Tra realtà e percezione. Gli italiani sono i più ostili ai migranti d’Europa

L’analisi sui dati Eurostat. Il 58% ritiene che gli stranieri provochino una riduzione dell’occupazione

Adriana Pollice * • 28/8/2018 • Europa, Immigrati & Rifugiati, Studi, Rapporti & Statistiche • 508 Viste

Tra gli europei, gli italiani sono quelli che più sovrastimano la percentuale di migranti presenti nel proprio paese (circa il 18% in più rispetto al dato reale) mostrando il «maggior livello di ostilità verso l’immigrazione e le minoranze religiose». È quanto emerge dall’analisi Immigrazione in Italia: tra realtà e percezione dell’istituto Cattaneo di Bologna. Rispetto alla media europea del 57%, il 74% degli intervistati italiani sono convinti che gli immigrati peggiorino la situazione della criminalità, con una differenza di 17 punti rispetto al resto dell’Europa. A considerare che una maggiore immigrazione comporti una riduzione dell’occupazione per i residenti in Italia è invece il 58% sul totale, mentre la media europea si ferma al 41%.

«È un tema che ha contribuito al successo elettorale della Lega e sul quale lo stesso Matteo Salvini ha impostato la propria agenda di governo (e di comunicazione) come ministro dell’Interno» scrive l’istituto, che sottolinea: «Su questo argomento i dati a disposizione dell’opinione pubblica sono spesso frammentari e talvolta presentati in maniera “partigiana”, stiracchiandoli da una parte o dall’altra in base agli interessi dei partiti. Il che contribuisce a proiettare un’immagine distorta della realtà. Chi ne ingigantisce la portata, è indotto anche a ingigantirne le conseguenze».

Anche gli altri paesi europei sovrastimano i dati reali ma in Italia il fenomeno è molto più accentuato. Infatti, di fronte al 7,2% di immigrati non Ue presenti negli stati, gli intervistati ne stimano il 16,7%. Ma gli italiani sono quelli che mostrano un maggior distacco tra la percentuale di immigrati non Ue realmente presenti (7,6%) e quella stimata, o percepita, pari al 25%. Gli altri paesi che mostrano un «errore percettivo» di poco inferiore a quello italiano sono il Portogallo (+14,6%) e la Spagna (+14,4%). Al contrario, la differenza tra la percentuale di immigrati reali e «percepiti» è minima nei paesi nordici (Svezia +0,3%; Danimarca +2,2%; Finlandia +2,6%).

«All’aumentare dell’ostilità verso gli immigrati – scrive ancora l’istituto Cattaneo – aumenta anche l’errore nella valutazione sulla presenza di immigrati nel proprio paese. L’Italia si conferma, su entrambi i fronti, il paese collocato nella posizione più “estrema”, caratterizzata dal maggior livello di ostilità verso l’immigrazione e le minoranze religiose». E ancora: lo scarto tra la percentuale di immigrati presenti in Italia e quella percepita dagli intervistati è maggiore tra chi si definisce di centrodestra o di destra. In quest’ultimo caso, la percezione è del 32,4%, superiore di oltre 7 punti rispetto alla media nazionale.

Infine, le differenze tra gli atteggiamenti degli italiani e quelli degli europei sono più sfumate quando si tratta di valutare il contributo dell’immigrazione al welfare state: «In Italia, la percentuale di chi pensa che gli immigrati siano un peso per lo stato sociale è pari al 62%, mentre tra i cittadini europei questa percentuale è inferiore solo di 3 punti (59%)».

* Fonte: Adriana Pollice, IL MANIFESTO

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