premier Sharif finisce in manette

A due settimane dalle elezioni, il Pakistan sconvolto da violenza terroristica e politica: attentati ai comitati, kamikaze e, ieri, l’arresto dell’ex premier condannato a dieci anni per il Panamagate

Emanuele Giordana • 14/7/2018 • Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 169 Viste

Due stragi nello stesso giorno con quasi 90 morti, l’ex premier arrestato all’aeroporto mentre rientrava in patria, attentati contro i candidati.

È il clima alla vigilia delle elezioni parlamentari in agenda per il 25 luglio in Pakistan in una preoccupante escalation di violenza politica. Il primo attentato del venerdì di sangue è avvenuto ieri mattina a Bannu, nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa al confine con l’Afghanistan, con un attacco a un convoglio dell’ex chief minister Akram Khan Durrani del partito religioso Jamiat Ulema-e Islam.

Se l’è cavata ma 4 persone sono state uccise (senza rivendicazione); oltre 30 i feriti. La strage maggiore è però arrivata più tardi in Belucistan, preceduta la notte prima da un attentato che aveva ferito due persone vicino all’ufficio del Balochistan Awami Party, nel mirino dei terroristi.

Ieri hanno colpito duro, causando un’esplosione in un luogo pubblico nel distretto baluci di Mastung: il bilancio provvisorio è di almeno 85 morti e 150 feriti. L’attacco suicida è stato rivendicato dallo Stato islamico.

Tra i morti c’è anche il leader politico Nawabzada Siraj Raisani, candidato di questo recente partito federalista nato da una costola della Pakistan Muslim League, a sua volta divisa in correnti, la cui fazione maggioritaria fa capo all’ex premier Nawaz Sharif, preso in custodia ieri al suo arrivo da Londra all’aeroporto di Lahore da agenti del National Accountability Bureau.

Lo devono scortare in prigione dove Nawaz e sua figlia Maryam, con lui sul volo, dovranno scontare 10 e 7 anni di galera dopo la condanna per lo scandalo detto Panamagate (corruzione, appropriazione indebita e altri capi di imputazione). La Corte suprema aveva costretto Nawaz a dimettersi.

In questo clima politico infuocato che precede il voto, la violenza, sia terroristica, sia di forze anonime, si fa sentire da settimane: il 10 luglio un kamikaze del Tehreek e Taleban Pakistan (Ttp, o talebani pachistani) ha ucciso vicino a Peshawar il leader del partito secolarista Awami National Party, Haroon Bilour, con altre 19 persone (il Ttp aveva già ucciso il padre nel 2012).

Il 7 luglio un candidato del Muttahida Majlis e Amal è stato ferito con altri sempre a Bannu mentre gli inizi del mese hanno registrato un attacco al Pakistan Tehreek-i-Insaf – partito dell’ex cricketer Imran Khan – nel Nord Wazirista (10 feriti).

FONTE: Emanuele Giordana, IL MANIFESTO

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